Emilia Romagna

visita ai feriti e premio all’eroe


Dopo l’attacco avvenuto a Modena, dove il 31enne Salim El Koudri ha lanciato la propria auto contro i passanti ferendo otto persone, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani arriva oggi tra Modena e Bologna per portare la vicinanza del governo alle vittime e alla popolazione. Il ministro visiterà infatti i pazienti ricoverati negli ospedali di Baggiovara e del Maggiore di Bologna, mentre sul fronte politico si intensifica il dibattito su sicurezza, immigrazione e integrazione. Tajani ha inoltre proposto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi un riconoscimento ufficiale per Luca Signorelli, l’uomo che ha fermato l’aggressore e che viene indicato come protagonista di un gesto di grande coraggio durante i momenti più drammatici dell’assalto.

Registrati alla sezione Dossier BolognaToday

Il programma della visita di Tajani tra Modena e Bologna

Il ministro degli Esteri sarà nel pomeriggio prima a Modena, dove alle 17.30 incontrerà in Prefettura il prefetto Fabrizia Triolo, il presidente della Provincia Fabio Braglia e il sindaco Massimo Mezzetti. Successivamente visiterà i feriti ricoverati all’ospedale di Baggiovara alle 18, per poi spostarsi a Bologna, dove alle 18.40 è previsto l’arrivo all’ospedale Maggiore per incontrare i pazienti più gravi coinvolti nell’attacco. La Farnesina ha spiegato che la visita vuole essere un segnale di vicinanza alle persone colpite e anche a chi è intervenuto per fermare l’uomo che ha seminato il panico in città.

De Pascale: “Un Paese che non gestisce l’immigrazione crea disgregazione”

Sul caso è intervenuto anche il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, che ha collegato quanto accaduto a un tema più ampio di gestione dei flussi migratori e integrazione delle seconde generazioni. “In un Paese che non riesce a gestire l’immigrazione, in cui la xenofobia e il razzismo sono presenti, c’è il rischio che una nuova generazione non si senta integrata”, ha dichiarato il governatore durante un intervento a Omnibus su La7. Secondo de Pascale, il problema non riguarda soltanto l’ingresso regolare per chi vuole lavorare, ma anche la capacità dello Stato di espellere chi delinque. Un sistema che, se non funziona, rischia di alimentare ulteriormente odio sociale e sentimenti di rifiuto generalizzato verso gli immigrati.Il presidente della Regione ha sottolineato come il punto centrale sia costruire un equilibrio tra diritti e doveri, favorendo percorsi di regolarizzazione e lavoro, ma anche certezza della pena e rispetto delle regole.

Piantedosi: “Non è terrorismo, ma non è il gesto di un folle isolato”

Più prudente ma netto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha escluso al momento una matrice terroristica strutturata, pur invitando a non liquidare l’episodio come il gesto isolato di un folle. Secondo il ministro, Salim El Koudri, 31 anni, figlio di immigrati marocchini, nato a Bergamo, cittadino italiano e laureato, presenterebbe un quadro complesso anche dal punto di vista psichiatrico, con una diagnosi di disturbo schizoide della personalità. Piantedosi ha ricordato anche una mail inviata dall’uomo alla sua università contenente frasi contro i “bastardi cristiani”, poi ritrattate con successive scuse. Tuttavia, allo stato delle indagini, non emergerebbero segnali di una radicalizzazione islamista strutturata né collegamenti con reti fondamentaliste organizzate. “Parliamo comunque di un’aggressione deliberata contro civili inermi”, ha sottolineato il ministro, spiegando che il fenomeno dei cosiddetti “lupi solitari” rappresenta oggi una delle minacce più insidiose perché difficili da prevenire.

Il nodo delle seconde generazioni e della sicurezza

Il caso di Modena riapre così il dibattito nazionale sul rapporto tra integrazione, disagio sociale e sicurezza urbana. Piantedosi ha ribadito che avere cittadinanza o permesso di soggiorno non significa automaticamente integrazione riuscita. “L’integrazione è un processo molto più profondo e complesso”, ha spiegato, indicando come elementi fondamentali il lavoro, l’educazione, la legalità e la condivisione dei valori democratici. Soprattutto nelle seconde generazioni cresciute in contesti di marginalità sociale, questo percorso può fallire, trasformando frustrazione e isolamento in derive potenzialmente molto pericolose. Per questo, secondo il Viminale, sarà necessario attendere la conclusione delle indagini, evitando semplificazioni ma senza sottovalutare la gravità di quanto accaduto.

Iscriviti al canale Whatsapp di BolognaToday


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »