undici anni di calcio e sorrisi
BOLZANO. Dopo aver siglato l’uno a zero con un tiro sotto l’incrocio, Manuel si ferma, dita incrociate al petto e sguardo di sfida. «È l’esultanza di Cristiano Ronaldo, il mio idolo», spiega fieramente. La partita, poi, si concluderà con un numero non definito di reti, senza vincitori né vinti. L’obiettivo era quello di passare 90 minuti di calcio, divertimento e inclusione tutti assieme, indipendentemente dal risultato: è questo lo spirito che accompagna da 11 anni gli «Yankees», la squadra di calcio formata da un gruppo di bambini e ragazzi con disabilità.«La squadra nasce da una mia idea – afferma Alessandro Varner, ex allenatore di scuole calcio giovanili -. Poi ho incontrato l’associazione “Il Sorriso” in ospedale, li ho invitati a partecipare e, anno dopo anno, siamo cresciuti. Sono cambiate tante persone, ma alcuni ci sono da 11 anni, come i veterani Riccardo, che allora era piccolissimo, e il capitano Cristian».
Riccardo, che in assenza di Cristian assume le veci di capitano, porta con fierezza la maglia numero 20 e la fascia al braccio. Da veterano quale è, si assume anche la responsabilità di chiarire eventuali falli dubbi. «Var!», esclama mimando il classico gesto e recandosi verso la recinzione. E dopo una rapida consultazione al monitor immaginario, il verdetto è lapidario: rigore e giallo per il suo compagno di squadra.«La cosa più bella è stata vedere la loro evoluzione – racconta Varner, indicando nella ricerca di autonomia dei partecipanti, uno dei punti cardine del progetto- . L’esempio che mi porto sempre dentro è quello di un ragazzo con autismo che all’inizio, se non c’era la mamma, non veniva e scappava dal campo, e oggi invece viene da solo in autobus. Ma non solo, molti arrivano in bicicletta e tornano a casa autonomamente».


Gli elementi che tengono in vita il progetto, avendo questo la particolarità dell’età media molto bassa, sono l’arrivo di nuovi ragazzi e la loro integrazione con il gruppo. «La cosa più importante è il ricambio di giovani e vedere come alcuni ragazzi e ragazze, magari dopo un periodo in cui partecipano poco, riescano improvvisamente a inserirsi e a trovare il loro spazio», spiega il mister.Questa realtà non è un unicum nel mondo calcistico altoatesino: «Ci sono diverse realtà di questo tipo: a Bressanone, Brunico, Merano e in Val Venosta. Generalmente, però, si tratta di gruppi composti da ragazzi più grandi. La nostra particolarità è stata quella di creare una squadra composta anche da bambini molto piccoli».
Tuttavia, questo non è l’unico tratto distintivo degli Yankees. Infatti, il loro scopo non è farli giocare per vincere, e anche se esistono molte squadre orientate al risultato, il punto principale della squadra bolzanina rimane il divertimento.Ad affiancare mister Varner durante gli allenamenti, ci sono Luca Sgarbi e Carlo Mazzon, due tra i protagonisti delle infinite partite del venerdì pomeriggio, ai prati del Talvera. Per loro, l’impegno preso va oltre ai ragazzi, e guarda anche alle famiglie. «L’elemento importante è che noi riusciamo a dare un’ora e mezza, o due ore di tempo libero ai genitori. Per quel periodo possono staccare, avere un momento per sé, mentre i ragazzi sono qui con noi, fanno attività e si divertono», spiegano i mister.
Undici anni di progetto, ma per Luca Sgarbi e Carlo Mazzon è il terzo anno assieme ai ragazzi. «Se dopo 11 anni è ancora così apprezzato, significa che funziona. Ci prendiamo in giro, scherziamo, ridiamo – raccontano -. Loro ci prendono in giro e noi prendiamo in giro loro: è questo il bello. E poi vediamo i genitori contenti: non vengono a lamentarsi perché il proprio figlio ha giocato un minuto in meno rispetto a un altro. Questa, per noi, è una delle differenze più importanti». L’impegno dei mister Alessandro Varner, Luca Sgarbi e Carlo Mazzon con la squadra degli Yankees è valso loro la segnalazione al «Premio Cittadino della Gentilezza», l’iniziativa promossa dal Comune di Bolzano in collaborazione con il quotidiano Alto Adige.
(nella foto sopra, da sinistra, Mazzon, Sgarbi e Varner)
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