Fao, allarme insicurezza fondiaria, proprietà documentata solo per il 35% delle terre – In breve
Il possesso della terra è la chiave
per la sicurezza alimentare, eppure solo il 35% delle terre
dispone di una documentazione formale di proprietà o uso. Un
vuoto normativo che alimenta l’incertezza, con un 1,1 miliardi
di adulti che temono di perdere la propria casa o il proprio
terreno entro i prossimi cinque anni. È quanto emerge dal
rapporto ‘Status of Land Tenure and Governance’ presentato da
Fao, International land coalition (Ilc) e dal Centro di ricerca
francese Cirad, che evidenzia come i progressi degli ultimi 20
anni siano stati troppo lenti rispetto alle crisi attuali.
“L’insicurezza fondiaria è una delle forme più dannose di
disuguaglianza – denuncia Maximo Torero Cullen, capo economista
Fao – la certezza del diritto è il discrimine tra sopravvivenza
e sicurezza alimentare a lungo termine”.
Gli Stati detengono la proprietà legale di oltre il 64% del
suolo, spesso gestiti secondo consuetudini ancestrali ma prive
di riconoscimento ufficiale. mentre quella privata copre il 18%
del totale. Estrema la concentrazione nel settore agricolo, dove
il 10% dei più grandi proprietari gestisce l’89% delle terre,
mentre l’85% degli agricoltori deve farsi bastare appezzamenti
sotto i 2 ettari. A livello regionale, se in Europa la proprietà
privata è la norma (55%), nell’Africa subsahariana il 73% delle
terre è regolato da sistemi consuetudinari, di cui solo l’1% è
formalmente riconosciuto; uno scarto tra realtà di fatto e
legalità documentata che colpisce i popoli indigeni: nonostante
occupino il 42% del pianeta, solo l’8% ha diritti di proprietà
certi.
Secondo il rapporto, infime, la corsa al Net-Zero e alle
energie rinnovabili sta aumentando la pressione sulle terre.
Paradossalmente, soluzioni climatiche come biocarburanti, parchi
eolici o crediti di carbonio, finiscono per minacciare territori
indigeni privi di tutela legale. Si stima che il 19% dei
paesaggi forestali intatti e il 15% dei depositi di carbonio si
trovino in aree non riconosciute dai governi, rischiando di
scivolare in un limbo giuridico che ne favorisce lo sfruttamento
industriale. Non ultimo il divario di genere: in quasi tutti i
paesi, gli uomini hanno fino al 20% di probabilità in più di
possedere terra rispetto alle donne.
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