Economia

Le merci cinesi invadono l’Europa. Allarmate le imprese Ue: “Situazione preoccupante”

MILANO – Il surplus monstre di Pechino aveva già fatto storcere il naso a Emmanuel Macron. Adesso a lamentarsi del record di oltre mille miliardi di dollari sono le imprese europee. E come il presidente francese, anche loro avvertono che il nuovo trend sta “spingendo” l’Ue ad adottare un approccio commerciale più offensivo verso la Cina.

“Evitare la dipendenza da Cina o Usa nell’approvvigionamento”

Nel rapporto Affrontare le dipendenze della catena di approvvigionamento: sfide e scelte, la Camera di Commercio Ue in Cina ritrae un’immagine dettagliata dei timori che aleggiano tra gli imprenditori. Sebbene le aziende dell’Unione continuino a puntare sul mercato cinese, recita il testo, l’influenza eccessiva di Pechino sulle catene di approvvigionamento si sta dimostrando controproducente per alcune aziende straniere e per i mercati dei Paesi terzi, obbligando la diversificazione al di fuori del Dragone in determinate aree.

Il consiglio alle imprese, strette tra le politiche preferenziali di Pechino per le aziende locali e la volatilità commerciale di Washington, è di “eliminare, ove possibile, la dipendenza da un’unica fonte sia dalla Cina che dagli Stati Uniti” nelle loro catene di approvvigionamento.

Oltre 350 miliardi il disavanzo commerciale con l’Ue

Nell’incertezza crescente per le tensioni tra le due superpotenze, i dati diffusi lunedì sull’interscambio commerciale cinese di novembre riportano un surplus schizzato a 1.076 miliardi di dollari nei primi 11 mesi, di cui ben oltre 350 miliardi relativi ai rapporti con l’Ue.

La Repubblica popolare “continua a esportare quantità sempre maggiori di merci verso l’Europa, in parte per compensare la debole domanda interna rispetto alla crescita dell’offerta”, lamenta la Camera.

“Ue spinta a un’azione più decisa”

Per Jens Eskelund, presidente dell’istituzione, la situazione è “preoccupante”, sia per le aziende che per i governi. “L’idea stessa di libero scambio crolla se non ci sono vantaggi per entrambe le parti coinvolte. E credo davvero che questa sia una grande sfida al momento”, afferma Eskelund.

E poi avverte: “Il crescente squilibrio commerciale tra le due economie, sostenuto da un yuan sottovalutato, insieme alle numerose dipendenze critiche che l’Ue ha dalla Cina, stanno spingendo Bruxelles verso un’azione più decisa”.

Quanto prima Pechino “riconoscerà tali preoccupazioni dell’Ue”, tanto prima le due parti potranno raggiungere “una relazione commerciale più sostenibile e vantaggiosa”, aggiunge Eskelund.

Macron parla di dazi

L’ipotesi era già stata paventata da Macron prima della pubblicazione degli ultimi dati sull’export cinese: a novembre le spedizioni di Pechino verso l’Ue sono aumentate del 14,8% su base annua, contro il calo del 28,6% di quelle verso gli Stati Uniti.

In un’intervista a Les Echos pubblicata domenica, il presidente francese ha dichiarato che l’Unione potrebbe adottare “misure forti, come ad esempio i dazi” se Pechino non riuscirà a risolvere il crescente squilibrio commerciale con il blocco dei 27.

Stretta sulle terre rare? “Un campanello d’allarme”

Ad aggravare il contesto già teso c’è la stretta mandarina sull’export di terre rare, che colpisce l’industria manifatturiera globale. Un’altra indagine della Camera di Commercio ha mostrato che un’azienda su tre valuta di delocalizzare gli approvvigionamenti fuori dalla Cina in risposta ai controlli da parte di Pechino.

Le restrizioni sulle terre rare, prosegue Eskelund, sono state “un campanello d’allarme per l’Europa: non possiamo diventare involontariamente danni collaterali nel conflitto di qualcun altro”.


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