Ucraina nell’UE: Bruxelles chiede organi anti-corruzione indipendenti | Il Fatto Quotidiano
Mentre prosegue sottotraccia l’inchiesta “Midas” e si inasprisce lo scontro istituzionale tra i massimi uffici giudiziari del paese, Bruxelles fissa alcuni paletti sul percorso di adesione dell’Ucraina all’Ue. Due di questi prevedono che Kiev rafforzi gli organi anti-corruzione e li sottragga del tutto al controllo della politica.
L’accelerazione è il frutto della svolta arrivata nel dicembre 2025 nei negoziati, fino ad allora bloccati dal veto posto dell’Ungheria all’ingresso di Kiev nell’Unione. Ben sapendo che prima delle elezioni Viktor Orban non lo avrebbe revocato, i restanti 26 Stati hanno avviato trattative sostanziali senza attendere l’ok di Budapest. Lo stratagemma è consistito nel gettare la palla nel campo dell’Ucraina chiedendole di procedere più velocemente sui requisiti tecnici e sulle riforme necessarie per l’adesione in modo che, quando il blocco politico cadrà, il Paese potrà avviare la negoziazione vera e propria senza ulteriori ritardi.
Così nelle scorse settimane Bruxelles ha inviato a Kiev una serie di documenti, pubblicati dalla European Pravda, uno per ciascuno dei capitoli negoziali previsti in questo nuovo iter. Uno di questi, il “Capitolo 23 – Giustizia e diritti fondamentali” riguarda la lotta alla corruzione, piaga endemica della pubblica amministrazione ucraina come dimostra l’inchiesta “Midas” condotta dall’Ufficio nazionale (Nabu) e dalla Procura specializzata anti-corruzione (Sapo) sul maxi-giro di tangenti che alla fine del 2025 ha portato alla rimozione di due ministri e del capo dello staff di Volodymyr Zelensky. Quella del contrasto alle tangenti è una delle principali condizioni poste da Bruxelles fin dall’inizio dei negoziati, necessaria per garantire la sicurezza e la continuità degli investimenti stranieri nel paese. E viene ribadita proprio nel Capitolo 23, che chiede espressamente a Kiev di “rafforzare l’indipendenza, l’efficacia del mandato e la capacità operativa delle istituzioni specializzate nella lotta alla corruzione” e più nello specifico di “estendere la giurisdizione della Nabu a tutte le cariche pubbliche ad alto rischio” e di “assegnare alla Sapo i poteri necessari per avviare procedimenti penali contro i membri del Parlamento senza la previa approvazione del Procuratore generale“, che viene nominato dal presidente. Ma anche di “rendere la procedura di selezione e licenziamento” di quest’ultimo “più trasparente e basata sul merito”.
Le richieste sono precise e si basano su alcuni fatti accaduti nel 2025. Lo Ukraine Report 2025, il rapporto annuale che analizza lo stato di avanzamento delle riforme richieste a Kiev, ricorda che “a luglio (il 22, ndr) il Parlamento ha adottato una legge che smantella importanti garanzie per l’indipendenza della Nabu e della Sapo e pone il loro lavoro operativo sotto l’autorità del Procuratore generale, nominato politicamente. Tali modifiche avrebbero gravemente indebolito il quadro anticorruzione dell’Ucraina”. Il governo aveva subito fatto marcia indietro di fronte alle più grandi proteste di piazza scoppiate nel paese dall’inizio della guerra e alle minacce dell’Ue di tagliare diversi programmi di finanziamento, che avevano indotto Zelensky in persona a presentare una nuova legge che ripristinava l’indipendenza dei due enti, ma che non affronta “molte altre problematiche, comprese quelle che (…) garantiscono al Procuratore Generale l’accesso a qualsiasi materiale di indagine preliminare (ad eccezione di quelli di Nabu e Sapo). Tali disposizioni compromettono la meritocrazia all’interno del servizio giudiziario e aumentano i rischi di indebite interferenze nei procedimenti penali”.
L’Ue insiste sulla figura del Procuratore generale, e non è un caso. Il 21 luglio, 24 ore prima dell’approvazione della controversa legge, era accaduto un altro fatto. Ruslan Kravchenko, capo della Procura generale nominato appena un mese prima proprio da Zelensky, aveva inviato i Servizi di sicurezza interni (SBU) negli uffici della Nabu che già stava indagando sul maxi-giro di tangenti per 100 milioni di euro che di lì a qualche mese avrebbe investito il governo, facendo sequestrare materiale relativo a diverse inchieste e arrestare due importanti investigatori, scarcerati qualche mese dopo per insufficienza di prove, con l’accusa di avere legami con la Russia. La mossa era stata interpretata da diversi osservatori come un attacco frontale di Zelensky a Nabu Sapo, che aveva dato inizio allo scontro istituzionale tutt’ora in corso tra il Procuratore generale e le due agenzie anti-corruzione. “Il ruolo del Procuratore generale rimane politicizzato“, rimarca lo Ukraine Report 2025, mentre al Paese occorre “un quadro anti-corruzione solido e indipendente“. Se Kiev intende proseguire nel suo cammino di adesione all’Ue deve porre rimedio, è il messaggio di Bruxelles.
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