Emilia Romagna

il discorso di Alex Zanardi quando ricevette il Nettuno d’oro


“Sono così emozionato che mi tremano le gambe”. È con la sua immancabile capacità di trovare da sorridere anche nella tragedia che Alex Zanardi esordì nel discorso che tenne quando ricevette il Nettuno d’Oro. Era il 2012 e l’ex pilota di Formula 1 era appena diventato un campione paralimpico di handbike, reduce dal doppio oro e un argento ai Giochi di Londra nel 2012.

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Nell’aula di Palazzo d’Accursio, gremita per l’occasione, il campione regalò un discorso che oggi, riletto alla luce della sua morte avvenuta venerdì 1 maggio, suona come un testamento di umiltà, ironia e incrollabile amore per la vita.

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Il discorso di Zanardi alla consegna del Nettuno d’oro

“Sono un uomo molto fortunato… il mio carattere, forse ottimista, forse molto bolognese da questo punto di vista – origini delle quali vado molto orgoglioso – mi ha comunque portato a cercare di capire se un modo poteva essere trovato”

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Zanardi nacque da papà Dino, un idraulico, e mamma Anna, una sarta, che si trasferirono a Castel Maggiore quando Alex era un bambino. È tra le mura della casa di via del Genio che il futuro campione inizia ad appassionarsi alla Formula 1.

“Chiamarsi Alessandro Zanardi a quell’epoca significava semplicemente solo essere figlio di due persone meravigliose, mi hanno dato l’educazione, che è stata il mio attrezzo di lavoro”. È da lì che è iniziato un incredibile percorso di vita, fatto di tante vittorie – prima in Cart e Superturismo, poi in handbike – ma anche di tanto dolore. A partire dalla morte della sorella maggiore Cristina in un incidente stradale nel 1979 e l’altro, terribile schianto avvenuto sul circuito del Lausitzring, in Germania, in cui Zanardi perse le gambe.

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“Centrare il risultato, non voglio essere retorico, è stato un piacevolissimo valore aggiunto. Tuttavia lo sport ha davvero fatto la differenza nel corso della mia vita. Mi ha dato l’occasione per tirare fuori probabilmente il meglio che avevo da dare”, è proseguito il campione nel suo discorso.

Il Nettuno d’oro non era per lui una medaglia come le altre, ma un abbraccio familiare: Questo riconoscimento mi viene dalle persone che più sento vicino: i bolognesi”. E proprio alla sua città chiese un patto di solidarietà per rendere lo sport accessibile a tutti, notando che “queste handbike costano un sacco di soldi” e offrendosi di aiutare i giovani a superare lo scoraggiamento iniziale.

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Il cordoglio di Virginio Merola

A consegnargli quel premio fu l’allora sindaco Virginio Merola, oggi parlamentare del Partito Democratico, che nel giorno della notizia della morte di Zanardi voluto ricordare con profonda commozione l’amico scomparso:Un campione raro, una persona che ha saputo trasmettere ispirazione e esempio”. Merola ha rievocato la consegna del Nettuno d’orocome segno di ringraziamento da parte di Bologna”, un tributo a un uomo che, fino all’ultimo, ha saputo trasformare ogni ostacolo in un orizzonte da inseguire.

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