Lazio

Emergenza casa a Roma. Quando una soluzione per chi aspetta?

Il 2025 è stato un anno importante e significativo per Roma che ha superato in maniera positiva il Giubileo. La prova non è stata facile: le difficoltà e i tanti problemi piccoli e grandi, nell’organizzare la gestione dell’Anno Santo, sono alle nostre spalle, e come si dice nella Città Eterna:” E’ andato tutto bene”.

Infatti secondo i dati forniti dalla Santa Sede sono arrivati più di 33.4 milioni di pellegrini da 185 Paesi, superando le previsioni di presenze di oltre 1,7 milioni.

Nel corso della conferenza stampa vaticana è stato apprezzato il ruolo della Capitale sottolineando come: “Secondo la sua vocazione Roma ha saputo essere accogliente e ha espresso il volto di una città sicura, dove i vari servizi dai trasporti alla sanità hanno funzionato per il bene della città dei pellegrini e dei turisti.”

All’inizio del 2026, dopo la chiusura dell’ultima Porta Santa, quella di San Pietro, sono stati espressi ringraziamenti e riconoscimenti da parte delle massime Autorità Istituzionali e Religiose, per la reale collaborazione che si è realizzata fra i diversi livelli istituzionali del nostro Paese, e hanno visto l’impegno, il lavoro e la disponibilità delle migliaia di persone, dei diversi settori interessati, che hanno contribuito alla riuscita dell’evento giubilare.

Chiuso questo periodo fondamentale per Roma (gli Anni giubilari sono sempre fasi straordinarie), la città si ritrova ad affrontare una quotidianità che si chiama “emergenza abitativa”, una questione sottovalutata nell’agenda politica e istituzionale ma che deve essere affrontata e messa al centro del dibattito fra le forze politiche.

Questo vale non solo a livello comunale, ma di Regione e di Governo, sperando che anche a livello di Consiglio Europeo si trovi la possibilità di sostenere le capitali del “vecchio continente” in difficoltà.

E’ necessario e urgente individuare programmi concreti per l’abitare e soprattutto manifestare la volontà politica di dare risposte per restituire dignità ai cittadini fragili e meno fortunati in difficoltà abitative.

Quali sono i numeri, richiamando solo alcuni riferimenti di situazioni per stimare il fabbisogno abitativo nella Capitale del nostro Paese?. Le cifre sono chiare e non hanno bisogno di commenti! La Determinazione Dirigenziale dell’Amministrazione Capitolina del 22/12/2025. riporta l’approvazione della graduatoria per l’assegnazione di alloggi ERP, che si compone di due parti: gli “Ammessi” e gli “Esclusi”.

Sono 17.082 famiglie “Ammesse” che hanno titolo ad avere un alloggio pubblico, considerando che le persone interessate sono circa 50 mila.

Sono almeno 14 mila le famiglie che sono state “Escluse” dalla graduatoria delle assegnazioni. E’ utile ricordare che circa il 30% delle domande sono state escluse per vizi di forma, come la mancanza di firma sulla domanda, mancanza di documento d’identità, domanda inviata senza raccomandata, ecc.

In termini pratici le oltre 4.200 famiglie escluse rappresentano un fabbisogno reale di oltre 12 mila persone non considerate. Il reddito famigliare per partecipare al bando di assegnazione è di 24.000 euro annui.

Esistono inoltre due realtà del disagio e del bisogno abitativo che vanno considerate con particolare attenzione: persone che vivono in fabbricati occupati abusivamente e persone senza fissa dimora.

La prima, dopo gli sgomberi del triennio 2022 – 2024, sono circa 50 i palazzi occupati a scopo abitativo, fra questi i più noti sono lo “Spin Time” (ex sede dell’ENPAS) in via Santa Croce in Gerusalemme e “Casa Pound” a via Napoleone III, all’Esquilino.

Una stima realistica valuta che gli occupanti che vivono in questi ambienti sono circa 3.400 famiglie, non meno di 10 mila persone.

La seconda, gli uomini e le donne “senza fissa dimora”, cioè quelli che comunemente vengono chiamati “i senza tetto” o gli invisibili e rappresentano “il fenomeno della grande emarginazione adulta” nella nostra città, valutato in circa 3.200 persone. Questa situazione presente non solo nei rioni centrali di Roma ma è significativa anche nei quartieri della periferia: sono una sorta di vergogna per la Città Eterna che non riesce ad evitare questo fallimento di mancata coesione sociale con gli ultimi.

