Catanzaro, illeciti nella gestione della discarica di Alli: la Cassazione annulla le condanne
Nessun responsabile per i presunti illeciti nella gestione dell’impianto per il trattamento dei rifiuti di Alli. Dopo un’attesa lunga sedici anni, la Cassazione ha emesso il verdetto definitivo sul processo nato dall’inchiesta “Pecunia non olet”. Con quell’indagine nel 2011 Finanza e Procura della Repubblica sequestrarono beni per un valore di 90 milioni e ipotizzarono una serie di illeciti nella gestione dell’impianto. Prescritti ormai quasi tutti i reati contestati, restavano da definire solo due posizioni, l’imprenditore Stefano Gavioli e l’allora commissario all’emergenza ambientale Graziano Melandri. I giudici capitolini hanno annullato senza rinvio le condanne emesse dalla Corte d’appello di Catanzaro.
Per entrambi quindi l’assoluzione diventa definitiva. Gavioli (difeso dagli avvocati Roberto Losengo, Andrea Soliani, Paolo Bellamio e Alessandro Palasciano) avrebbe gestito l’impianto «animato – avevano evidenziato i giudici nella sentenza di secondo grado – dall’esclusivo interesse a fare soldi, non esitando per raggiungere tale risultato né a sacrificare le necessità di spesa dell’impresa né all’evidenza a sottrarsi al pagamento delle somme dovute all’Erario». In primo grado nel 2021 era stato condannato a 4 anni e sei mesi di reclusione per associazione a delinquere e assolto per corruzione e disastro ambientale. La Corte d’Appello nel maggio del 2025 ha riformato la sentenza dichiarando l’intervenuta prescrizione per il reato associativo.
Restava anche la condanna, a un anno e 6 mesi, per l’ex commissario per l’emergenza ambientale in Calabria Graziano Melandri (che ha rinunciato alla prescrizione ed era difeso dagli avvocati Giuseppe Fonte e Giacomo Carbone) per reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto. All’epoca dei fatti, in quattro anni la gestione dell’impianto passò da tre società (Slia spa, Enerambiente ed Enertech) tutte riconducibili alla holding di Gavioli. Cambi che, secondo l’accusa, avevano permesso non solo di assicurarsi il conferimento di crediti privilegiati, tra cui quelli vantati nei confronti del commissario delegato, ma di eludere fraudolentemente il pagamento dei debiti tributari già iscritti al ruolo nei confronti di “Slia” ed “Enerambiente” e contestati da Equitalia che ha cercato di recuperare le somme dovute allo Stato. Basti pensare che la sola Enerambiente nel giro di appena tre anni di vita aveva finito per annoverare una esposizione nei confronti del fisco per oltre 25.000.000 di euro. Per l’accusa pur a conoscenza dell’assenza di alcuni requisiti in capo alla società, il commissario Melandri avrebbe consentito che la società Enertech operasse gestendo l’impianto. Accuse ora smontate dalla Cassazione che non ha riconosciuto il risarcimento per le partici civili costituite Comune e Provincia di Catanzaro.
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