Friuli Venezia Giulia

Gender gap occupazionale in calo: il traguardo del FVG

14.01.2026 – 11.30 – Il Friuli Venezia Giulia segna un traguardo positivo che riguarda da vicino tutte le lavoratrici e i lavoratori della regione: per la prima volta, il gender gap occupazionale è sceso sotto la soglia del 10%. Lo ha annunciato ieri l’assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen, durante la presentazione del progetto transfrontaliero FemECoPLUS, sviluppato in collaborazione con la Carinzia. Secondo i dati Istat ed Eurostat illustrati nel corso dell’incontro, il gender gap occupazionale in FVG si attesta oggi al 9,8%. Un risultato che, come sottolineato da Rosolen, conferma l’efficacia delle politiche regionali orientate al sostegno dell’occupazione femminile e giovanile, alla stabilità contrattuale e al potenziamento dei servizi. Nel dettaglio, il tasso di occupazione femminile in FVG raggiunge oggi il 64,6%, a fronte del 74,4% maschile. Da un lato, tali valori si collocano nettamente al di sopra della media italiana, attualmente ferma al 53,3%: dall’altro, però, i dati mostrano come la regione non abbia ancora raggiunto gli standard europei. Il gender gap occupazionale si attesta infatti al 9,1% nei 27 Paesi Ue, scendendo invece all’8,8% nei 20 Paesi dell’area euro.

“Nonostante una lieve flessione di circa 2.000 occupati rispetto al 2024 – ha spiegato Rosolen – crescono i contratti a tempo indeterminato di giovani e donne, e diminuisce il part-time involontario”. Una tendenza che, secondo l’assessore, testimonia il progressivo riequilibrio del mercato del lavoro in regione. Il confronto con la Carinzia evidenzia naturalmente margini di miglioramento: nella regione austriaca, il tasso di occupazione femminile raggiunge il 70,1%, registrando circa sette punti in più rispetto al FVG, mentre le imprese guidate da donne sfiorano il 40% del totale, una quota significativamente più alta rispetto al Nord Italia.

Sia in Italia che in Austria, però, il mercato del lavoro risente del calo demografico. Nei prossimi 15 anni, la Carinzia rischia di perdere oltre 64 mila potenziali lavoratori, mentre il Friuli Venezia Giulia potrebbe registrarne addirittura 150 mila in meno. Per Rosolen, in un contesto di ricambio generazionale così debole, la partecipazione femminile al lavoro non rappresenta soltanto una questione di diritti, bensì “una leva economica decisiva per la tenuta dei territori, soprattutto nelle aree di confine e montane”. In altre parole, l’occupazione femminile rappresenta una priorità su cui è fondamentale continuare a investire.

[b.m.]




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