Sandokan, gran parte delle riprese sono state girate in Calabria. A Lamezia ricostruita la colonia di Labuan
Nel 1976, erano bastati il bianco e nero, sei puntate e Kabir Bedi per conquistare 27 milioni di spettatori su 55 milioni di italiani. Metà dell’Italia davanti al televisore, a sognare giungle mai viste, mari mai navigati, tigri mai incontrate. Il «Sandokan» di Sergio Sollima fu un’epidemia di meraviglia, contagiosa e duratura come poche nella storia della tv italiana. E non finì lì. Venduto in 85 Paesi, divenne il primo prodotto tv non in lingua inglese che gli americani di Hollywood si degnarono di comprare. La gloriosa casa di produzione Titanus lo trasformò in due film, il merchandising esplose: album di figurine, diari, magliette ovunque. Adesso arriva il nuovo Sandokan, e i numeri raccontano un’altra storia. Perché in mezzo ci sono 50 anni, e il mondo è cambiato parecchio.
I registi Jan Maria Michelini e Nicola Abbatangelo hanno messo in piedi otto puntate che son costate 30 milioni di euro: il 33% finanziato dalla Rai, il 30% dal Tax Credit, il 20% da Fremantle, l’8% dalla Regione Calabria. Il resto è arrivato da vendite internazionali già chiuse prima ancora che la serie vada in onda, domani su Rai1. Ma ecco il dato che fa brillare gli occhi: il 90% della serie è stato girato in Italia.
Quattro settimane in Calabria – tra Le Castella, Lamezia, Gizzeria, Ricadi e Tropea – con un ritorno economico doppio rispetto a quanto investito. A Lamezia è stata letteralmente ricostruita Labuan, la colonia britannica che nelle fantasie di Salgari sorgeva in Malesia. Dove c’era archeologia industriale – l’ex Sir, Società italiana resine – oggi sorge il Consolato, le prigioni, il bordello di Singapore. Nei teatri di Formello, poi, è stato costruito un impianto a Led wall di 300 metri con tre navi diverse allestite per le scene di battaglia. Le uniche location estere: Thailandia e l’isola della Réunion, vicino al Madagascar. Il minimo indispensabile. I numeri del set imponenti: 150 persone fisse, 100 giornalieri, 3mila comparse in 100 giorni di riprese. Tutti al servizio della Tigre della Malesia. Chi vuole toccare con mano questo miracolo produttivo può visitare la mostra a Lamezia Terme, nel backlot della Fondazione Calabria Film Commission. Aperta da martedì a domenica (9-16.30) fino al 27 gennaio, permette di camminare dentro il Consolato di Labuan e il rifugio di Singapore, tra abiti e oggetti di scena originali. I set dove la Calabria è diventata Malesia e l’Italia del cinema ha dimostrato che sognare in grande le viene naturale.
m.m.
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