Cultura

5 adattamenti cinematografici perfetti (e geniali) tratti da libri che nessuno ricorda più

Ogni anno Hollywood adatta decine di romanzi e il dibattito che ne segue è sempre lo stesso: il film tradisce il libro, il libro era meglio, certe cose non si possono raccontare per immagini. Ma ci sono eccezioni, e alcune di esse sono così riuscite da far dimenticare completamente l’esistenza del testo di partenza. Non nel senso negativo — non perché il film sia mediocre — ma perché il lavoro di adattamento è stato così fluido, così integrato, da far sembrare la storia un’opera originale nata direttamente per il cinema. Cinque film che appartengono a questa categoria: perfetti come adattamenti, tratti da romanzi che quasi nessuno associa a una pagina scritta.

Charlie Cox e Claire Danes in Stardust del 2007, il film fantasy tratto dal romanzo illustrato di Neil Gaiman del 1998 che si è costruito una reputazione di culto attraverso il passaparola negli anni successivi all’uscita

Legally Blonde — Una bionda alla Harvard (2001)

Quasi nessuno sa che Legally Blonde è tratto da un romanzo. Amanda Brown lo scrisse nel 2001 ispirandosi alla propria esperienza da studentessa di legge alla Stanford Law School: troppo carina, troppo bionda, troppo “sorority girl” per essere presa sul serio dai colleghi. Il film di Robert Luketic con Reese Witherspoon ha trasformato quella storia in uno dei film comici più amati degli anni Duemila, con una protagonista diventata un’icona femminista per la sua capacità di sfidare aspettative e pregiudizi senza mai smettere di essere se stessa. Il romanzo esiste, è in commercio, ma di fronte alla performance di Witherspoon viene sistematicamente dimenticato. È uno dei rari casi in cui l’adattamento ha così completamente sostituito la fonte da rendere quest’ultima quasi superflua.

Stardust (2007)

Neil Gaiman è uno degli autori più adattati degli ultimi vent’anni, ma Stardust rimane il film tratto dalle sue opere che meno persone associano a un romanzo. La storia, pubblicata originariamente nel 1998 come romanzo illustrato con immagini di Charles Vess, segue il giovane Tristan che attraversa il muro che separa il suo villaggio inglese dal regno magico di Stormhold per recuperare una stella caduta e conquistare la ragazza di cui è innamorato. La stella, però, è una donna — Yvaine — e il viaggio si rivela molto più pericoloso di quanto previsto. Il film del 2007 diretto da Matthew Vaughn, con Charlie Cox, Claire Danes, Michelle Pfeiffer e Robert De Niro in un ruolo meravigliosamente sopra le righe, è un fantasy d’avventura romantico che ha avuto una distribuzione limitata e si è costruito una reputazione negli anni attraverso il passaparola. Migliaia di persone che lo amano non hanno idea che esiste un romanzo altrettanto bello.

The Parent Trap (1998)

Il film con Lindsay Lohan — al suo debutto cinematografico a dodici anni — ha un’origine letteraria che quasi nessuno conosce: è l’adattamento di Das doppelte Lottchen, il romanzo per ragazzi scritto nel 1949 dall’autore tedesco Erich Kästner, lo stesso di Emil e i detective. Il libro era già stato adattato una prima volta da Disney nel 1961 con Hayley Mills, e quella versione era già diventata un classico. La seconda versione del 1998 con Lohan ha eclissato entrambe: il romanzo originale tedesco è rimasto nell’oblio, e i bambini che oggi guardano il film di Nancy Meyers su Netflix non hanno idea di dove venga quella storia di gemelle separate che tramano per far riunire i genitori. È un adattamento così riuscito da aver reso invisibile la propria fonte.

Election (1999)

Tom Perrotta è uno degli scrittori americani più sottovalutati degli ultimi trent’anni, e Election è il film che avrebbe dovuto cambiare questa situazione ma che invece è rimasto un cult di nicchia. Il romanzo, pubblicato nel 1998, racconta con ironia tagliente la campagna per la presidenza del consiglio studentesco in un liceo del New Jersey: Tracy Flick, studentessa modello con ambizioni titaniche, contro Jim McAllister, il professore che non riesce a sopportarla e decide di sabotarla. Il film di Alexander Payne con Reese Witherspoon e Matthew Broderick è una delle satire politiche più precise mai realizzate a Hollywood, e anticipa con quasi vent’anni di anticipo il dibattito sull’ambizione femminile e sulla reazione maschile nei confronti di essa. Né il film né il romanzo godono della visibilità che meritano, ma chi li conosce li considera tra i lavori più intelligenti della propria generazione.

No Country for Old Men (2007)

Questo è il caso opposto: il film è celeberrimo, vincitore di quattro Oscar tra cui Miglior Film e Miglior Regia per i fratelli Coen, con Javier Bardem in una delle prove attoriali più intense degli ultimi vent’anni. Quello che in pochi ricordano è che No Country for Old Men è prima di tutto un romanzo di Cormac McCarthy, pubblicato nel 2005, e che McCarthy lo aveva scritto originariamente come sceneggiatura prima di trasformarlo in libro. I Coen hanno lavorato sul testo con una fedeltà quasi assoluta: dialoghi, azione e atmosfera sono trasferiti sullo schermo con minime variazioni. Il risultato è talmente cinematografico da far sembrare che la storia sia nata direttamente per il cinema, cancellandone l’origine letteraria dalla memoria collettiva. Chi cerca il libro — e dovrebbe — troverà qualcosa di altrettanto potente, con qualche scena in più che i Coen hanno omesso per rispettare il ritmo.


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