Tempesta di missili e droni: strage a Kiev
Sotto una pioggia di fuoco che martella Kiev come mai negli ultimi mesi, la politica ucraina si riscopre fragile e affamata di colpevoli. Nelle stanze dove si decide il destino della nazione, l’aria è densa di decisioni da prendere: Zelensky è pronto a ridisegnare la geografia del comando. Syrskyi è ormai un uomo solo al tavolo da gioco, mentre si fa largo il ritorno di Fedorov, l’uomo della tecnologia applicata al sangue. Ma la vera temperatura del Paese non si misura nei bunker, bensì sull’asfalto: da quattro giorni la piazza protesta, mescolando il fumo delle bombe a quello della rabbia civile.
La notte è stata segnata da un massiccio bombardamento russo sulla capitale. Secondo le autorità ucraine, Mosca ha impiegato oltre 40 missili di diverso tipo e circa 125 droni, concentrando gran parte dell’offensiva su Kiev. Il bilancio delle vittime nel Paese è di 21 morti e 148 feriti. Cinque distretti di Kiev sono stati colpiti, con incendi in edifici residenziali, uffici e siti industriali. I soccorritori hanno evacuato numerosi civili, mentre l’onda d’urto ha danneggiato anche l’ingresso della stazione della metropolitana Lukyanivska. Tra gli obiettivi, anche uno stabilimento che produce equipaggiamenti e protezioni balistiche per l’esercito. L’attacco riporta al centro la carenza di sistemi Patriot. Zelensky ha ribadito che la difesa dai missili balistici, sui quali Mosca punta parecchio, è la priorità assoluta, ricordando che nell’ultima settimana la Russia ha lanciato 1.450 droni, 1.600 bombe guidate e 99 missili. Mosca sostiene invece di avere colpito obiettivi militari e logistici ma in serata missili russi hanno colpito una nave, la «Golden Leo», con bandiera della Guinea Bissau e proprietà turca che portava un carico di grano dal Mar Nero, provocando la morte di cinque membri dell’equipaggio. Kiev ha risposto colpendo tre depositi petroliferi nella regione russa di Stavropol e tre petroliere della flotta ombra nel Mar Nero, scatenando le ire del Kazakistan. Un attacco ha interrotto le operazioni del terminal petrolifero di Novorossijsk. Sospesi, per presenza di Uav, i voli negli aeroporti di Kaluga, Vnukovo e Domodedovo.
Sul fronte orientale, Mosca ha annunciato la conquista del villaggio di Volnoye (Dnipro). Gli attacchi russi sono proseguiti per tutta la giornata. Nel pomeriggio Zaporizhzhia e Kharkiv sono state martellata da droni e bombe aeree guidate, 7 le vittime e un bambino disperso.
Sul fronte interno, la pressione su Zelensky cresce. Per il quarto giorno consecutivo migliaia di persone sono scese in piazza chiedendo due mosse precise: il ritorno di Fedorov in un ruolo chiave nella difesa e la rimozione del comandante in capo Syrskyi. Mentre il presidente consulta i vertici militari per ridisegnare la strategia dell’esercito, prendono corpo le indiscrezioni su un possibile cambio al comando. Tra i nomi per l’eventuale successione circolano quelli del generale Mykhailo Drapaty e del comandante delle Forze aeree Oleh Apostol. L’ipotesi del siluramento di Syrskyi incontra la resistenza di parte dell’apparato militare: i suoi uomini avvertono: «la politica resti fuori dall’esercito».
Zelensky valuta di riportare Fedorov al centro della macchina della difesa affidandogli il coordinamento delle tecnologie militari e dell’innovazione, una scelta che potrebbe rispondere almeno in parte alle richieste della piazza senza rivoluzionare il governo.
Intanto Putin ha incontrato al Cremlino il ministro degli Esteri nordcoreano Choe Son Hui. Tra gli argomenti trattati, un nuovo sostegno militare di Pyongyang alla causa di Mosca.
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