Marche

Vallefoglia, i familiari degli ospiti delle strutture protette trasferiti da Pesaro: «Ignorate le esigenze di 60 malati psichiatrici: dove andranno?»


PESARO Il nuovo ospedale avanza, ma la salute mentale arretra fuori città. La politica celebra l’imminente stagione dei cantieri, i familiari dei pazienti psichiatrici trasferiti dalla cittadella di Muraglia alla Civitas benefit di Vallefoglia chiedono che cosa ne sarà di loro. Perché sotto la demolizione delle vecchie strutture non ci sono soltanto muri da abbattere, ma vite fragili spostate lontano dai loro punti di riferimento, da quella relazione con la città che, nelle residenze psichiatriche, non è un dettaglio ma parte della cura. 

La questione logistica

I familiari non contestano la necessità di una struttura sanitaria moderna per Pesaro, ma chiedono che l’entusiasmo politico non cancelli chi è già stato spostato altrove: comunità protette e struttura residenziale riabilitativa finite nella struttura privata convenzionata di Vallefoglia. «L’eccellenza non la fanno mai i muri, ma gli operatori» affermano. La salute mentale trattata a loro giudizio come una questione logistica più che come una priorità sanitaria. Con la demolizione della cittadella, ricordano, «se ne è andato da Pesaro il Servizio psichiatrico di diagnosi e cura», trasferito a Fano dove, secondo i familiari, «i posti letto sono inferiori alla somma che ci si aspetterebbe da questo accorpamento». Il resto della rete residenziale è stato invece spostato a Vallefoglia. Il problema è la perdita di un contesto. La riabilitazione psichiatrica non vive soltanto di assistenza, stanze e operatori, ma anche di uscite, autobus, negozi, bar e rapporti di fiducia, punti di riferimento: «Ci sarebbe stato tutto il tempo necessario per trovare soluzioni adeguate – sostengono, come avevano sostenuto al tempo del trasferimento – se solo la salute mentale fosse stata riconosciuta una priorità, né più né meno di quello che accade per un servizio oncologico o di laboratorio». La domanda torna con più forza: che cosa accadrà quando i lavori dell’ospedale saranno finiti? «Neanche una parola è stata pronunciata riguardo alla promessa data che ritorneranno in città».

La soluzione di Vallefoglia era legata alla necessità di liberare l’area di Muraglia per i lavori. Ma senza una sede individuata e tempi certi, il timore è che il provvisorio diventi definitivo. Da qui l’appello a Regione e Ast: «Non si fa menzione di questa sessantina di pazienti psichiatrici che vivevano nelle strutture di Muraglia. Non una parola verso questi invisibili della società».

Persone senza voce

Parole dure, spiegano, perché difendere chi soffre di una malattia psichiatrica significa anche esporne la fragilità: «Persone che non hanno voce, perché loro, i malati, le voci le hanno dentro». Il nuovo ospedale resta un obiettivo condiviso. Ma per i familiari non può essere raccontato senza guardare anche a ciò che il cantiere ha già prodotto: «Sotto le macerie della demolizione ci sono vite che attendono risposte serie e veritiere, e persone, tante e soprattutto giovani, che necessitano di una programmazione sanitaria che non può più chiudere gli occhi davanti al problema dilagante della salute mentale».




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