“Venezia Addio”. Le conseguenze di un afflusso incontrollabile di turismo. Di Enzo Pedrocco
VENEZIA ADDIO
Vi fu un periodo, che io mi ricordi, tra l’immediato dopoguerra e gli anni ’50, pre turisticizzazione di massa e ai problemi vari a essa conseguenti, in cui i veneziani, in numero di gran lunga superiore rispetto a oggigiorno, potevano godere ancora appieno della propria città, l’assetto della quale era pressoché totalmente in funzione loro.
Relativamente al tempo libero e alla ristorazione, tanto per fare un esempio, essi disponevano, infatti, di una miriade di bar, osterie, trattorie e ristoranti disseminati in tutta la città interamente frequentati da loro e dove socializzare e, all’occorrenza, bere qualcosa, cicchettare, pranzare o cenare, ciascuno dove meglio gli aggradava a seconda delle situazioni e dei propri mezzi economici.
C’era già in embrione un fenomeno turistico, perlopiù d’élite, solito tuttavia a riversarsi, per quanto attiene il tempo libero e la ristorazione, in pochi locali di Piazza San Marco e dintorni pressoché esclusivamente a esso deputati e assai più cari rispetto agli altri: l’economico menu turistico, onnipresente oggigiorno nella stragrande maggioranza delle osterie e trattorie cittadine era ancora di là da venire.
E se ciò in seguito avvenne, divenendo ben presto normale che vi fosse, come divennero normali, al contempo, altre innumerevoli trasformazioni in funzione della domanda turistica crescente, è anche perché nel corso degli anni le amministrazioni comunali avvicendatisi alla guida della città, senza eccezione alcuna, svolsero una politica volta esclusivamente a incrementare il fenomeno turistico, anziché arginarlo e regolamentarlo, come sarebbe stato d’uopo fare, che portò ben presto inevitabilmente a un impattante afflusso quotidiano di turisti spesso insostenibile, le cui conseguenze sono oggigiorno sotto gli occhi di tutti.
E, al di là degli indubbi e benefici vantaggi economici per alcuni settori di essa grazie a tutto ciò, per contro Venezia da tempo non è più la stessa, avendo perduto quella che era la sua più autentica identità, registrando inoltre un esodo continuo dei suoi abitanti a causa della nuova fisionomia assunta, e, per i pochi rimasti, un indubbio peggioramento della qualità di vita.
ENZO PEDROCCO
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