La provincia di Padova prima in Veneto per la produzione di asparagi
La bassa padovana, in particolare l’area di Pernumia, e l’alta padovana si confermano le zone più vocate della provincia relativamente alla coltivazione degli asparagi. Stando all’ultimo report di Cia Padova, attraverso l’elaborazione dei dati di Veneto Agricoltura, la stessa provincia è prima a livello regionale in quanto a superficie dedicata: 700 ettari, su un totale di 1.740 ettari complessivi. Ovvero, oltre il 40% degli asparagi veneti sono di origine padovana.

«Una tradizione che si perde nei secoli – ha osservato oggi 18 aprile Cia Padova – si tratta di una coltura ricercata, e che continua a dare soddisfazione tanto agli agricoltori che ai consumatori. Sempre di più gli asparagi vengono richiesti ai mercati agricoli». Peraltro l’annata è iniziata secondo i migliori auspici, come precisa il presidente di Cia Padova, Luca Bisarello: «Siamo in linea col 2025. La resa è buona, mentre la qualità sfiora l’eccellenza». L’unica criticità è rappresentata dalle alte temperature di questi giorni, con punte di 24-25 gradi nel primo pomeriggio. «In ogni caso – ha spiegato – non dovrebbero compromettere l’andamento della stagione. Più in generale, gli sbalzi termici tipici primaverili rischiano di rallentare la produzione. Per quanto riguarda la marginalità che rimane al singolo imprenditore agricolo, da due anni a questa parte si registra addirittura una decrescita. Nel 2024 un chilo di asparagi veniva pagato al produttore 4,5 euro, l’anno scorso 4 euro al chilo; nell’anno in corso, invece, una cifra compresa tra i 2,5 e i 4 euro al chilo. Si tratta della legge del mercato al contrario – ha proseguito Bisarello -aumenta l’inflazione su base annua, ma all’imprenditore agricolo resta sempre di meno in termini di guadagno. È chiaro che si tratta di un sistema che, alla lunga, non può tenere». Al mondo della politica, ha aggiunto, «chiediamo di farsi promotrice nelle sedi opportune di una reale inversione di tendenza». Fra impennate del costo del gasolio agricolo e dei fertilizzanti, con un +30% negli ultimi due mesi, l’agricoltura sta attraversando una congiuntura particolarmente critica. «Serve un intervento forte delle istituzioni regionali, nazionali e europee».
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