Trump travolto dal voto, l’America gira le spalle al tycoon: disfatta storica dei Repubblicani
Trump knockout, al tappeto, come un pugile suonato. E’ un totale crash Donald, uno schianto rovinoso quello che tycoon subisce dai risultati delle elezioni di midterm. La notte elettorale consegna alla Casa Bianca lo scenario di una debacle congressuale tanto alla Camera quanto al Senato dove, per citare la vittoria più clamorosa, James Talarico ha strappato lo storico seggio del Texas al partito Repubblicano. La Nbc prevede che i democratici avranno 255 seggi alla Camera contro i 180 dei repubblicani, mentre al Senato hanno già superato la soglia dei 51 seggi e, con gli indipendenti, potrebbero attestarsi a 57 seggi. Alla Camera, scrive il New York Times, con oltre 12 punti percentuali di vantaggio i Democratici hanno conseguito la vittoria più grande dal 1982, quando si affermarono in tutti gli Stati Uniti col travolgente sostegno popolare nel Sud. Dal North Carolina alla Georgia, passando per il New Hampshire e la Virginia, i risultati delineano una mappa elettorale particolarmente favorevole ai Democratici, che riescono a trasformare il malcontento nei confronti dell’amministrazione in un’affermazione politica a valanga. Significativo l’esito della Carolina del Nord, dove l’ex governatore Democratico Roy Cooper ha sconfitto il Repubblicano Michael Whatley, conquistando una a posizione tradizionalmente appannaggio dei conservatori. Si tratta di una vittoria di particolare rilevanza anche per il profilo dei due candidati.
A spiegare quella che viene considerata l’implosione dei Repubblicani contribuiscono soprattutto i temi economici e sociali che hanno dominato la campagna elettorale. Il costo della vita, l’inflazione, il prezzo della benzina e dei generi alimentari hanno traumatizzato gli americani, ed hanno acuito le critiche dell’opinione pubblica per le scelte dell’amministrazione. Per gli elettori, il voto di metà mandato ha rappresentato un’occasione per bocciare senza appello i primi due anni della nuova Presidenza Trump, andando ben oltre le singole candidature locali. Da parte sua il Presidente si è dato la zappa sui piedi, aggravando le critiche determinate dalla situazione economica e dalla guerra all’Iran, ed al culmine del narcisismo e della vanagloria ha trasformato la consultazione in un referendum sul proprio operato, partecipando ossessivamente alla campagna elettorale. Una strategia suicida che ha finito per trascinare alla sconfitta quasi tutti i candidati sostenuti direttamente dalla Casa. Molto al di là delle valutazioni sulla cosiddetta modalità dell’”anatra zoppa” nella quale sarà costretto a destreggiarsi nei rimanenti due anni di Presidenza, per Trump il colossale, omogeneo e generalizzato pollice verso manifestatogli dal popolo americano azzera definitivamente tutti i suoi retropensieri su una terza candidatura presidenziale.
Un’inammissibile strappo alla Costituzione che il tycoon accarezzava di compiere, aggirando con trucchi e cavilli al limite del colpo di stato l’espresso divieto di un terzo mandato. Un’opzione scellerata che avrebbe potuto giustificare al grido ” è il popolo che lo vuole” esclusivamente nel caso di un successo alle elezioni di midterm, conclusesi invece con la sua epocale e inappellabile bocciatura. Per i Democratici, invece, i risultati rappresentano un’importante occasione di rilancio dopo le difficoltà attraversate negli ultimi anni e prospettano una nuova base dalla quale ripartire in vista soprattutto delle elezioni del 2028 per la Casa Bianca. Da parte loro, gli americani hanno restituito al mondo l’immagine di un Paese in grado di superare le divisioni all’amministrazione una correzione di rotta. L’alba del day after elettorale illumina un’America che ha ripreso ad amarsi. “Blu, blu, l’amore é blu come il cielo se il sole é lassù” cantava una canzone folk dei tempi di Bob Dyùlan e Joan Baez che ora sembra un inno alla vittoria dei colori del Partito Democratico e della democrazia del Paese della democrazia.
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