Basilicata

UNICAL VOICE – Famiglie in cosplay e nostalgia: il lato tenero del Cosenza Comics

Il Cosenza Comics and Games è una fiera del fumetto aperta veramente a tutti: tra i cosplayer anche genitori che sostengono i propri figli con travestimenti simpatici e originali.

Al Cosenza Comics una delle immagini più interessanti è quella di chi sta appena fuori dall’inquadratura che mette a fuoco il palco e i cosplayer: i genitori. Chi accompagna senza appartenere davvero a quell’universo, ma decide di entrarci per amore di qualcuno. Persone che magari non distinguerebbero un Goku da un Naruto, ma che imparano comunque il linguaggio dei figli attraverso piccoli atti pratici: osservare, aspettare, sostenere.

Molti erano sorprendentemente partecipi, curiosi, entusiasti. Famiglie intere camminavano tra la folla in cosplay coordinati: non era solo travestirsi, era condividere un momento e renderlo speciale. In mezzo alla confusione della fiera, certe scene sembravano quasi rituali. Madri che lisciavano i mantelli, padri che aspettavano fuori dagli stand. Per qualche ora il confine tra gioco e realtà smette di essere importante.

Si percepiva una forma di orgoglio concreta. Quella di vedere i propri figli finalmente a proprio agio in un contesto in cui possono riconoscersi. Per molti bambini il cosplay è il primo tentativo di costruire un’identità visibile. E dietro quella trasformazione, quasi sempre, esiste un adulto che ha aiutato a cucire stoffe e a convincersi che sì, forse spendere soldi per una gigantesca arma in EVA foam aveva un senso.

I GENITORI AL COSENZA COMICS PARTECIPANO ATTIVAMENTE

Qui accade qualcosa di raro: passioni che normalmente rimangono chiuse dentro una stanza diventano collettive. I genitori aiutano a sistemare le parrucche, comprano shopper, scattano fotografie. Partecipano. E in una cultura nerd cresciuta spesso intorno all’idea di sentirsi fuori posto, vedere famiglie condividere quello spazio aveva qualcosa di profondamente tenero. Quasi rivoluzionario.

Sotto questa superficie esiste un livello sotterraneo che muove gli adulti: la nostalgia. Molti di quei genitori non stavano solo accompagnando, stavano ricordando. Oggi celebriamo anche quella cultura pop più vecchia: sigle cantate a memoria, robot d’acciaio e pixel. Tutto questo torna a galla come terreno comune e non come reperto archeologico. È la dimostrazione che in questa strana corsa verso il futuro non è mai vecchio niente, finché continua a trasmettere emozioni. Anche a trent’anni di distanza.

Poi, quando la fiera finisce, rimane addosso quel solito, piccolo lutto post – Comics. Prende alla gola quando a casa si toglie il cartellino “Espositore” dal collo, consapevole che non ci sarà un “giorno dopo” ma un “forse il prossimo anno”. Quando togli la parrucca o registri un video haul per condividere con entusiasmo quello che hai comprato. La fiera si smonta nel giro di poche ore, ma l’effetto di quel tempo passato lì dentro non svanisce, resta addosso anche quando le shopper cadono stanche sul pavimento. Resta la sensazione rarissima di essere stati, anche solo per un weekend, perfettamente nel posto giusto.


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