Cultura

Angelo De Augustine – Angel In Plainclothes

E’ sempre difficile ritornare alla propria vita dopo aver combattuto e sconfitto una grave malattia, ma Angelo De Augustine per fortuna ce l’ha fatta: la sua storia è piuttosto lunga, ma abbiamo il dovere di raccontarla proprio perché porta direttamente all’uscita di questo suo quinto LP, che arriva dopo tre anni da “Toil And Trouble“.

All’inizio del 2022, quando era circa a metà della preparazione del disco precedente, il musicista di stanza in California è svenuto ed è stato ricoverato in ospedale: una malattia sconosciuta l’ha costretto a imparare di nuovo a camminare, parlare, vedere, ascoltare e ovviamente suonare e cantare. Come dichiarato dallo statunitense nelle sue interviste più recenti, in quel periodo ha cercato di completare “Toil And Trouble”, mentre pensava di essere ormai vicino alla morte, accettendo il fatto che quello sarebbe stato il suo ultimo album di sempre.

Credit: Wendy Fraser

Per fortuna ora siamo qui a parlare di questo grande songwriter al presente e ciò non puo’ che essere una gioia, ma il processo per riappropriarsi di abilità che sembrerebbero scontate è stato lungo e doloroso e questo nuovo full-length è, in un certo senso, una grande vittoria per Angelo.

Nella press-release l’artista residente a Los Angeles spiega:

Con questo nuovo disco sto cercando di rimettere insieme i pezzi di chi ero e capire chi sono adesso. Mi trovo in un percorso in cui mi sembra di aver ricevuto una seconda possibilità nella vita e vorrei viverla.

Se da una parte De Augustine ha scritto, registrato, arrangiato, prodotto e mixato il disco da solo, dall’altra, per la prima volta in parecchi anni, ha portato a lavorare insieme a lui alcuni collaboratori quali Oliver Hill, che si è occupato degli arrangiamenti degli archi, l’arpista Leng Bian e la percussionista Wendy Fraser, oltre a Thomas Bartlett (St. Vincent, Bebel Gilberto) e Jonathan Wilson (Angel Olsen, Father John Misty).

Il suo problema di salute è ovviamente ben presente nel nuovo LP già partendo dalla opening-track “Empty Shell”: nonostante il dolore sia notevole, la gentilezza non manca mai nella voce di Angelo, qui appena sussurrata. Arpeggi leggeri e un’importante dose di archi la supportano, mentre la malinconia è visibile e desta emozioni a chiunque ascolti.

Un paio di passi in avanti ed ecco “Spirit Of The Unknown”, altro brano bellissimo e toccante: anche qui gli archi fanno un lavoro meraviglioso e prezioso, ma allo stesso tempo i vocals del musicista di stanza in California sanno creare pura magia, ricordandoci per alcuni attimi qualcosa del sempre compianto Jeff Buckley.

“Mirror Mirror”, invece, inizia con quello che sembrerebbe un drone, ma poi si lascia andare a qualcosa di nostalgico, quasi a portarci indietro di alcuni decenni, ma allo stesso tempo non mancano mai eleganza e leggerezza folk che ci regalano momenti di poesia, grazie anche ai sempre presenti archi.

“The Universe Was Our Mother” ha un incredibile tocco angelico e puro, dovuto anche alla magia dell’arpa di Leng Bian, che sembra volerci portare verso il cielo, mentre “Pictures On My Wall” ci conduce verso il folk-rock degli anni ’70 con deliziose armonie e atmosfere delicate.

Poco più di mezz’ora di momenti folk magici che ci incantano e ci emozionano con una raffinata ricchezza strumentale, mentre celebrano con speranza il ritorno alla “vita normale” da parte di De Augustine: bisogna lasciarsi cullare da questo disco e immergersi nella bellezza della sua musica.


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