“Chieti senza rappresentanti, è un fatto gravissimo”

Stefano Costa lascia la carica di consigliere provinciale dopo quattro anni di mandato e affida a una nota pubblica il suo rammarico per una scelta che definisce “sofferta”, sottolineando le conseguenze politiche per la città di Chieti.
“Con rammarico lascio dopo quattro anni la carica di consigliere provinciale perché sono consapevole che a pagare il prezzo più caro sarà la città”, scrive Costa, puntando il dito contro le decisioni dei partiti di centrodestra. Secondo l’ex consigliere, non sarebbe stata adeguatamente considerata la circostanza che il capoluogo resterebbe senza un rappresentante di centrodestra nell’assise provinciale.
“È un fatto gravissimo – afferma – che nessuno ha voluto prendere nella giusta considerazione, a ennesima dimostrazione della scarsa attenzione dei vertici dei partiti per questa antichissima città”. Costa evidenzia inoltre come Chieti oggi non abbia rappresentanti né in Provincia né in Consiglio regionale, parlando di “comportamenti a danno della mia città inaccettabili e da respingere”.
Nel suo intervento, l’ex consigliere sottolinea anche di non essere stato contattato dagli organi del proprio partito per valutare una eventuale ricandidatura. “Fuori da ogni mia intenzione di spicciola polemica – aggiunge – ma non posso accettare quanto accade restando in silenzio”.
Costa rivendica comunque il lavoro svolto in questi quattro anni, ricordando i risultati ottenuti per il territorio, tra cui il ripristino della viabilità in via per Popoli e interventi su strade nei comuni di Bucchianico e Casalincontrada, in particolare sulla Strada provinciale 8 interessata da una frana.
Nel concludere la sua esperienza in Provincia, Costa ringrazia i colleghi consiglieri con cui ha condiviso il mandato, ribadendo il rispetto dei valori istituzionali e assicurando la propria disponibilità a collaborare in futuro. “Spero che chi mi sostituirà si faccia pieno carico del dovere di agire sempre in difesa degli interessi del territorio e dei cittadini”, conclude.
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