>>>ANSA/ Kiev risponde al piano Usa. Trump, ‘pazienza finita, duro confronto con europei’ – Altre news
(di Mattia Bernardo Bagnoli)
La risposta di Kiev al piano
Usa, tanto attesa da Donald Trump e meditata per diversi giorni
da Volodymyr Zelensky insieme ai leader europei, è arrivata nel
pomeriggio americano. Il capo negoziatore ucraino, Rustem
Umerov, l’ha inviata a Jared Kushner, consigliere e genero del
tycoon, includendo commenti e proposte di modifica sui punti
critici, a partire dai territori ora occupati dai russi. Gli Usa
“non vogliono perdere il loro tempo” sull’Ucraina: ‘Zelensky
deve essere realista’, torna a mettere in chiaro Donald Trump
che fa sapere di aver discusso “in termini piuttosto forti”
nella telefonata con Emmanuel Macron, Keir Starmer e Friedrich
Merz. “Gli europei vogliono un incontro con noi e Zelensky nel
fine settimana in Europa”, fa sapere il presidente Usa. E mentre
il leader ucraino annuncia di aver coinvolto il Parlamento
sull’ipotesi del voto, Trump torna ad affondare, interrogandosi
su “quando terranno le elezioni?”. In Ucraina “c’è un enorme
problema di corruzione”, torna a insinuare.
Sulle proposte inviate in Usa, poco trapela. Ma arrivano al
termine di una nuova giornata di negoziati febbrili, con il G3 –
Francia, Gran Bretagna e Germania – tornato in campo. A vari
livelli. A Bruxelles si parla apertamente di “giornate
frenetiche” e c’è chi si azzarda a pronosticare la fine dei
giochi a breve. L’incognita sta nella Casa Bianca. Ovvero come
Donald Trump prenderà l’ennesimo tentativo da parte di
Zelensky&friends di tirare la coperta dalla loro parte.
Le linee generali del piano sono note ormai da settimane, con
quello originale in 28 punti stravolto, ridotto, con due
addendum allegati sulle garanzie di sicurezza e la ricostruzione
dell’Ucraina. Stando alle ultime indiscrezioni, raccolte dal
Washington Post, potrebbe esserci quella dell’ingresso di Kiev
nell’Unione Europea già nel 2027 e il ‘modello coreano’ per la
parte del Donetsk ancora sotto controllo ucraino (cioè
smilitarizzato e non riconosciuto come russo). Un’altra zona
demilitarizzata (Dmz) verrebbe poi istituita lungo l’intera
linea del cessate il fuoco, dalla provincia di Donetsk a
nord-est fino alle città di Zaporizhzhia e Kherson a sud. Alle
sue spalle ci sarebbe una zona più profonda in cui sarebbero
esclusi gli armamenti pesanti (e sarebbe strettamente
monitorata, sul modello della Dmz che divide Corea del Nord e
Corea del Sud). Non si tratta però di vere e proprie novità ma
di aggiustamenti rispetto alle opzioni elaborate dai Volenterosi
negli scorsi mesi. Gli europei si stringono all’Ucraina anche
nel timore delle minacce che gravano sui propri paesi: oggi Bild
e Welt rivelano in un’inchiesta sui dati dell’Antifrode che
dietro ai circa 2000 droni che hanno sorvolato la Germania
quest’anno una “traccia” porterebbe alle navi russe.
Ricostruire la timeline delle trattative è utile. Dopo il
‘leak’ della famosa bozza in 28 punti, gli incontri d’emergenza
a Ginevra, Doha e Miami avevano prodotto il contropiano
asciugato a 19 articoli, che Steve Witkoff ha portato a Mosca.
Ma – a quanto si apprende – è tornato negli Usa con una versione
corretta a matita rossa dal Cremlino molto vicina a quella
originale. Da qui l’ennesimo round negoziale Ucraina-Europa, che
avrebbe generato una sorta di contro-contropiano. Allo stato
attuale, entrare ancora di più nel dettaglio è impossibile.
Zelensky, dopo aver incontrato Meloni, ha sentito il presidente
finlandese Alexander Stubb, l’altro leader ‘incantatore’ di
Trump. E’ lecito ipotizzare una richiesta d’intercessione
rispetto alla presentazione ufficiale affidata ai tre grandi.
Domani poi l’ennesima videocall dei Volenterosi allargati, per
fare il punto.
Zelensky, dal canto suo, dopo quattro anni di guerra e
devastazioni vuole portare a casa qualcosa per poter sbandierare
una parvenza di vittoria: più cede sui territori più deve
ottenere sulle garanzie di sicurezza e la prospettiva Ue-Nato
per il suo Paese (possibilmente con la ratifica del Congresso).
A testare i limiti di Trump si rischia però il prendere o
lasciare. E nessuno, in Europa, è disposto ad arrivare a tanto.
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