Marche

via 600mila euro, la badante, il compagno e un legale a processo

ANCONA – «La badante ci diceva di non chiamarla e non farle visita perché altrimenti l’avremmo fatta agitare. Ma in alcune occasioni nostra zia ci aveva chiesto aiuto, diceva: mi vogliono far fare testamento». Pensieri e parole della nipote di un’anziana vedova finita al centro, stando all’accusa della procura, di un mega raggiro ordito dalla badante, dal suo compagno e da un avvocato. L’obiettivo: spogliarla di ogni bene, facendole nominare – nell’ottobre del 2020 – la colf come sua erede universale. Il patrimonio, non contando le molteplici proprietà immobiliari, sarebbe valso 2 milioni. I tre imputati (difesi dagli avvocati Francesca Petruzzo, Federica Battistoni ed Ennio Tomassoni) sono accusati di circonvenzione di incapace.

I testimoni

Era stata la stessa anziana, ipovedente e spirata a maggio 2024 a 94 anni, a fare denuncia una volta scoperta la trappola in cui era caduta, innescando le indagini della Guardia di Finanza. A portare avanti le sue istanze sono due nipoti, figli dei cugini, che si sono costituti parte civile con l’avvocato Fabrizio Naspi. Ieri il dibattimento è entrato nel vivo con l’audizione dei primi testimoni. Tra questi, la nipote dell’anziana che, tra l’altro, era stata anche denunciata per molestie dalla zia. Un’accusa poi archiviata e, ipotesi tutta da accertare, forse facente parte del piano della circonvenzione.

La badante (chiamate a sostituirne un’altra) e il compagno si sarebbero inseriti nel contesto familiare poco prima della morte del marito della donna, avvenuta a gennaio 2020. Per la procura avrebbero conquistato la fiducia della vedova passo passo, approfittando del momento di fragilità e allontanando i familiari. «Non la chiamate più: diceva a me mio fratello la badante, sostenendo che mia zia non doveva vedere assolutamente nessuno» ha riferito la nipote. «A un certo punto zia pensava che la volessimo picchiare, non voleva neanche più aprire a mio figlio» ancora la parente dell’anziana. Al nipote, nel luglio 2020, la vecchina avrebbe confidato: «Mi impediscono di telefonare, aiutatemi». «Zia è rimasta sconvolta quando ha saputo della truffa. Le erano arrivati sul cellulare i messaggi di alert per le operazioni bancarie, ma non si era accorta di nulla». Ai familiari, l’avvocato finito sotto accusa avrebbe addirittura mandato una diffida per tenerli lontano dalla vedova.

Con il testamento la badante avrebbe ottenuto polizze del valore di 1,8 milioni, un appartamento e la carta di debito dell’anziana. Dal conto corrente sarebbero spariti 600mila euro, tra prelievi (2mila euro al giorno) e assegni. Nel frattempo i discendenti sono riusciti ad ottenere in sede civile la revoca del testamento e a modificare il beneficiario delle polizze.




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