Via libera Usa al nucleare civile saudita
NEW YORK – La Casa Bianca torna alla politica estera e di sicurezza nazionale che preferisce, quella a colpi di deal, di accordi economici e finanziari: Donald Trump ha tenuto a battesimo un accordo rivendicato come storico con l’Arabia Saudita, grazie al quale fornirà a Riad e al suo leader di fatto, il principe ereditario Mohammed bin Salman noto come Mbs, le chiavi d’un inedito programma nucleare civile. L’intesa, che ha durata trentennale e un valore stimato in decine di miliardi di dollari, dovrebbe anche consentire al regno di arricchire uranio o trattare plutonio sul proprio territorio.
Per Riad e le sue ambizioni di crescita e leadership regionale si tratta di un cruciale successo, tanto più dopo che i rapporti con il grande alleato statunitense sono stati complicati dalla difficile e irrisolta guerra di Washington contro l’Iran. Diversificherebbe le sue fonti energetiche, sfruttando possibili giacimenti di uranio e rispondendo con il nucleare alla domanda interna, strategia che al contempo rafforzerebbe l’export di greggio e le entrate di Riad.
Un successo è vantato anche dall’amministrazione Usa: aziende americane quali Westinghouse avranno un ruolo essenziale ed esclusivo nello sviluppo di tecnologia e infrastruttura atomica saudita, rilanciando il settore. Un capitolo dell’accordo prevede esplicitamente che società americane costruiscano un impianto di arricchimento dell’uranio previo uno studio di fattibilità di una commissione bilaterale. Tagliate fuori, grazie al patto, sarebbero invece potenze avversarie quali Cina e Russia in cerca di accresciuta influenza nell’area.
A detta di Washington il suo stretto e diretto coinvolgimento è anche la miglior garanzia contro violazioni e abusi del programma da parte saudita, in particolare a fini militari. Una corsa all’atomica in una regione instabile ed esplosiva è tra le principali preoccupazioni. Il 40enne Mbs ha minacciato di creare ordigni atomici se l’Iran lo farà.
Dubbi serpeggiano nel governo di Israele, che resta il più stretto alleato Usa locale. E che al momento, seppur senza ammissioni ufficiali, è l’unico detentore di arsenali atomici in Medio Oriente, con forse 90 testate nucleari e materiale per produrne fino ad altre 200. Israele non ha mai firmato il trattato di non proliferazione.
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