Yard Act – You’re Gonna Need A Little Music
Capitolo numero tre per gli Yard Act, un punto molto importante e spesso fondamentale per la carriera di un musicista o di una band: riuscirà la band originaria di Leeds a superarlo senza troppi problemi o sarà il disco che segnerà l’inizio del loro declino? Non temete, cari lettori, non ci piace tenervi sulle spine e, se non avete ancora ascoltato questo nuovo LP della formazione dello Yorkshire, vi anticipiamo subito che ancora una volta è un lavoro positivo.
Arrivato dopo poco più di due anni dal loro sophomore “Where’s My Utopia?“, questo “You’re Gonna Need A Little Music” – titolo che ci piace tantissimo – è stato registrato tra Los Angeles e la loro Leeds e li ha visti lavorare insieme a Justin Meldal-Johnsen, bassista dei Nine Inch Nails. Inoltre per la prima volta la band inglese ha realizzato un album suonando tutti insieme nella stessa stanza.

Il frontman James Smith racconta che il disco proviene da un periodo di quattro o cinque mesi ininterrotti di creatività, dove sono uscite quaranta o cinquanta canzoni (poi ridotte a undici), dandogli una sensazione di libertà. E poi aggiunge: “Mi è sembrato tutto ciò che avevo sempre desiderato dall’essere in una band“.
La opening-track “Empty Pledges” ci porta in un mondo piuttosto cupo, dove convivono percussioni fragorose, piano e rumorosi panorami sonori pieni di ansia e dai toni più duri rispetto a ciò che il gruppo dello Yorkshire ci aveva abituato in passato.
La successiva “New Beginnings”, invece, ha tutt’altro colore, con un inizio che puo’ ricordare perfino i Beatles, per poi sfociare in un ottimo coro che non avrebbe sicuramente sfigurato in qualche album dei tempi del brit-pop.
“You’re Gonna Need A Little Music”, title-track del disco, da una parte vede una voce profonda ed estremamente tranquilla di Smith, mentre dall’altra ti lascia quella bella sensazione dancey, disegnata tra piano, percussioni e qualche synth, che ci regala una voglia di muoversi, ma allo stesso tempo sa come rilassare l’ascoltatore.
Più avanti ecco “Janey Said”, una delle canzoni più belle di questo terzo LP degli Yard Act a nostro avviso: Smith presenta influenze hip-hop nei suoi vocals, ma rimane sempre molto riflessivo, perfino romantico, mentre il piano disegna una bella atmosfera, rilassata e morbida quanto inaspettata. Brividi ed emozioni.
La chiusura con “Over The Barrel” ci regala un piano delicato insieme a una voce profonda e intensa, prima di lanciarsi in un coro decisamente poppy con esplosive e divertenti chitarre indie-rock e, dopo una dose di rumore, arriva anche la sorprendente parte finale a cappella.
Un album davvero interessante e molto variegato da esplorare in ogni sua sfaccettatura che dimostra come la formazione inglese sappia sempre trovare nuovi spunti per rimanere interessante per se stessa e per i suoi fan: un’altra sfida vinta a mani basse per gli Yard Act.
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