Zain Medlej fra i protagonisti di un innovativo intervento internazionale
Dai banchi dell’università Gabriele d’Annunzio di Chieti, al lavoro in un team sanitario internazionale che ha permesso di raggiungere un risultato medico innovativo, che ha migliorato la vita di una bambina affetta da osteosarcoma.
Protagonista di questo risultato e il dottor Zain Medlej, ex studente dell’ateneo teatino, dove si è laureato in Farmacia dopo essere arrivato dal Libano. In Abruzzo, il professionista ha scelto di restare, conseguendo il dottorato di ricerca in Biotecnologie Cellulari e Molecolari all’Università degli studi di Teramo, dove ha svolto e pubblicato studi scientifici legati proprio all’approccio terapeutico applicato di recente con un team italiano, libanese e spagnolo, per il trattamento di un tumore senza ricorrere a metodi invasivi.
Nel dettaglio, come spiega uno dei protagonisti di questo trattamento, eseguito in Libano: “Siamo riusciti a trattare con successo una bambina di 11 anni affetta da osteosarcoma utilizzando una combinazione innovativa di Cryoablation e immunoterapia, senza ricorrere alla chemioterapia tradizionale”.
“Questo traguardo – commenta Zain Medlej – rappresenta per me anche un motivo di grande orgoglio personale e accademico, poiché il mio percorso di ricerca è iniziato proprio in Abruzzo. A Chieti ho studiato e costruito una parte fondamentale del mio percorso universitario e questo è l’esempio di un risultato scientifico e medico nato anche grazie alla formazione ricevuta in Abruzzo”. Attualmente, il dottor Medlej vive e lavora in Italia, mantenendo al tempo stesso collaborazioni professionali e scientifiche in Medio Oriente nel settore delle tecnologie mediche oncologiche.
Il trattamento, che ha trovato ampio spazio nella stampa libanese e suscitato l’interesse della comunità scientifica e medica internazionale, apre nuove speranze per i pazienti affetti da tumori in stadio avanzato.
Nel dettaglio, il team medico libanese, italiano e spagnolo è riuscito a trattare con successo una bambina di 11 anni affetta da osteosarcoma avanzato con diffuse metastasi polmonari, dove le terapie tradizionali avevano fallito.
Il progetto è stato guidato dall’ingegner Wassim Medlej e dal ricercatore Zain Medlej, in collaborazione con esperti europei di primo piano, tra cui il professor Franco Lugnani (Italia/Slovenia) e il professor Alberto Urbaneja Salas (Spagna).
Il protocollo terapeutico ha combinato la Cryoablazione con l’immunoterapia mediante Nivolumab e Ipilimumab. L’obiettivo del trattamento non era soltanto distruggere localmente le lesioni tumorali, ma anche stimolare il sistema immunitario a riconoscere e attaccare le cellule tumorali in tutto l’organismo, attraverso il cosiddetto “effetto abscopale”.
La paziente aveva già affrontato un lungo percorso terapeutico comprendente chemioterapia intensiva, chirurgia conservativa dell’arto e tre interventi per l’asportazione di metastasi polmonari. Nonostante ciò, il quadro clinico era peggiorato rapidamente, con dolore severo e importanti complicanze chirurgiche, lasciando possibilità di cura estremamente limitate.
Di fronte a questa situazione, il team medico ha adottato un protocollo innovativo basato sull’utilizzo di sonde di crioterapia ad alta precisione per colpire selettivamente i tumori, in parallelo alla somministrazione dell’immunoterapia.+
Nel corso di un follow-up relativamente breve sono emersi risultati che vengono definiti “incoraggianti e concreti”: significativo miglioramento radiologico; riduzione delle masse tumorali; diminuzione del dolore; miglioramento generale delle condizioni cliniche; evidenza di una risposta immunitaria sistemica.
Secondo gli osservatori, l’importanza di questo risultato non risiede solo nel successo di un singolo caso, ma anche nel fatto che esso si inserisce in un programma terapeutico più ampio guidato dal Libano e applicato in diversi Paesi arabi attraverso una rete di collaborazione medica internazionale, con l’obiettivo di trasferire nella regione le più avanzate innovazioni terapeutiche.
Il team ha commentato così il risultato: “Il momento in cui a un paziente oncologico viene detto che le opzioni terapeutiche sono terminate è proprio il momento in cui deve iniziare la vera innovazione. Ciò che stiamo facendo oggi va oltre i limiti della terapia tradizionale. Uniamo scienza e tecnologia per creare speranza e trasformare ciò che un tempo era considerato impossibile in una concreta possibilità di vita”.
“Questo sviluppo si inserisce in un contesto di crescente interesse internazionale verso l’immunoterapia e le tecniche di medicina di precisione, considerate tra gli approcci più promettenti per il trattamento dei tumori resistenti alle terapie convenzionali. Sebbene siano necessari ulteriori studi e un follow-up a lungo termine, i risultati preliminari ottenuti aprono una nuova e concreta prospettiva di speranza per pazienti con opzioni terapeutiche estremamente limitate”, conclude il team.


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