Le leggende e i misteri paranormali che circondano il teatro Ariston di Sanremo
Le leggende paranormali dell’Ariston tra fantasmi, tabù e “vibrazioni” che spaventano artisti
Il Festival di Sanremo è da sempre la vetrina culturale più potente della musica italiana: milioni di spettatori, canzoni che entrano nel cuore della storia popolare e ospiti di altissimo profilo ogni anno. Ma dietro il glamour scintillante delle luci e delle note, si nasconde un altro volto dell’Ariston: quello delle storie inquietanti che circolano tra tecnici, artisti e addetti ai lavori.
Una delle storie più diffuse riguarda la presenza di un’entità chiamata la “Vecchia Signora” che si aggirerebbe nei corridoi e nei camerini del teatro. Secondo diversi addetti ai lavori, questa figura femminile — vestita con abiti d’altri tempi — sarebbe stata avvistata nelle ore più tarde, accompagnata da sbalzi di temperatura improvvisi e da una sensazione di essere osservati dal buio.
I racconti di artisti emergenti parlano di una presenza “inquieta ma non malevola”, che riecheggerebbe di un passato che non vuole lasciare il luogo, quasi a ricordare che l’Ariston aveva una vita prima dei riflettori.
Il “terrore del viola” e il tabù cromatico
Una delle superstizioni più insolite e radicate riguarda il colore viola. Secondo l’articolo, nessun artista osa presentarsi sul palco con dettagli di questo colore perché si ritiene porti sfortuna:
origina dal tabù medievale legato alla Quaresima, quando il viola era associato al lutto e agli spettacoli erano proibiti;
chi ha sfidato questa cosiddetta “maledizione” avrebbe vissuto guasti tecnici, cali vocali o eliminazioni improvvise.
Questa credenza, anche se affondando nei miti e nelle scaramanzie teatrali, racconta un aspetto psicologico importante: gli artisti stessi si preparano all’Ariston con rituali e fobie, tentando di esorcizzare l’ansia della performance.

La tragedia di Luigi Tenco, avvenuta nel 1967 proprio in un contesto legato al Festival, non è solo un evento storico doloroso ma un elemento di leggende e suggestioni. Secondo alcuni intervistati, una certa atmosfera di malinconia aleggerebbe ancora nel backstage e nei momenti di attesa, quasi come se l’aria stessa conservasse il ricordo di quel dolore.
Non si parla di apparizioni visive, ma di una presenza emotiva — un ricordo vivido che trascende il tempo e continua a influenzare chi calca il palco.
Uno degli episodi più discusso riguarda Mia Martini, vittima di una leggenda crudele: si diceva che portasse sfortuna. Questa credenza infondata non solo la allontanò dalla competizione per anni, ma si trasformò in una sorta di mito collettivo che, ancora oggi, secondo alcuni condiziona percezioni e performance quando qualcuno interpreta i suoi brani sul palco.
Riti e amuleti: come gli artisti affrontano “l’energia” dell’Ariston
Per proteggersi da questa aura di tensione mentale, superstizione e suggestione, i cantanti adottano i loro personali rituali scaramantici:
amuleti nascosti nelle scarpe;
segni della croce ripetuti tre volte;
gesti personali prima di salire sul palco.
Anche i conduttori partecipano — con routine precise e rituali numerici — alla preparazione psicologica, come se l’Ariston fosse un organismo vivo che richiede rispetto, ordine e gesti simbolici per essere domato.
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