Todi, il Tar dà il via libera al fotovoltaico di Pantalla: respinto il ricorso del comitato

Il Tar ha respinto il ricorso contro la realizzazione del nuovo maxi impianto fotovoltaico a terra nella frazione di Pantalla, nel comune di Todi, confermando la piena legittimità dell’opera. I giudici hanno stabilito che l’impianto, avendo una potenza inferiore a cinque megawatt ed essendo collocato in un’area classificata come industriale da oltre vent’anni, beneficia di procedure semplificate e non necessita di particolari autorizzazioni paesaggistiche o ambientali.
Il caso Tutto nasce dalla contestazione sollevata dal comitato “No al fotovoltaico senza sostenibilità” e da alcuni residenti della zona contro il Comune di Todi e il ministero della Cultura. Al centro della disputa vi è l’installazione di una struttura da circa quattro megawatt progettata dalla società Ecochain Design su terreni un tempo agricoli, acquistati all’asta pubblica dall’ente di beneficenza Etab La Consolazione per oltre 900mila euro. Impianto contro il quale cittadini e le forze politiche di opposizione avevano espresso forte preoccupazione per l’impatto visivo dell’opera e per il consumo di suolo verde all’ingresso del paese.
Il ricorso Nella sentenza pubblicata nelle scorse ore, il Tar ha affrontato prima di tutto la questione di chi potesse presentare il ricorso. I giudici hanno ritenuto inammissibile l’azione del comitato a causa della sua recente costituzione, avvenuta solo pochi giorni prima della diffida formale e con un numero giudicato molto limitato di aderenti. Al contrario, il tribunale ha accolto la legittimazione ad agire dei singoli cittadini proprietari delle case confinanti, riconoscendo il loro pieno interesse a tutelarsi di fronte al potenziale deprezzamento degli immobili e alle modifiche ambientali del territorio in cui vivono.
Area industriale Sul piano del merito, la decisione ha confermato la validità delle scelte operate dal Comune di Todi e dai costruttori. Il Piano regolatore generale definisce infatti quell’area come industriale da oltre due decenni. Di conseguenza, l’impianto rientra perfettamente nei parametri previsti dal decreto legislativo sulle fonti rinnovabili per l’attività edilizia libera.
Il complesso storico Un altro aspetto centrale del ricorso riguardava la vicinanza del cantiere al complesso storico della Fattoria di Pantalla, noto anche come Osteriaccia, un immobile protetto da un vincolo culturale diretto. I ricorrenti chiedevano il rispetto di una fascia di protezione di 500 metri dal monumento. Il tribunale ha però rigettato questa richiesta precisando che le recenti norme nazionali del 2024 hanno superato i vecchi limiti e stabiliscono che l’uso delle aree industriali deve essere favorito per la transizione energetica. Inoltre, la Soprintendenza ha confermato che non esistono vincoli diretti sulle particelle di terreno destinate a ospitare i pannelli solari.
Le fideiussioni Il Tar ha poi giudicato infondata anche la richiesta di presentare fideiussioni bancarie o assicurative per coprire i costi dello smaltimento futuro dei moduli fotovoltaici. La legge impone queste garanzie solo per i terreni naturali non ancora antropizzati. Nel caso in questione, l’area si trova davanti a un insediamento produttivo esistente e ospita già strade provinciali, linee elettriche, acquedotti e persino un’antenna per la telefonia mobile di quinta generazione, perdendo così la qualifica di suolo incontaminato.
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