Lazio

la città parla di diritto all’abitare, i movimenti restano fuori e attaccano la giunta

La giornata doveva essere un momento di confronto internazionale sul diritto all’abitare. È diventata, invece, anche il simbolo del conflitto aperto tra istituzioni e movimenti per la casa.

Alla Casa dell’Architettura, nel cuore dell’Esquilino, si è svolta la seconda edizione di “All We Need Is Home”, la conferenza promossa dal Campidoglio per costruire un’agenda comune sulle politiche dell’abitare, mentre fuori decine di manifestanti protestavano contro l’esclusione dall’evento.

La sfida di Roma: “Obiettivo 1.500 case popolari raggiunto, ora servono fondi europei”

A inaugurare i lavori è stato l’assessore al Patrimonio e alla Casa, Tobia Zevi, che ha ricordato come Roma abbia centrato “quasi con un anno di anticipo” l’obiettivo di acquistare 1.500 alloggi popolari. “Grazie ai bandi potremmo arrivare a mille in più – ha detto – ma servono risorse che il Comune non ha e che abbiamo chiesto all’Europa”.

Zevi ha poi annunciato che entro Natale l’Assemblea Capitolina discuterà due delibere già approvate dalla Giunta per l’acquisto di 1.050 nuovi alloggi, un investimento complessivo da 250 milioni di euro. Una cifra che “in Italia non si vedeva da decenni”.

Gualtieri: “Roma può guidare un nuovo modello di housing. Ma servono risorse e visione condivisa”

Dal palco, il sindaco Roberto Gualtieri ha rivendicato l’impostazione pragmatica dell’amministrazione: “Il sindaco deve avere idee, ma soprattutto deve realizzare. A Roma le cose si possono fare se ci sono visione, risorse e lavoro di squadra”.

Per il Campidoglio, la sfida è costruire una strategia di lungo periodo che unisca housing pubblico, social housing e rigenerazione urbana.

La stima di Gualtieri è chiara: per far fronte all’emergenza servono 70mila nuovi alloggi tra edilizia popolare, case a canone calmierato e nuove abitazioni sul mercato privato.

Una platea internazionale per un problema globale

La conferenza ha visto la partecipazione di figure di primo piano come Anacláudia Rossbach (UN-Habitat), Ricky Burdett (LSE Cities), amministratori europei come Mar Jiménez di Barcellona e i sindaci italiani Matteo Lepore e Gaetano Manfredi, moderati dalla giornalista Carmen Lasorella.

Quattro tavoli tecnici hanno poi affrontato i nodi centrali: investimenti europei per fronteggiare la crisi abitativa, innovazione nell’inquilinato, nuove forme di governance pubblico-privata e rigenerazione urbana sostenibile.

Fuori dall’Acquario, la protesta: “Esclusi e tenuti lontani da cordoni di polizia”

Ma fuori, l’atmosfera era ben diversa. Centinaia di attivisti, famiglie sfrattate o in occupazione – tra cui quelli dell’ex scuola di via Palenco a Rebibbia – e sindacalisti di base si sono ritrovati in piazza denunciando di non essere stati ammessi all’evento.

“Mentre la giunta si autocelebrava dentro con ospiti internazionali e buffet di lussohanno scritto in una notanoi eravamo tenuti a distanza da cordoni di polizia e mezzi blindati. È un brutto segnale per chi ogni giorno lotta per il diritto all’abitare”.

I movimenti, pur riconoscendo alcuni passi avanti dell’amministrazione, hanno ricordato che in città restano numerosi problemi irrisolti: sfratti per morosità e fine locazione, occupazioni sotto sgombero, gestione del patrimonio pubblico e quartieri in attesa di riqualificazione, come nel caso degli ex mercati generali all’Ostiense.

“Continueremo a farci sentire”: l’ombra degli sgomberi e l’allarme sociale

Il riferimento degli attivisti va anche alla situazione dell’ex scuola Palenco, dove uno sgombero appare imminente, e dell’ex scuola “8 marzo” alla Magliana, recentemente finita sotto i riflettori per un presunto episodio di violenza.

“Vogliamo difendere chi rischia lo sfratto o lo sgombero spiegano –. Non permetteremo che famiglie intere arrivino a Natale senza un tetto sopra la testa”.

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