Crans-Montana, le carte dell’inchiesta: resta un mistero la morte di Galeppini. Un suo amico: “Ho visto il fuoco e sono scappato”

Genova. “Mi trovavo al piano interrato de Le Constellation e a un certo punto, alle 01:27, ho fatto due video con il mio telefono. Durante il secondo si vede il fuoco propagarsi al soffitto. Io mi trovavo a circa due metri. Ho capito che la situazione era seria e ho preso il mio amico per uscire. Siamo stati i primi a lasciare il locale camminando velocemente”.
Questo il racconto di un quindicenne milanese, unico in salvo assieme a un amico, della ‘compagnia degli italiani’ che erano al Constellation di Crans-Montana durante la strage della notte di Capodanno. Alla polizia, che lo ha sentito poche ore dopo la tragedia, il ragazzo fa un elenco di 15 nomi, quelli che riesce a ricordare del suo gruppo di amici. Cinque risulteranno poi morti, 10 feriti. Tra i nomi c’è quello del genovese Emanuele Galeppini, che in quel momento risultava ancora tra i dispersi: vicino alle sue generalità, negli appunti del ragazzo, un punto interrogativo.
“L’atmosfera era bella fino al momento dell’incendio – ha ricordato il 15enne superstite -andandocene ho visto che c’era gente che filmava e altri che andavano a prendere i propri vestiti per uscire. Il fuoco si è diffuso molto, molto rapidamente al soffitto”. Il giovane, rimasto incolume insieme all’amico, ha spiegato che nel bar erano arrivati “verso le 22.30. Alla fine eravamo circa 20-25 persone. In realtà, ci siamo ritrovati lì sul posto, ma all’inizio eravamo in 6. Eravamo distribuiti in tutto il locale”.
Nelle carte dell’inchiesta ricevute dai legali che assistono i parenti delle vittime e dei feriti, su Emanuele Galeppini non ci sono altre notizie. Solo quando verrà depositato un dossier singolo per ciascuno dei giovani morti o feriti, sarà possibile per gli avvocati della famiglia del 16enne, promessa del golf, Nicola Scodnik e Alessandro Vaccaro, capire se ci sono risposte alle tante domande che i famigliari si sono fatti in queste due settimane. Fra queste: di cosa è morto è dove si trovava esattamente Emanuele quando il suo corpo è stato trovato dai soccorritori? È evidente che quello che emerge dalla strage è che solo chi ha avuto la prontezza di uscire immediatamente, senza recuperare neppure la giacca, si è salvato senza rimanere ustionato o asfissiato. Ma anche: perché per identificarlo è stato necessario il test del Dna visto che il corpo del 16enne era integro e nelle tasche c’erano documenti e telefonino?
Sulle cause della morte, per accertare in modo compiuto i fatti, saranno le autopsie a fornire risposte. Quella del giovane genovese sarà eseguita il 20 gennaio con incarico conferito il 19 a un team di consulenti tecnici nominati dalla Procura di Roma, Si tratta di Fabio De Giorgio, Antonio Oliva e Sara Odoardi del Dipartimento di Sicurezza e Bioetica Sezione di Medicina Legale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.
Intanto, sempre dalle carte, emerge che dal primo interrogatorio di Jessica Moretti Moric, indagata dalla procura di Sion per omicidio colposo plurimo, lesioni colpose aggravate e incendio, Le Constellation la sera di Capodanno non era pieno come i proprietari speravano.
Poteva ospitare 300 persone di cui 100 nel sotterraneo. “C’era pochissima gente – ha raccontato la donna – iniziavano ad arrivare gruppi di ragazzi, ma in totale ne aveva contato non più di un centinaio”. “Dobbiamo farne entrare di più per creare l’atmosfera giusta” dice Jessica alla sua dipendente più fidata, Cyrane Panine, la 24enne che nel video della tragedia appare con un casco da astronauta in testa. Ed è proprio lei che ha involontariamente innescato l’incendio sul soffitto non ignifugo ed è morta quella notte perché il locale era privo – almeno per i canoni italiani – delle più basilari regole di sicurezza e non era stato più controllato dal 2020.
Ad esempio – e anche questo si vede chiaramente nella documentazione arrivata ai legali delle famiglie delle vittime, la porta di sicurezza non solo era chiusa a chiave, come poi emerso, ma anche irraggiungibile perché sbarrata da una sorta di mobiletto. Lo si vede in un’immagine delle telecamere di videosorveglianza. Nelle stesse immagini si può notare come, la sera di Capodanno, nel seminterrato del locale la ressa fosse proprio nei pressi del bar e della consolle del dj, dove sono state accese le candele pirotecniche, mentre i clienti erano molto più diradati nelle zone dei divanetti, quelle lontane dalle scale, l’unica uscita.
Che a contribuire all’alto numero di vittime sia stata la conformazione degli spazi si evince anche dalle descrizioni che alcuni dei ragazzini superstiti fanno alla polizia, con tanto di disegni. In tutti si può notare come la maggior parte si fosse accorta, e in alcuni casi avesse anche ripreso con foto e video, il punto di innesco del rogo. Ma solo alcuni, come l’amico di Emanuele Galeppini, hanno avuto la prontezza di riflessi di capire che era il caso di scappare, senza indugi e senza tentare di recuperare giacche e beni personali sui divani.
Stiamo parlando di minorenni, o appena maggiorenni. Dall’interrogatorio di Jessica Moretti, emerge che prenotare un tavolo nel locale costava poco più di 1000 euro (1000 franchi svizzeri), poi 300 euro a bottiglia di champagne. Chi faceva il furbo e la bottiglia se l’andava a comprare a un decimo al supermercato, veniva sbattuto fuori. Jessica Moretti ha dichiarato che ha mandato via un adolescente di un gruppo italiani piuttosto agitati perché lo aveva sorpreso con “una bottiglia di Amaretto vuota che non proveniva dal nostro bar”.




