Piemonte

Scontri a Torino, il racconto del poliziotto: “Trascinato lontano dalla mia squadra”

Preso per le braccia, colpito con calci alle spalle e trascinato a forza per diversi metri oltre la “linea di squadra”, mentre attorno la situazione degenerava con lanci di pietre, bottiglie, artifici pirotecnici e perfino tombini e martelli. È così che Alessandro Calista, agente del II Reparto Mobile di Padova, ha ricostruito nella querela depositata in questura l’aggressione subita durante il corteo nazionale di Askatasuna del 31 gennaio a Torino.

Il poliziotto racconta che tutto sarebbe avvenuto durante una fase di “cariche di alleggerimento” nel controviale di corso Regina Margherita, all’angolo con i Giardini Pozzo, su indicazione del caposquadra Pierpaolo Corda. In quel frangente, scrive Calista, il reparto sarebbe stato “circondato e bersagliato” con una pioggia di oggetti lanciati contro gli agenti. Poi l’assalto diretto: trascinato in avanti rispetto ai colleghi, l’uomo sarebbe stato accerchiato da “numerosi soggetti” che gli avrebbero sfilato casco e scudo, colpendolo ripetutamente “alla testa e sul corpo”.

Calista aggiunge di aver tentato più volte di divincolarsi, ma di essere stato trattenuto e bloccato. E sottolinea che gli aggressori gli avrebbero sottratto anche maschera antigas e casco in dotazione personale, rendendolo ancora più esposto e vulnerabile. “Non avevo più strumenti a tutela della mia incolumità”, scrive.

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Nonostante l’addestramento e la preparazione fisica, l’agente evidenzia di non essere riuscito a fronteggiare l’azione del gruppo: “In virtù del mio addestramento formale, della mia preparazione atletica e della mia statura (altezza 1,85 – peso 105 kg) non sono riuscito a fronteggiare i tanti facinorosi che mi hanno aggredito. Sarei riuscito a fronteggiare 2/3 manifestanti, ma l’intero gruppo è stato impossibile fronteggiarlo”.

A salvarlo, secondo il suo racconto, sarebbe stato l’intervento di un collega, Lorenzo Virgulti. La circostanza troverebbe conferma proprio nelle dichiarazioni rese da Virgulti, che nell’ordinanza viene citato come testimone diretto: l’agente avrebbe notato Calista rimasto isolato e “disteso a terra” mentre veniva aggredito, riuscendo poi a trascinarlo in salvo.

La scena dell’aggressione, sempre secondo quanto riportato nel provvedimento del gip, sarebbe stata anche ripresa in modo nitido da un video di 24 secondi pubblicato sul profilo Instagram della testata Torinoggi.it e acquisito agli atti su supporto dvd. Nelle immagini, secondo la ricostruzione della procura basata sull’analisi dei fotogrammi, si vedrebbe l’operatore già a terra, circondato da circa venti persone, con almeno cinque intenti a colpirlo.

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È in questo contesto che viene collocata la condotta attribuita provvisoriamente all’indagato Simionato, indicato come uno dei componenti del gruppo autore dell’aggressione e identificato, sempre secondo gli atti, grazie all’abbigliamento “colorato e riconoscibile”: jeans chiari larghi, una giacca a vento rossa con banda longitudinale nera sulle maniche e una coppola verde.

Il testo della querela è riprodotto nell’ordinanza depositata oggi dal gip.


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