Un atto di arroganza politica
Un mese di tempo per presentare le domande. Dopo di che spetterà a una commissione esaminatrice stabilire chi ha i migliori requisiti per aspirare a indossare la divisa di nuovo comandante della polizia municipale sebbene, in ogni caso, ad avere l’ultima parola sarà il primo cittadino.
È sul portale del Comune di Arezzo che, da oggi 10 dicembre, è stato pubblicato il bando per l’avvio della procedura concorsuale utile all’individuazione di colui o colei che erediteranno il comando della caserma di via Setteponti, sede della polizia municipale cittadina.
Dal 2020 l’incarico è ricoperto da Aldo Poponcini, già vice durante il mandato di Cino Augusto Cecchini, nonché agente della municipale di lungo corso. Per lui dal prossimo marzo si apriranno le porte della pensione e, come annunciato a inizio dell’autunno, lascerà l’incarico di comandante. Così ecco pronto il documento con il quale si aprono le selezioni per la ricerca del nuovo dirigente il cui contratti di lavoro sarà a tempo pieno e indeterminato.
Menchetti: “Come la selezione del nuovo comandante?”
Come diventare comandate

Nel bando, consultabile come detto online sul portale del Comune di Arezzo, vengono specificate le caratteristiche richieste ai candidati oltre a essere indicati compiti, ruoli e materie di competenza. Le domande per partecipare alla selezione dovranno essere presentate esclusivamente in modalità telematica tramite il Portale inPA. Contestualmente verrà nominata una commissione esaminatrice che si occuperà di vagliare tutte le candidature. In caso di un numero elevato di candidati (superiore a 50), l’amministrazione potrà effettuare una prova di preselezione a risposta multipla. Conseguentemente verrà formata una graduatoria che terrà in conto titoli e risultati conseguiti.
Il bando per candidarsi come nuovo comandante
“Un concorso politicamente inopportuno”
Sulla questione riguardante l’individuazione del nuovo comandante della polizia municipale da settimane, si rincorrono commenti e considerazioni da parte di buona parte del mondo politico locale. Spunti che hanno trovato verbalizzazione per lo più tra i banchi della minoranza in consiglio comunale dove non sono mancare interrogazioni ad hoc riguardanti le modalità di selezione e reclutamento.
Lo scorso 4 novembre era stato Michele Menchetti (consigliere M5S) a depositarne una indirizzata al sindaco, “per capire il destino del ruolo di comandante della polizia municipale dopo il prossimo 15 marzo 2026, quando l’attuale sarà collocato a riposo. Faccio notare innanzitutto il ritardo dell’amministrazione nel definire le modalità di selezione, pur essendo a conoscenza da tempo del congedo del funzionario, anche perché le opzioni sul tavolo sono varie, alcune di più rapida definizione, altre più complesse”.
Di oggi l’ultimo intervento che porta la firma di Francesco Romizi (Arezzo 2020) che, probabilmente, interpretando il pensiero di vari cittadini, ha inteso esprimere alcune considerazioni riguardanti quello che ha definito “un concorso politicamente inopportuno”.

“Metà marzo 2026. È questa la data da segnarsi nel calendario, dopo aver letto il bando di concorso per il nuovo incarico di comandante della polizia locale del Comune di Arezzo. Si concluderanno infatti in quel frangente le prove a cui i candidati saranno sottoposti a partire da febbraio. Dopo di che non resterà che prendere atto dell’esito della procedura e adottare gli ultimi provvedimenti consequenziali. L’ultimo colpo di coda degli 11 anni di centrodestra sarà dunque la scelta di un dirigente di così tanta importanza per un incarico molto delicato. A capo di un servizio che si avvicina alle 100 unità e che costituisce il cardine per le politiche di sicurezza e rispetto dei regolamenti amministrativi. Credo che sia un atto di arroganza politica che non rispetta il minimo galateo istituzionale. La prossima amministrazione comunale sarà comunque legata a una scelta compiuta al novantesimo minuto dalla precedente. In tutto questo, si profila il rischio di non avere più un comandante aretino, “uomo di strada” e conoscitore della realtà locale come Aldo Poponcini. A cui una deroga di pochi mesi avrebbe concesso di chiudere, secondo logica, il proprio mandato in corrispondenza di quello politico”.
“La Cgil “riscopre” i lavoratori del Comune”

