Salute

“Tutti devono preoccuparsi di quello che potrei fare”: le minacce del nipote di Dolly Parton e l’ordinanza restrittiva richiesta dal manager della cantante nei suoi confronti

Non c’è pace dopo la morte di Dolly Parton tra le persone a lei più vicine. Martedì 22 settembre lo storico manager dell’artista Danny Nozell ha presentato a Nashville (Tennessee) la richiesta per un’ordinanza restrittiva nei confronti del nipote di Parton, Bryan Seaver. Seaver esattamente una settimana prima, era stato licenziato dalla She’s Alive, la società che gestisce le attività e la proprietà di Dolly Parton e che è amministrata proprio dal manager della cantante. Seaver, infatti, ha un’azienda che negli ultimi venti anni della sua vita ha fornito servizi di sicurezza a Parton.

A spingere il manager a richiedere questo ordine restrittivo nei confronti del nipote della cantante, secondo i legali della società She’s Alive, sarebbe stata “la campagna di minacce, intimidazioni e coercizione” che Seaver avrebbe iniziato a compiere “poche settimane prima della scomparsa della signora Parton”. I bersagli di questa campagna intimidatoria sarebbero stati il personale, consulenti legali e partner commerciali della società.

“Tutti devono preoccuparsi di quello che potrei fare” avrebbe scritto in uno dei vari messaggi. In uno dei messaggi più inquietanti inviati da Seaver, l’uomo parla addirittura di sé come di un assassino: “Non sono una persona che si occupa di intrattenimento. Sono un assassino“.


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