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Trump taglia caccia e navi dal fianco est della Nato: così il tycoon prepara il disimpegno in Europa

Nuova picconata dell’amministrazione americana guidata da Donald Trump al sistema di sicurezza europeo nato dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale. Stando infatti a quanto riportato dal New York Times, gli Stati Uniti starebbero infatti pianificando di ridurre “significativamente” il numero di caccia e navi da guerra messi sin qui a disposizione per le operazioni dell’Alleanza Atlantica nel Vecchio Continente. Un’iniziativa che, sottolinea il quotidiano Usa, accelererebbe il processo di ridimensionamento della protezione offerta dall’America agli alleati europei negli ultimi otto decenni e limiterebbe la capacità della Nato di lanciare attacchi a lungo raggio e di condurre attività di sorveglianza.

La decisione della Casa Bianca – che arriva mentre alle porte dell’Europa il conflitto in Ucraina, ancora lontano dalla sua conclusione, supera in durata il primo conflitto mondiale – sarebbe stata già comunicata agli alleati ad inizio giugno in un documento scritto. Notevole la prevista riduzione dei mezzi militari Usa nel Vecchio Continente. Gli F-16 e F-15 passerebbero da 150 a 100, gli aerei da ricognizione marittima scenderebbero a 15 unità dalle attuali 26. Degli otto aerei cisterna per il rifornimento in volo al momento stazionati in Europa non ne rimarrebbe neanche uno. Nel documento visionato in parte dal New York Times si notificherebbe inoltre lo spostamento di un sottomarino per il lancio di missili, di una portaerei, insieme a diverse navi da guerra e alle decine di caccia che partecipano al gruppo navale, e di uno dei due gruppi di bombardieri destinati sino ad ora alla difesa europea.

Le indiscrezioni di stampa in questione, alcune delle quali sono state pubblicate per la prima volta dal quotidiano tedesco Die Welt, hanno il merito di rappresentare con chiarezza come e in quale misura Donald Trump intenda realizzare il più volte annunciato ritiro dell’impegno americano dalla Nato. Allo stato attuale non si conoscono le tempistiche del ridimensionamento Usa anche se i funzionari americani consultati dal New York Times hanno affermato che avverrà molto presto, ben prima di quanto previsto dagli alleati europei.

Al di qua dell’Atlantico, la mossa improvvisa del Pentagono ha sollevato diverse preoccupazioni. Ad esempio, gli esperti sostengono che il ritiro Usa potrebbe compromettere le capacità della Nato di monitorare il traffico sottomarino russo o di lanciare missili Tomahawk a lungo raggio in profondità nel territorio russo. Gli addetti ai lavori avvertono che sebbene gli europei possiedano capacità missilistiche simili, i missili costituiscono un deterrente maggiore per Mosca quando vengono impiegati da Washington, poiché gli europei potrebbero essere più restii ad impiegarli. Una situazione che, tra i vari scenari potrebbe portare la Russia ad azzardare un’escalation nel Vecchio Continente.

I tagli che gli Stati Uniti si apprestano ad eseguire dovrebbero comunque essere mitigati in parte dal fatto che le truppe Usa continueranno a costituire una delle maggiori forze Nato in Europa. Inoltre i Paesi dell’Alleanza, consapevoli delle minacce rivolte più volte da Trump ai membri dell’organizzazione, hanno già avviato un processo di riarmo nazionale.

Che si sia lontani da una situazione ottimale lo dimostrano però le dimissioni rassegnate nelle ultime ore dal ministro della Difesa britannico, John Healey, il quale ha accusato il premier Keir Starmer di non spendere abbastanza per la difesa della nazione.


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