Questo è un quadro di ciò che si chiama fabbisogno abitativo, abbastanza veritiero per Roma, non considerando le occupazioni abusive e irregolari degli alloggi pubblici di proprietà dell’ATER e del Patrimonio capitolino.

Inoltre è doveroso richiamare come nel corso di questi ultimi anni l’effetto che ha esercitato la trasformazione e l’utilizzo di decine e decine di migliaia di alloggi, utilizzati per gli affitti brevi e soprattutto per la grande quantità di B&B (bed & breakfast) a disposizione, riducendo in maniera drastica la disponibilità dell’offerta di alloggi privati in “locazioni lunghe” nel territorio della Capitale.

In questa nuova attività ricettiva si sono create spesso situazioni di abusivismo e di violazioni di norme. Dai molti controlli effettuati per l’anno 2025, dalle Forze dell’Ordine e dai Vigili Urbani, risulta tra l’altro un bilancio che si può riassumere: 200 attività abusive sconosciute e oltre 800 con illegalità e anomalie.

Ad oggi quali sono le risposte a ciò che chiamiamo semplicemente “emergenza abitativa” nella Città Eterna?

A livello di Governo la legge di bilancio 2026 non prevede alcun finanziamento per l’edilizia residenziale pubblica ma annuncia provvedimenti attraverso un piano casa che è in preparazione da diverso tempo, inoltre non si rifinanzia par il 2026 il fondo di sostegno all’affitto disapplicando una precisa norma della legge 431/98.

Il Comune di Roma è impegnato all’acquisto di 1.040 alloggi dalla Fondazione Enasarco, per una spesa complessiva di circa 250 milioni di euro per le famiglie della graduatoria comunale. Un investimento certamente significativo per l’ERP, sicuramente unico fra gli Enti Locali del nostro Paese, forse era più produttivo investire per costruire in qualche Piano di Zona esistente? Inoltre è importante sperare nell’iniziativa del Sindaco Gualtieri che con altri Sindaci di Capitali Europee (Parigi, Barcellona, Atene, Dublino) che nell’autunno scorso si sono incontrati a Bruxelles con il Presidente Costa e hanno posto il problema dell’emergenza casa nelle Capitali Europee “per il costo insostenibile delle abitazioni e della carenza di alloggi a prezzi accessibili, chiedendo che l’agenda della Comunità tenga conto di destinare risorse nel bilancio e il riconoscimento della casa come priorità dell’Unione.”

Di fronte a questa situazione quanto tempo devono attendere i 75/80 mila cittadini che vivono a Roma e aspirano all’assegnazione di una casa popolare?

Occorre dire con grande chiarezza che con le risorse e i poteri attuali l’Amministrazione Capitolina non potrà soddisfare completamente l’attuale richiesta alloggiativa.

È necessario un piano poliennale per la casa, ove anche il Governo italiano contribuisca al superamento di questa condizione di disagio per la carenza di edilizia pubblica residenziale.

Da qui la necessità di un forte e positivo coordinamento delle Istituzioni, come quello che si è realizzato durante il recente Giubileo, perché Roma non può organizzare e superare con successo i grandi eventi nazionali e internazionali e poi non risolvere problemi fondamentali per le famiglie e le persone più fragili in difficoltà sulle questioni abitative.

È tempo che i Rappresentanti del Comune di Roma ascoltino sulle questioni dell’emergenza casa i soggetti più rappresentativi e di coloro che aiutano gli ultimi: dai Sindacati Confederali a quelli del settore dell’abitare Sunia, Sicet, Uniat, dai Costruttori alla Cooperazione, alle Associazioni oltre a Caritas e Sant’Egidio, perché non c’è più tempo da perdere.

Il diritto primario che la casa rappresenta non è solo sociale, ma anche economico e politico, quindi il confronto fra Amministrazione Capitolina, Regione Lazio e Governo (Ministero delle Infrastrutture) può aiutare ad avviare a soluzione questa “perenne sofferenza abitativa” di Roma Capitale.

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