Friuli Venezia Giulia

Udine, nella chiesa di S. Lucia 30 tombe riaffiorano dopo secoli

Circa trenta tombe con diversi scheletri sono tornate alla luce a Udine dopo secoli. È questo il primo, inatteso bilancio degli scavi preventivi nell’ex chiesa di Santa Lucia di via Mantica 1. Ora che la terra ha cominciato a parlare, i piani dell’Università di Udine potrebbero dover cambiare.
L’ex chiesa di Santa Lucia, edificio vincolato dalle Belle Arti affacciato su via Mantica 1, ha una storia lunga e stratificata. Le sue origini risalgono al 1341, quando sorgeva come piccola cappella in quella che allora era una zona periferica della città. Nel 1367 l’edificio venne ampliato, e con l’arrivo dei padri agostiniani — trasferitisi a Udine da Mereto di Tomba nel 1381 — la chiesa conobbe il suo periodo di massimo splendore, arricchita dalla devozione della Confraternita di Santa Lucia. Le sepolture all’interno e nei pressi dell’edificio cessarono nel 1600, dopo uno screzio tra la Confraternita e i monaci che portò alla fondazione della vicina chiesa del Santissimo Redentore. Con l’editto giuseppino di fine Settecento la chiesa perse la sua funzione liturgica, e in epoca napoleonica fu trasformata in catasto, con modifiche anche alla facciata. Da allora è rimasta edificio pubblico, adibito ad archivio di Stato.
Oggi l’Università investe oltre 2 milioni di euro per trasformarla in deposito librario del polo umanistico, con lavori avviati il 2 febbraio 2026.
L’incarico degli scavi è stato affidato all’archeologa Luciana Madruzzato della ditta Arxe. Complessivamente sono state trovate una trentina di tombe: alcune singole, inumazioni in terra, altre sono tombe in muratura a camera con più resti e corpi all’interno.


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