WordPress in calo nel 2026: quota di mercato e cause del crollo
Per anni WordPress è stato sinonimo di “metà del web”, una specie di certezza statistica su cui costruire hosting, plugin e carriere intere. Ora quella certezza si sta sgretolando, e i numeri raccontano una frenata più rapida del previsto.
Secondo The Repository, WordPress è sceso al 41,5% di share globale secondo W3Techs, il dato più citato in assoluto. Ma qui la notizia vera non è il numero in sé, quanto il fatto che tre fonti diverse misurano il fenomeno in modi molto differenti, e nessuna delle spiegazioni più gettonate regge fino in fondo.
Vuoi ascoltare il riassunto dell’articolo?
L’andamento
Andamento storico trimestrale nell’utilizzo dei CMS. Fonte: W3Techs.
W3Techs monitora i primi 10 milioni di siti al mondo e mostra che WordPress era salito fino al 43,6% a inizio 2025, un massimo storico. Da lì la discesa: sei trimestri consecutivi di calo, con un’accelerazione netta nel 2026, tanto che nella prima metà dell’anno WordPress ha perso più quota che in tutto il 2025.
La cosa curiosa è la tempistica.
La causa legale tra WP Engine e Automattic è esplosa a fine settembre 2024, ma nel trimestre successivo WordPress era addirittura in crescita, fino a toccare il record del 43,6%. Il calo più rumoroso è iniziato solo nel secondo trimestre 2025 e si è aggravato nel 2026: la sequenza temporale, insomma, smentisce chi vuole spiegare tutto con la causa giudiziaria.
Il fondatore di WordPress, Matt Mullenweg, ha commentato pubblicamente il calo su X, collegandolo alla mancanza di investimenti in ricerca e sviluppo da parte di chi guadagna di più dall’ecosistema. “È quello che avevo previsto se non avessimo aumentato gli investimenti”, ha scritto. “La buona notizia è che il calo ha svegliato le persone, e finalmente si stanno muovendo.”
Dove vanno le quote perse
Fonte: HTTP Archive.
Dove sta finendo la quota persa da WordPress? Qui arriva il punto più interessante: non va ai concorrenti diretti. Nel primo semestre 2026, WordPress ha perso 1,5 punti percentuali, ma Shopify e Wix ne hanno guadagnati appena 0,2 e 0,1 insieme.
La categoria che cresce davvero è quella dei siti senza CMS rilevabile, la cosiddetta “None”, passata dal 28,6% al 29,9% in pochi mesi, dopo un decennio di calo costante.
Il co-fondatore di Pantheon, Josh Koenig, ha fatto notare su X che lo spostamento di share da WordPress verso “None” in un solo mese equivaleva a metà dell’intera quota di mercato di Drupal. La sua spiegazione in due parole: “è il vibecoding”, cioè la pratica di generare siti web direttamente con strumenti di intelligenza artificiale, senza passare da un CMS tradizionale.
Un secondo dataset, l’HTTP Archive, che monitora circa 9 milioni di siti tramite i dati di Chrome, racconta una storia ancora più lunga: qui WordPress aveva già iniziato a calare nel luglio 2022, quasi tre anni prima che W3Techs registrasse il primo segnale di flessione. In questo dataset, l’analisi di GravityKit mostra che il 59% delle perdite di WordPress nell’ultimo anno è finito su Shopify, mentre solo il 6% è andato a Squarespace e Wix insieme.
Joost de Valk, fondatore di Yoast, ha spiegato a The Repository perché si fida di più dell’HTTP Archive:
Non credo sia corretto dire che tutti quei siti sono passati da WordPress a Shopify, anche se molti potrebbero averlo fatto. Shopify sta semplicemente andando molto bene e crescendo, mentre WordPress è in calo.
Un terzo dataset, BuiltWith, misura invece i siti reali attivi e li divide per fascia di traffico. Qui WordPress conta ancora circa 38 milioni di siti attivi nel mondo, di cui oltre 306.000 tra il milione di siti più visitati. Sul segmento professionale, però, WordPress è al 40,21% contro il 40,76% della categoria “Other”, un sorpasso di pochissimo, ma comunque un segnale.
Secondo Noel Tock, CGO di Human Made, il vero problema non è la percentuale in sé ma cosa rappresenta:
Il 43%, il 42, il 41, è un indicatore in ritardo. La mappa non è il territorio.
Se WordPress passa dal 43 al 41%, non cambia il mio business. Non è una metrica che modifica davvero le cose.
Tock ha però anche offerto una lettura alternativa, quella che lui stesso chiama la sua “tesi controversa”: secondo lui i nuovi siti WordPress continuano a nascere, ma l’AI ha reso così facile creare siti su altre piattaforme che il web si è riempito di nuove proprietà non-WordPress, riducendo la quota relativa anche se i numeri assoluti reggono.
Non c’è una singola risposta
Fonte: Google Trends.
Un altro grafico condiviso da Tock, basato su Google Trends, mostra che l’interesse di ricerca globale per “WordPress” ha raggiunto il picco intorno al 2014 ed è in calo costante da allora, mentre quello per Shopify è cresciuto fino a raggiungere WordPress nel 2025, una convergenza impensabile solo un decennio fa. Secondo Tock, questo dimostra che l’attenzione anticipa il momentum: la gente cerca, valuta, e lancia un sito mesi o anni dopo, mentre la quota di mercato, essendo un dato cumulativo, continua a salire sugli installati accumulati anche quando gli indicatori anticipatori sono già in discesa da tempo.
De Valk descrive oggi WordPress come “schiacciato da più direzioni”. Sul fronte AI:
Chi costruisce siti con l’intelligenza artificiale di solito parte senza un CMS, perché vuole semplicemente un sito web, ed è quello che chiede allo strumento. Non sa di dover chiedere un CMS, perché non lo sa.
Per l’ecommerce il meccanismo è diverso ma l’esito simile:
Se chiedi alla tua AI come costruire un sito ecommerce, ti parlerà di Shopify, Woo e poche altre opzioni. Poi, esplorando quelle opzioni, scopri che partire con Shopify è molto più facile.
Per quanto riguarda l’enterprise, invece, secondo de Valk pesa la causa legale WP Engine contro Automattic:
Le aziende scelgono certezza e sovranità per un periodo più lungo. Una causa con conseguenze incerte per la stabilità del progetto non le spingerà verso WordPress.
Tock, dal canto suo, si è mostrato scettico sull’impatto della causa legale sulle grandi aziende: “Non abbiamo mai visto una decisione diretta di un nostro utente di migrare via, o di fermarsi a metà percorso per colpa della causa”.
Alla fine, nessuno dei protagonisti sentiti da The Repository ha una risposta definitiva. Come dice lo stesso de Valk, mancano ancora i dati giusti:
Dei siti che sono partiti o hanno cambiato piattaforma negli ultimi sei mesi, quale piattaforma hanno scelto? E dico piattaforma, non CMS, perché vogliamo sapere come vengono costruiti i siti oggi, non se rientrano ancora nella vecchia categoria.
Quello che emerge, comunque, è un quadro dove tre metriche diverse raccontano tre velocità diverse dello stesso declino, e la grande domanda non è quanto WordPress stia perdendo, ma dove sta andando davvero il web che non passa più da nessun CMS tradizionale.
Source link




