Basilicata

Sanremo 2026, le pagelle della prima serata

Al debutto, il Festival di Sanremo 2026 calcano il palco dell’Ariston tutti e 30 i cantanti in gara: ecco le pagelle della prima serata


C’è prudenza al Festival numero settantasei. Poco show, tutto limitato alla scaletta dei brani in gara. Carlo Conti non rischia, forse per non sforare o forse perché le polemiche della vigilia bastano e avanzano. A questo punto ci tenevamo Pucci, no? La prima serata si regge solo sui cantanti. Laura Pausini, nonostante gli abiti Armani, ricorda Iva Zanicchi quando racconta le barzellette. Can Yaman fa il minimo sindacale – diciamo che ha fatto il suo – però nella scelta degli outfit andrebbe rispedito a fare soap in Turchia. Fra i 30 artisti in gara stili e varietà che manco al mercato della frutta. Sono troppi, ci serve  già una pausa da Sanremo.

DITONELLAPIAGA – “Che fastidio” è la hit della nostra vita.  Lei meravigliosa, con quell’eyeliner nero sugli occhi e la minigonna a palloncino, sospesa tra gli anni ’60 e gli effetti techno coi ballerini a contorno. “Io non so più cosa è normale, ma che fastidio, non so più se sono matta io”. Il ritornello che ci meritavamo.
MICHELE BRAVI – La sua “Prima o poi” è la ballata romantica  di cui c’è sempre bisogno. Un po’ meno il suo look da giovane vecchio sospeso in un limbo.
SAYF – Sì, anche tu ci piaci Sayf. Un brano (“Tu mi piaci tanto”) che entra subito in testa.

MARA SATTEI – Canta “Le cose che non sai di me”. Noi dobbiamo ancora capire cosa pensiamo della sua canzone.
D’ARGEN D’AMICO – Per l’emozione entra in scena prima che Laura Pausini lo presenti. Il solito D’Argen D’Amico , anche per il brano che porta in gara che ricorda “Dove si balla” senza essere “Dove si balla”.
ARISA – In versione disneyana per cantare “Magica favola” fa un po’ Frozen, ma la sua voce incanterebbe pure se cantasse  heavy metal.
LUCHÈ  – Al primo ascolto né carne né pesce. Un “Labirinto” (che poi è il titolo della sua canzone) ma alla quota napoletana si concede fiducia.

TOMMASO PARADISO – “I romantici guardano il cielo” ma lui quando è uscito dal camerino non si è guardato allo specchio. Non basta vestire male per essere eternamente indie. Il brano passa, ma senza personalità. Poteva giocarsela meglio.
ELETTRA LAMBORGHINI –  Buona per i dopocena danzanti sui tavoli. Non vincerà il Festival, voilà.
PATTY PRAVO – Non scende le scale perché lei può. Intona il refrain “Semplicemente la vita”. Avvolta in un abito semplicemente divino.  Immortale.
SAMURAI JAY – Fresco, sicuro di sé, godibilissimo. L’artista della nuova scena urban e rap debutta all’Ariston con “Ossessione” reduce da notti sanremesi dove ha fatto furore   Nel suo brano spagnoleggiante c’è Belen che recita: ““Amo’ stiamo correndo un po’ troppo, facciamolo lento”.  

RAF – Raf ha 66 anni. Ripetiamo insieme: Raf ha 66 anni.
J-AX – Country e moderno su un testo originale dalla melodia che ricorderemo. Personalità.
FULMINACCI – Brano e presenza scenica impeccabili. Bravissimo.
LEVANTE –  Interpretazione intensa, una divina dei nostri giorni  
FEDEZ E MASINI – Ormai una coppia di fatto. Un “Male necessario” che non dispiace.  Solo che dovevano fare chissacché ed invece sono due tra i tanti.
SERENA BRANCALE – L’unica capace alla prima serata del Festival di fare alzare in piedi simultaneamente  la sala stampa e tutto il teatro Ariston che scandisce il suo nome. Brividi. Da podio.

NAYT – Scandisce un ritornello che si impara dalla prima nota. È emozionato ma porta a casa il risultato.
MALIKA AYANE – Senza alcun dubbio sarà  tra le più trasmesse alla radio. Cosa gli vuoi dire poi ad Alika.
EDDIE BROCK – Abbiamo un millennial classe ’97 che si candida a diventare una presenza classica a Sanremo.
SAL DA VINCI – Dimenticate “Rossetto e caffè”. Sal è tornato con la colonna sonora dei matrimoni di primavera. E nessuno, ma davvero nessuno, con questa canzone resterà seduto ai lati della sala ricevimenti.
ENRICO NIGIOTTI – Un Gianluca Grignani dai buoni sentimenti. Look, canzone, presenza: tutto ok.

TREDICI PIETRO – Non gli funziona il microfono e deve ricominciare l’esibizione.  Poi recupera e papà Gianni Morandi può essere contento.
CHIELLO –  Sale sul palco all’una meno dieci e non riesce a dare una svegliata alla palpebra che inizia a cadere. Da risentire il giorno dopo.  
BAMBOLE DI PEZZA – Rock band  di sole donne, una rarità. Energia e temi civili su gambe da urlo.   
MARIA ANTONIETTA & COLOMBRE – La coppia di questo Festival (senza considerare Fedez e Masini) che riempiono il vuoto lasciato dai Coma Cose.  “Credo che la felicità ce la prendiamo e basta, baby”. Oh yeah.

LEO GASMANN – Ti vogliamo bene Leo, ma questa volta è un “ni”.  
FRANCESCO RENGA – Esagera nel melismo sfiorando il lamento.  Sarebbe bello vederlo osare e cambiare  pelle una volta.
LDA E AKA 7EVEN –  Li balleremo all’ora dell’aperitivo nei lidi la prossima estate. Chiudono la serata e fanno divertire.  A letto felici (ma quale letto,  è l’una e mezza, scegliamoci una festa).  


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