Emilia Romagna

Corteo per Fakir, guerriglia urbana in centro: idranti e lacrimogeni contro i manifestanti


Forte tensione a Bologna dopo la manifestazione convocata per la morte di Abderrahim Fakir, il 42enne di origine marocchina deceduto domenica al Pilastro al termine di un intervento della polizia. Il corteo, partito da piazza Nettuno e sceso lungo via Ugo Bassi fino a piazza Roosevelt, davanti alla Prefettura, è sfociato in ripetuti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, con cariche, idranti, lacrimogeni e barricate improvvisate nelle strade del centro.

Protesta per la morte di Fakir, alta tensione in piazza Roosevelt: idranti e lacrimogeni | VIDEO e FOTO

Gli scontri

Davanti alla Prefettura, protetta da mezzi blindati, migliaia di manifestanti si sono trovati di fronte un ingente schieramento di agenti in tenuta antisommossa. Nonostante l’invito alla calma di un manifestante più anziano, che chiedeva di proseguire il corteo verso la stazione, la parte più determinata del gruppo si è avvicinata progressivamente al cordone di polizia fino al contatto diretto. Secondo un testimone, alcuni manifestanti avrebbe anche tentato di danneggiare i pneumatici e i finestrini delle navette delle forze dell’ordine. Dalle prime file sono partiti lanci di bottiglie di vetro, bombe carta e altri oggetti contro i reparti schierati; la polizia ha risposto attivando l’idrante e lanciando lacrimogeni per allontanare la folla dall’ingresso del palazzo.

Dopo lo sgombero di piazza Roosevelt, mezzi e agenti hanno iniziato ad avanzare, mentre alcune decine di manifestanti, diversi con il volto coperto, si sono spostati nelle vie limitrofe allestendo barricate di fortuna con biciclette. Il resto del corteo si è ritirato verso via Ugo Bassi, senza sciogliersi del tutto. Al termine dei tafferugli, la piazza si presentava disseminata di cocci di bottiglia, mentre il rumore delle esplosioni e l’odore acre dei lacrimogeni si sono avvertiti fino a piazza Maggiore, dove era in corso una proiezione cinematografica all’aperto. Un elicottero ha sorvolato a lungo la zona e si sono registrati disagi diffusi alla viabilità del centro. Video diffusi sui social nella zona tra via della Zecca e via Ugo Bassi mostrerebbero manifestanti scagliare contro i cordoni anche biciclette elettriche e bidoni della raccolta rifiuti.

Manifestanti vandalizzano ruspa in un cantiere in via Ugo Bassi

Cosa è successo a Fakir

L’uomo, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato bloccato a terra da due agenti dopo le segnalazioni di alcuni cittadini esasperati dal suo comportamento: si sarebbe trovato in un forte stato di agitazione e avrebbe danneggiato un’automobile. Sul suo conto risulterebbero anche precedenti legati al traffico di stupefacenti, secondo quanto riferito da fonti politiche. Gli agenti avrebbero attivato tempestivamente i soccorsi del 118, ma resta un punto da chiarire: sul posto sarebbero intervenuti dei volontari e non un’équipe sanitaria con medico a bordo, circostanza che alimenta interrogativi sull’adeguatezza della risposta sanitaria. La Procura ha aperto un fascicolo e ha assicurato il massimo impegno per accertare i fatti in tempi rapidi.

Il presidio e la politica

Al presidio convocato dal sindaco Matteo Lepore in piazza del Nettuno hanno preso parte i familiari del 42enne e il capo della comunità islamica bolognese Yassine Lafram. Durante l’intervento dei parenti, la sorella di Fakir, Kadija, si è sentita male ed è svenuta; un medico presente tra la folla è intervenuto per soccorrerla. Migliaia di persone hanno intonato cori “Giustizia per Fakir” e, altri, all’indirizzo delle forze dell’ordine, “assassini”.

Sul piano politico, Marta Evangelisti, capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Emilia-Romagna, ha criticato duramente Lepore, accusandolo di aver alimentato la tensione convocando manifestazioni ancora prima che i fatti fossero chiariti, e ipotizzando un calcolo elettorale nei confronti dell’elettorato di estrema sinistra che nel quartiere Pilastro lo contesta da tempo. Il sindaco, dal canto suo, ha invitato a non trasformare la tragedia in una campagna elettorale, sottolineando l’importanza della piena collaborazione con la magistratura, a cui spetta il compito di valutare l’operato degli agenti coinvolti, e ha definito un episodio come questo “un fallimento per tutti”.

Sempre dal Partito Democratico, l’europarlamentare Annalisa Corrado, della segreteria nazionale, ha parlato di immagini “terribili” circolate sui social. La dem ha inoltre respinto quella che ha definito una narrazione lesiva della memoria di Fakir, richiamando quanto riferito dalla sua legale, l’avvocata Barbara Spinelli, secondo cui l’uomo viveva regolarmente in Italia fin da bambino, era titolare di un’azienda e negli ultimi mesi avrebbe maturato il timore di essere allontanato dal Paese in relazione alle nuove politiche migratorie europee. Per Corrado la vicenda restituisce il clima di insicurezza vissuto anche da cittadini stranieri regolarmente integrati in Italia.

Anche il partito Ora! è intervenuto, esprimendo vicinanza alla famiglia di Fakir e, pur riconoscendo che la ricostruzione dei fatti spetta alla magistratura. Da qui la richiesta di un protocollo nazionale vincolante e di una formazione congiunta tra forze dell’ordine e personale sanitario, che stabilisca ruoli e responsabilità nella gestione di interventi di contenimento, per evitare che la sicurezza di chi interviene e di chi viene fermato dipenda dalla sola discrezionalità dei singoli operatori.


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