E’ uno strumento e dipende da come viene usato
Sostieni l’informazione libera a Venezia con il tuo 5×1000.
CF: 94073040274
Scopri come donare →
Il direttore artistico della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Alberto Barbera, apre alla possibilità che in futuro il festival possa dotarsi di una sezione dedicata all’intelligenza artificiale. Un’ipotesi che, pur non essendo immediata, riflette un dibattito sempre più centrale nell’industria audiovisiva contemporanea e che chiama in causa il ruolo stesso delle grandi rassegne internazionali di fronte alle trasformazioni tecnologiche.
L’occasione per affrontare il tema è stata l’iniziativa “Incontri da Festival”, promossa dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, durante la quale Barbera ha dialogato con gli studenti a Milano. Nel corso dell’incontro, il direttore artistico ha spiegato di aver iniziato a interrogarsi già dallo scorso ottobre sull’opportunità di creare uno spazio specifico dedicato ai film che fanno uso dell’intelligenza artificiale. Un’ipotesi nata dalla constatazione che l’IA, pur non essendo sempre dichiarata apertamente, è già ampiamente impiegata nelle produzioni cinematografiche.
Sostieni l’informazione libera a Venezia con il tuo 5×1000.
CF: 94073040274
Scopri come donare →
Secondo Barbera, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel cinema non rappresenta un’eccezione, bensì una realtà diffusa. «Anche se nessuno lo dice, la stiamo usando tutti», ha osservato, sottolineando come molte produzioni ricorrano a strumenti di IA, in particolare in ambito tecnico, ad esempio per sostituire o integrare gli effetti speciali tradizionali. In questa prospettiva, l’intelligenza artificiale viene considerata un mezzo, non un fine, uno strumento che può incidere su tempi, costi e modalità creative, ma che non esaurisce la dimensione autoriale dell’opera.
L’idea di una sezione tematica, tuttavia, non è ancora giunto. Barbera ha definito “prematuro” istituire già ora uno spazio dedicato, evidenziando come i film d’autore realizzati con un impiego significativo di IA siano ancora relativamente pochi. La riflessione, però, resta aperta: la possibilità che in futuro la Mostra possa introdurre una sezione specifica non viene esclusa, ma subordinata all’evoluzione del panorama produttivo e alla crescita di opere che integrino in modo strutturale queste tecnologie nel processo creativo.
Nel frattempo, un primo passo è stato compiuto sul piano regolamentare. Il direttore ha spiegato di aver inserito nel regolamento della Mostra la precisazione che sono ammessi anche film che fanno uso limitato dell’intelligenza artificiale. Una scelta che, a suo avviso, non è scontata. Alcuni festival internazionali, infatti, hanno adottato posizioni più restrittive, arrivando a escludere opere che dichiarino un impiego di strumenti di IA. Per Barbera, una simile chiusura rischia di rivelarsi un errore strategico.
Nel suo intervento, il direttore ha proposto un parallelo con il passato recente del cinema. Escludere oggi i film che utilizzano l’intelligenza artificiale equivarrebbe, secondo la sua lettura, a rifiutare vent’anni fa le opere che facevano largo uso di effetti speciali digitali. Tecnologie che, inizialmente accolte con diffidenza, sono poi diventate parte integrante del linguaggio cinematografico contemporaneo. In questo senso, l’IA viene inserita in una traiettoria evolutiva che ha sempre caratterizzato la settima arte, dalle innovazioni nel sonoro al colore, fino alla rivoluzione digitale.
La riflessione si inserisce in un quadro più ampio che riguarda il ruolo dei festival. «Il cinema non è mai rimasto uguale a se stesso», ha ricordato Barbera, sottolineando come le grandi rassegne siano chiamate non solo a registrare i cambiamenti, ma anche a interpretarli. Per non perdere centralità, un festival deve essere in grado di seguire le trasformazioni del settore e, in alcuni casi, di anticiparle. Ciò implica una costante rimodulazione dei criteri di selezione e delle modalità di proposta culturale.
La Mostra di Venezia, fondata nel 1932 e considerata la più antica rassegna cinematografica al mondo, si è spesso confrontata con le innovazioni tecniche e linguistiche del cinema internazionale. Nel corso della sua storia ha accompagnato le grandi stagioni del cinema d’autore, l’emergere di nuove cinematografie e l’affermarsi delle piattaforme digitali. Il dibattito sull’intelligenza artificiale rappresenta, in questo contesto, una delle sfide più recenti e complesse.
Barbera ha ribadito che l’IA non va demonizzata, ma valutata in base all’uso che se ne fa. «È uno strumento e dipende da come viene usato», ha affermato, mettendo in guardia da atteggiamenti di chiusura pregiudiziale. Per il direttore, rifiutare a priori le opere che impiegano l’intelligenza artificiale significherebbe adottare una posizione “ottusa”, incapace di cogliere le opportunità e di comprendere le trasformazioni in atto.
Resta aperta la questione di come distinguere tra un utilizzo meramente tecnico e uno che incida in modo sostanziale sulla scrittura, sulla regia o sulla costruzione narrativa. È su questo terreno che, probabilmente, si svilupperà il confronto nei prossimi anni, coinvolgendo autori, produttori, critici e organizzatori di festival. La scelta della Mostra di Venezia di non escludere a priori queste opere segnala una volontà di osservare e accompagnare il cambiamento, senza anticipare giudizi definitivi.
In attesa che il numero di film d’autore realizzati con un impiego significativo di IA cresca, l’ipotesi di una sezione dedicata resta sullo sfondo. Ma il dibattito è ormai avviato e testimonia come anche le istituzioni più consolidate del panorama cinematografico siano chiamate a confrontarsi con una tecnologia destinata a ridefinire, almeno in parte, i confini della creazione audiovisiva.
Source link




