Veneto

20 morti in nove mesi


Padova è la provincia veneta con il più alto indice di mortalità sul lavoro: 34,3 vittime ogni milione di occupati, un valore che la colloca in zona rossa, tra i territori con il rischio più elevato. Nei primi nove mesi del 2026 si contano infatti 20 decessi sul lavoro nel Padovano, il dato più alto della regione, davanti a Treviso (16), Venezia (15), Verona (14), Vicenza (13), Belluno (6) e Rovigo (3).

È il quadro che emerge dall’ultimo report dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, relativo al periodo gennaio-settembre 2026. Complessivamente, in Veneto le vittime sono state 87, esattamente come nello stesso periodo del 2025. La regione si colloca in zona arancione, con un’incidenza di mortalità pari a 26,3 decessi per milione di occupati, superiore alla media nazionale di 24,7.  Il dato padovano è dunque il più preoccupante a livello regionale. In zona arancione, oltre al Veneto nel suo complesso, si trovano anche le province di Vicenza (28,6) e Verona (26,1). In zona gialla figurano invece Belluno e Treviso (22,7), Venezia (21,2) e Rovigo (20,8). Sul totale regionale, 58 decessi sono avvenuti in occasione di lavoro, due in meno rispetto al 2025, mentre 29 sono stati registrati in itinere, cioè durante il tragitto casa-lavoro, due in più rispetto allo scorso anno.

«Dopo un inizio anno che faceva intravedere segnali di miglioramento – sono queste le criticità evidenziate da Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, sui dati dei primi nove mesi del 2026 -.  Il bilancio delle vittime sul lavoro in Veneto torna a destare preoccupazione: nei primi nove mesi del 2026 sono 87 i decessi, esattamente come nel 2025. Un dato che non può rassicurare, soprattutto considerando che la regione rimane in zona arancione, con un’incidenza di mortalità superiore alla media nazionale. Un ulteriore segnale d’allarme arriva da Padova che, con 20 vittime, si colloca in zona rossa con l’indice di mortalità più elevato del Veneto (34,3). A questo si aggiungono il dato relativo ai lavoratori stranieri, che rappresentano oltre il 35% delle vittime complessive, e l’aumento del 2,2% delle denunce di infortunio. Dietro un dato regionale apparentemente stabile, dunque, emergono situazioni molto diverse, che richiedono maggiore attenzione da parte delle istituzioni e interventi di prevenzione mirati, soprattutto laddove si registrano i livelli di rischio più elevati».

Gli infortuni

In aumento anche le denunce di infortunio. Nei primi nove mesi del 2026 in Veneto ne sono state presentate 53.873, contro le 52.691 dello stesso periodo del 2025, con una crescita del 2,2%. Padova è seconda per numero di segnalazioni, con 10.394 denunce, preceduta da Verona (10.878). Seguono Vicenza (9.973), Venezia (9.553), Treviso (9.326), Belluno (2.126) e Rovigo (1.623).

Tra i dati che destano maggiore attenzione c’è anche quello relativo ai lavoratori stranieri: 31 delle 87 vittime registrate in Veneto erano di nazionalità straniera, oltre il 35% del totale. Le denunce di infortunio che li riguardano sono state 14.771, di cui 12.282 per incidenti avvenuti durante l’attività lavorativa.

Per quanto riguarda il genere, le denunce femminili sono state 18.047, di cui 14.098 per infortuni in occasione di lavoro. Quelle relative agli uomini ammontano invece a 35.826, con 31.172 casi avvenuti durante l’attività lavorativa. La fascia d’età più colpita dagli infortuni mortali in occasione di lavoro è quella tra i 45 e i 54 anni, con 18 vittime. Seguono i lavoratori tra i 55 e i 64 anni (13 casi), gli over 65 (11) e la fascia tra i 35 e i 44 anni (10).  A livello settoriale, le attività manifatturiere si confermano quelle con il maggior numero di denunce di infortunio in occasione di lavoro: 9.657. Seguono le costruzioni (3.396), il commercio (3.062), il trasporto e magazzinaggio (2.657) e la sanità (2.602).

 


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