Puglia

“Un tavolo nazionale per risolverlo”

Comune, Regione e Governo riusciranno a perseguire insieme l’interesse a che il Teatro Petruzzelli resti nella disponibilità della Fondazione e a riconoscere quella che è stata definita dal sindaco di Bari “l’appartenenza” dello stesso alla comunità? È la domanda alla quale si cercherà di rispondere attraverso un percorso avviato oggi con l’audizione in seduta congiunta delle commissioni I e VI, presiedute da Ubaldo Pagano e Annagrazia Angolano, con l’ascolto del direttore del dipartimento Cultura, istruzione, turismo e diritti civili Annibale D’Elia, del sovrintendente della Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari, Nazzareno Carusi, del sindaco di Bari, Vito Leccese, e dei rappresentanti dei sindacati di categoria.

Il tema, sollevato dal presidente Pagano, attiene da una parte alla questione della proprietà del teatro, per la quale si è in attesa dell’esito del ricorso in Cassazione dopo la sentenza della Corte d’appello di Bari che ha riconosciuto la proprietà del teatro ai Messeni Nemagna e ha contemporaneamente stabilito che gli stessi devono restituire la somma di 43 milioni di euro più gli interessi, in ragione dell’indebito arricchimento conseguente all’investimento delle parti pubbliche, in primis lo Stato, nella ricostruzione dell’immobile.

Dall’altra, attiene alla necessità di assicurare la continuità artistica e l’occupazione dei lavoratori, atteso che la Fondazione Lirico-Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari raggiunge il pareggio e cresce nell’autofinanziamento, ma il suo equilibrio non incorpora alcun onere per la sede; questi ultimi, quantificati dalla consulenza tecnica d’ufficio, ammonterebbero a oltre un milione di euro annui, da calcolare anche con gli arretrati dal 2009.

Pagano ha ricostruito le tappe della vicenda, partita con la distruzione del teatro nel 1991, e ripercorso alcuni aspetti giuridici di quello che lui stesso ha definito “un guazzabuglio giuridico-normativo” rispetto al quale la Regione, e la politica in generale, “non può girarsi dall’altra parte”, invitando a “trovare tutti insieme una risposta di sistema”.

Per il sindaco Vito Leccese una strada esiste. Perché è vero che pende un giudizio dagli esiti non prevedibili, ma è anche vero, ha sottolineato, che “un bene di questa portata artistica, sociale e identitaria, interamente ricostruito con finanza pubblica, deve risiedere per sempre nell’alveo del demanio pubblico”. Del resto, ha argomentato, lo Stato ha investito 43 milioni per restituire alla comunità un teatro andato perduto. Queste risorse rappresentano una scelta della Repubblica Italiana che genera una responsabilità da tenere in considerazione in ogni decisione sul futuro del bene. E “lo Stato – ha affermato – oggi può legittimamente esercitare il diritto di ritenzione”. Quindi, ha proseguito, “laddove la Corte di Cassazione dovesse confermare l’orientamento di secondo grado sulla proprietà formale, è necessario preventivamente valutare l’attivazione di tutti gli strumenti giuridici e amministrativi previsti dal Codice dei beni culturali e del paesaggio”. Per questo ha inviato, lo scorso 25 agosto, una nota formale indirizzata al ministro della Cultura Giuli, chiedendo “l’apertura di un tavolo di confronto con l’obiettivo di blindare e garantire la continuità operativa della Fondazione Lirico-Sinfonica prima ancora che sopraggiunga la pronuncia della Cassazione”.

Una posizione sostenuta con convinzione anche dal neo-direttore del dipartimento Cultura, Annibale D’Elia, che — riportando gli intenti del presidente Antonio Decaro e dell’assessora Silvia Miglietta — ha sintetizzato i due obiettivi da raggiungere: riaffermare la proprietà pubblica del Teatro, una battaglia che vede la Regione al fianco del Comune, e assicurare il sostegno necessario a garantire la continuità artistica, operativa e occupazionale della Fondazione.

Sulla richiesta di cooperazione tra i vari livelli istituzionali è intervenuto il consigliere di FdI Tommaso Scatigna, evidenziando che ad essa andrebbe affiancata anche una “maggiore trasparenza nella gestione del politeama” perché, ha insistito, “non si deve solo condividere un momento di crisi, ma tutta la gestione dovrebbe essere più aperta a tutte le parti politiche, mentre sembra essere appannaggio di una ristretta cerchia di persone”.

Il capogruppo della Lega, Fabio Romito, ha parlato di “pasticcio giuridico” con riguardo alle azioni messe in atto in passato per rendere pubblico il teatro, e ha quindi indicato due possibili azioni. La prima: prima che si arrivi alla sentenza della Corte di Cassazione, tentare di riaprire il dialogo con la parte privata che rivendica la proprietà del bene, per trovare quell’accordo che con il solo sforzo del Comune di Bari non si è riusciti a raggiungere. La seconda: dare alla Fondazione la necessaria serenità economica per poter operare. Questo — ha ricordato — il Governo lo ha fatto con un contributo straordinario di 750mila euro per la Fondazione. Ciononostante, questa resta largamente sottofinanziata, e ciò chiama in causa l’impegno di tutti, innanzitutto Regione e MiC.

Il presidente Pagano ha raccolto la sollecitazione del consigliere Romito per lavorare a una risoluzione congiunta, largamente condivisa da maggioranza e minoranza, e ha proposto di inoltrare una formale richiesta al Ministero della Cultura, insieme alla Presidenza del Consiglio, affinché avochino a sé l’apertura di un tavolo nazionale che affronti in modo risolutivo la complessa questione Petruzzelli.




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