Abruzzo

“In ritardo di almeno 4 mesi, altro che Capitale del Mare”


Prima il “dragaggetto” avviato a settembre 2025 “tra mille proclami di tutta la filiera di potere della destra che ora dice di candidare Pescara a ‘Capitale del Mare’”, poi però “un ritardo accumulato di almeno 4 mesi sul cronoprogramma che sta mettendo in ginocchio un comparto già stremato”. 

La denuncia: “Rimossi solo 3mila metri cubi di detriti su 6mila”

A denunciarlo sono il vicepresidente del consiglio regionale Antonio Blasioli (Pd) insieme al candidato sindaco del centrosinistra Carlo Costantini i consiglieri comunali del Partito democratico Piero Giampietro, Giovanni Di Iacovo, Marco Presutti, Francesco Pagnanelli e Michela di Stefano ricordando che “dallo scorso luglio stiamo chiedendo invano un’operazione verità sul porto di Pescara, al fine di avere contezza delle risorse necessarie per un dragaggio vero e risolutivo”. 

“Non avendo ricevuto risposte, l’operazione verità l’abbiamo fatta noi, prima con una conferenza stampa sul Ponte del Mare il 31 luglio, poi con un’altra in consiglio regionale, sempre insieme a Carlo Costantini”, precisa Blasioli che ribattezzò “dragaggetto” l’attività di rimozione avviata a settembre 2025 in pompa magna, rimarca, da rappresentanti del centrodestra di Parlamento, Regione e Comune. Gli stessi che ora dicono di aver candidato la città a “Capitale del Mare”, ma “senza che la flotta di pescherecci riesca però a fruire del porto”. 

“L’intervento, che tra l’altro è ancora in corso e ha accumulato ormai un ritardo di almeno 4 mesi – ribadiscono Blasioli, Costantini e i consiglieri Pd -ha previsto la rimozione di circa 6.000 metri cubi di fanghi per un costo di oltre 500mila euro. Una quantità irrisoria rispetto alle necessità del fiume Pescara. In realtà, per avere un’agibilità minima all’interno del porto canale bisognerebbe dragare 20-25.000 tonnellate di fanghi per un costo di almeno 10 milioni di euro, mentre per un dragaggio che liberi l’asta fluviale occorrerebbe rimuoverne almeno 50-60.000, per un costo di almeno 25 milioni di euro. Cifre che, al momento, la formidabile ed efficiente filiera di governo della destra non è stata in grado di rintracciare”. 

Insomma, chiosa Blasioli, “dragaggetto” era e “dragaggetto” è rimasto. “Al momento sono stati rimossi solo 3.000 dei 6.000 metri cubi previsti, e con costi incredibili, perché è stato necessario allestire lo spazio per accumulare 11 montagnole da 500 metri cubi l’una sulla banchina del porto fronte vasca di colmata. In sostanza una nuova ‘mini vasca di colmata’, in cui i detriti sono tuttora stoccati in attesa dell’avvio a discarica, nonostante le analisi siano terminate da tempo. Oggi scopriamo che mancherebbe poco alla loro rimozione, ma dato il pregresso preferiamo andarci cauti”, chiosano gli esponenti del centrosinistra. 

“Nel frattempo, quei cumuli sono uno scenario che mette in ridicolo chi ha annunciato, con accanimento terapeutico (ormai tre volte in sette anni), lo svuotamento della vasca di colmata riempita nel 2013 con 190.000 metri cubi di detriti, straparlando di ‘balconata sul mare’”. 

“Peggio ancora per chi nei convegni parla di ‘modello Pescara’ per lo smaltimento dei fanghi omettendo la realtà dei fatti: l’aver fatto di necessità virtù a fronte delle risorse esigue. I cumuli, una volta rimossi, verranno infatti rimpiazzati da nuovi cumuli, che rimarranno sulla banchina ancora per molto tempo data la recente proroga dell’ordinanza autorizzativa da parte dell’Autorità portuale ‘fino alla conclusione delle operazioni di carico, trasporto e conferimento a destinazione finale dei sedimenti di dragaggio’”. 

“Lo stato dell’arte è il seguente – incalzano -: il cantiere, che già porta un ritardo di 4 mesi, è di fatto bloccato fino alla rimozione di quei fanghi, data la mancanza di spazio per accumularne di nuovi e andare avanti. E quel poco che è stato rimosso dal fiume non è più sufficiente a garantire serenità agli equipaggi in fase di entrata e uscita dal porto. Un dato emblematico ci aiuta a capire l’inutile esaltazione della destra per un simile dragaggetto. Ogni anno il fiume Pescara deposita circa 15.000 metri cubi di fanghi e detriti. Rimuoverne solo 3.000, come ha giustamente fatto presente la marineria, equivale a svuotare il mare con un cucchiaino”, denunciano ancora i consiglieri dem e Costantini. 

Il Pd sul “silenzio di Arap sui lavori del porto”

In tutto questo a pesare sarebbe anche, sottolineano, “il silenzio assoluto da parte di Arap sui lavori del porto: non c’è traccia di nuovi provvedimenti dopo la revoca dell’appalto, avvenuta nell’autunno 2025, dei lavori di completamento del pennello di foce e della scogliera di radicamento, parte della più complessa operazione di deviazione della foce del fiume. Sul Piano regolatore portuale, fermo al comitato Via nazionale, leggiamo che sarebbe arrivato il tanto sospirato parere del ministero della Cultura, che, con molte prescrizioni attuative, potrebbe almeno chiudere una procedura avviata formalmente nell’agosto 2024 dopo una lunghissima gestazione”. 

“Insomma, ritardi su ritardi che gridano vendetta – dichiarano ancora – . I pescatori sanno bene che si sta procedendo per tentativi, dato che i soldi non ci sono, e per questo le loro preoccupazioni sono più che fondate. Carte alla mano, la destra di Meloni, Tajani e Salvini ha abbandonato Pescara e il suo porto”. 

I problemi del nuovo mercato ittico: “Inadeguato”

Un passaggio lo fanno anche sul tema dello spostamento del mercato ittico nell’ex biglietteria sul molo sud. “Lo spostamento, ancor più se motivato dall’inadeguatezza dello stabile, avrebbe dovuto essere concordato prima con la marineria, così da evitare il paradosso di aver speso 430.000 euro per lavori su una struttura ben poco idonea alle attività che dovrà ospitare”. 

“Ci troviamo quindi adesso con un edificio piccolo, di soli 350 metri quadrati, in cui la marineria non vuole spostarsi a causa di criticità che mettono a repentaglio il rispetto delle norme igienico-sanitarie, e su cui sono stati spesi, oltre alla somma suddetta, altri 415.000 euro per un sistema di asta elettronica incapace di reggere i flussi attuali. Il tutto mentre al mercato ittico, la cui inadeguatezza non è stata risolta alla luce dello spostamento disposto, il sistema di asta elettronica continua a bloccarsi quotidianamente determinando danni economici a tutto il comparto della pesca”. 

“Come Partito democratico, già da quest’estate abbiamo messo a disposizione tutti i nostri livelli istituzionali per ottenere risorse e portare a casa i risultati che il porto di Pescara, di interesse nazionale, merita, per quello che rappresenta per la città e soprattutto per la marineria. Un appello mai raccolto dalla filiera della destra, che al momento – concludono i dem – sembra più che altro impegnata a ottenere visibilità mediatica con annunci e titoloni, come quello di ‘Pescara Capitale del Mare’, destinati a restare solo sulla carta”.


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