Carceri, carenza di organico tra polizia penitenziarie e infermieri

Incontro al carcere ‘Francesco Uccella di Santa Maria Capua Vetere tra Samuele Ciambriello, Garante con il direttore sanitario dell’istituto. È stata evidenziata una carenza di personale infermieristico, che comporta significative difficoltà nella gestione quotidiana dei reparti. A ciò si aggiunge una carenza di agenti di polizia penitenziaria, con ripercussioni dirette sia sull’organizzazione interna sia sulla garanzia dei servizi sanitari e trattamentali.
Attualmente la Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere ospita 1.030 detenuti, di cui 65 donne in regime di alta sicurezza. Nel corso della visita il Garante ha inoltre visitato la biblioteca dell’istituto, confrontandosi con i bibliotecari detenuti e potendo constatare il lavoro svolto, che coinvolge persone appartenenti sia all’alta sicurezza sia alla media sicurezza, rappresentando un’esperienza positiva di responsabilizzazione, collaborazione e inclusione.
“È chiaro che le buone prassi presenti in questo carcere ai vari livelli, lavorativo, di inclusione socioculturale sono sotto gli occhi di tutti. La visita odierna ha confermato come le criticità emerse non riguardino esclusivamente la Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere, ma rappresentino problematiche strutturali e diffuse in numerosi istituti penitenziari del Paese”, ha sottolineato il Garante.
Il garante dei detenuti della Campania Samuele Ciambriello ha visitato oggi il carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta). La visita è iniziata con un incontro con la direttrice del carcere Donatella Rotundo, il maestro Alessandro Ciambrone e con un gruppo di giovani rotariani della provincia di Caserta, da tempo impegnati in un progetto artistico e simbolico all’interno dell’istituto. I giovani hanno proseguito il lavoro di pittura sul Muro della Libertà, arricchendolo con frasi che identificano i rispettivi enti di appartenenza. Il muro rappresenta un forte messaggio collettivo: un inno alla pace, ai diritti umani, alla solidarietà, alla valorizzazione delle identità culturali, all’inclusione e alla fraternità tra i popoli. Successivamente sono stati svolti colloqui con i detenuti di vari reparti, accogliendo segnalazioni, richieste e bisogni delle persone ristrette.
“Dai colloqui – spiega Ciambriello – sono emersi due temi centrali e particolarmente critici. Il primo riguarda il diritto alla salute. Quotidianamente la direzione sanitaria dell’istituto programma visite specialistiche esterne, comprese quelle previste per la giornata odierna; tuttavia, oltre la metà di tali visite non viene effettuata a causa della carenza di scorte della polizia penitenziaria, determinando una grave compressione di un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione” “Il secondo tema concerne le attività sociali e rieducative, in particolare nell’area dell’alta sicurezza. I detenuti del reparto Tamigi, circa 180 persone, hanno segnalato la persistente assenza di attività culturali, integrative, sociali e lavorative, elementi essenziali per il trattamento rieducativo e per il mantenimento di un equilibrio umano e relazionale all’interno della detenzione”, conclude.
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