Più ampie le considerazioni che ha reso pubbliche il consigliere comunale Michele Menchetti che, oltre a puntare il dito contro l’amministrazione chiama in causa anche i sindacati. “È curioso come la Cgil tramite il suo segretario provinciale (che peraltro è anche un dipendente comunale) riscopra solo adesso i problemi dei suoi stessi colleghi. Viene affermato che “la situazione di gravissima difficoltà in cui operano i dipendenti degli enti locali”, inclusi quelli del Comune di Arezzo “si riflette pesantemente sui cittadini”. E continua il comunicato dicendo – giustamente – che chi si candida a sindaco di Arezzo “deve essere consapevole della condizione della macchina che si appresta a guidare”. Una situazione in cui – questo lo dico io da consigliere comunale di minoranza – il Sindaco è stato assente dal territorio per troppo tempo e la cui presenza in città è percepita come fosse “da remoto”. Una situazione in cui i dipendenti del Comune hanno perduto il senso di appartenenza e la fiducia nei sistemi di valutazione. Un contesto amministrativo in cui molti dipendenti di alto profilo hanno preferito lasciare l’ente nel quale erano cresciuti professionalmente per migrare verso altri enti della pubblica amministrazione. Segno evidente di un disagio che si respira fra i ranghi dei dipendenti del Comune di Arezzo. L’ultima esperienza negativa è stata la progressione verticale riservata ai dipendenti comunali che è andata a finire come ampiamente prevedibile. Alcuni hanno fatto il salto di carriera e gli elenchi dei “promossi” sono lì a testimoniarlo. Moltissimi dipendenti frustrati nelle loro legittime aspirazioni che pensano a ricorsi e accessi agli atti. Perché la Cgil, in tutti questi anni di amministrazione Ghinelli, non ha attenzionato l’uso smodato del ricorso agli incarichi dirigenziali a tempo determinato ex art. 110? Oggi in Comune su nove dirigenti, oltre al segretario generale, se ne contano ben cinque a tempo determinato (Chieli Serena, Dell’Anna Francesco, Frescucci Paolo, Rossi Gianni, Cinatti Lorenzo), uno in comando in regione (Anna Guiducci) e solo tre (Antonella Fabbianelli, Alessandro Forzoni, Lucia Rulli) a tempo indeterminato. Da candidato sindaco alle prossime elezioni comunali di Arezzo nel 2026, ho proposto un sondaggio alle lavoratrici e ai lavoratori del Comune di Arezzo, anonimo ovviamente, e quel che sta venendo fuori è la cartina di tornasole di un’insoddisfazione di fondo per il mancato riconoscimento della propria professionalità, di carenza di sistemi davvero meritocratici per consentire avanzamenti di carriera, di pessime condizioni di lavoro con ambienti non a norma di legge e poco o per nulla accoglienti. Un caso su tutti è quello dell’archivio comunale di via della Fiorandola dove vengono custodite le pratiche edilizie di tutta la città. Infatti l’archivio – di proprietà privata – dove il Comune paga l’affitto, non è a norma di legge, al punto che l’ente stesso si è tutelato impedendo l’accesso a questo stabile ai tecnici che non siano dipendenti comunali e che per ragioni di lavoro devono consultare le pratiche urbanistiche. Queste stesse pratiche viaggiano a bordo di furgoni da via della Fiorandola a piazza Fanfani dove è l’ufficio edilizia dove i tecnici (geometri, ingegneri e architetti) le possono consultare in sicurezza, il tutto con maggiori costi a carico della comunità aretina e con il rischio concreto che ogni volta che si movimentano queste pratiche, si possa correre il rischio di perdere qualche documento importante.
Però la curiosità è un’altra, infatti mentre i terzi estranei al Comune non possono sostare nell’archivio di via della Fiorandola, i dipendenti del Comune sì. Mi spiega qualcuno perché gli estranei vanno tutelati e i dipendenti comunali no? Dove è il sindacato in questo caso? Perché non ho visto fare le barricate per tutelare i lavoratori comunali che evidentemente operano in condizioni di non assoluta sicurezza?
E’ curioso rilevare come lo stesso sindacato, oggi paladino dei dipendenti comunali, che si rivolge ai futuri candidati sindaco, quindi anche a me, con una lettera a nome di tutta la RSU faccia anche l’assist al sindaco Ghinelli sullo spinoso caso della nomina del comandante della Polizia Municipale invocando che da ora in poi a guidare i vigili aretini ci vuole un dirigente. Dove era la Cgil quando nel 2020 Ghinelli dette l’incarico di comandante a un “non dirigente”? Dove era questo stesso sindacato quando nel 2019 fu bandito dalla giunta Ghinelli il concorso da dirigente comandante della Polizia Municipale e poi fu ritirato durante il suo svolgimento, dicendo ai 40 candidati per quel posto che avevano presentato la domanda che “si era scherzato”?
Perché il sindacato non esercitò il suo ruolo quando nello stesso anno l’amministrazione modificò la struttura organizzativa del Comune, togliendo la posizione di dirigente dal Comando dei vigili per fare spazio a un comandante senza laurea al quale venne affidato l’incarico di posizione organizzativa? Oggi Nebbiai e Ghinelli la pensano allo stesso modo. Curioso.
Perché il sindacalista non ha trovato a dir poco inopportuno, a pochi mesi dalle nuove elezioni comunali, che il sindaco decidesse di mandare in pensione l’attuale Comandante dei vigili – seppur sempre da lui nominato nel 2020? Non sarebbe stato meglio lasciare a chi verrà il compito di fare o meno un nuovo concorso da dirigente? Addirittura è arrivato lui stesso a chiedere al sindaco di nominare un dirigente come comandante.
Dove era il sindacato quando i dipendenti comunali sono stati fatti rientrare dalle Fondazioni Arezzo Intour e Guido d’Arezzo in Comune, mentre l’unico dipendente comunale che aveva invece scelto di restare alla fondazione turismo è stato fatto rientrare all’ufficio statistica del Comune? Dove era il sindacato quando l’Organismo Indipendente di Valutazione (OIV) non è stato nominato dal Comune per oltre tre mesi? Eppure questo organo monitora e controlla il sistema di misurazione della performance e garantisce la trasparenza, l’integrità e la correttezza dei processi di valutazione. Se e quando dovessi diventare sindaco di Arezzo, uno dei miei obiettivi sarà quello di ridurre drasticamente il numero dei dirigenti e delle posizioni organizzative cercando di rendere più attrattivo e meritocratico il Comune di Arezzo per intercettare nuovi dipendenti, soprattutto fra i giovani che invece oggi scappano dal posto fisso e non ambiscono (giustamente) a venire a lavorare in Comune. Questa è la situazione in cui versa il Comune di Arezzo e i sindacati lo sanno. E ora lo sanno anche i miei “colleghi” candidati sindaco”.
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