Truffa a Revolut con un account della prefettura di Reggio Calabria. Hacker chiedono 3 milioni di dollari entro 24 ore
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Si è attivata anche la Direzione nazionale antimafia ed antiterrorismo – a quanto si apprende – sul caso della truffa alla banca Revolut, portata a segno utilizzando un account della prefettura di Reggio Calabria. I magistrati della Dna intervengono quando la violazione riguarda un ente governativo. La prima informativa della Polizia postale dà conto di un’azione molto sofisticata. Si sta cercando di capire se l’email certificata della prefettura sia stata “bucata” oppure clonata.
Analisi sono in corso anche sulla rivendicazione apparsa a nome del gruppo “iamnotavillain” e si sta monitorando il dark web per verificare un’eventuale messa in vendita di dati trafugati ai correntisti della fintech inglese. Gli hacker del collettivo, che rivendicano di aver carpito dati d’identità di quasi 700 clienti internazionali della banca digitale britannica Revolut, chiedono all’azienda il pagamento di un riscatto pari a 3 milioni di dollari entro 24 ore: altrimenti minacciano di vendere i dati ad altri gruppi criminali. Lo riporta il Financial Times, citando un messaggio online attribuito allo stesso gruppo di pirati informatici.
Potrebbero esserci anche documenti delle forze dell’ordine italiane nelle mani degli hacker che hanno colpito la banca digitale inglese Revolut impossessandosi di un fiume di dati sensibili di correntisti. Il gruppo ‘I Am Not A Villain’- contattato dal Financial Times tramite Telegram – sostiene di aver compromesso i sistemi, con un’operazione durata alcuni mesi, e di possedere 147 gigabyte di dati, inclusi documenti interni e chat di agenti.
Un aspetto su cui ora si stanno effettuando verifiche per stabilire la veridicità della rivendicazione. Allo stesso tempo, gli investigatori stanno monitorando il dark web per verificare un’eventuale messa in vendita delle informazioni sensibili trafugate ai clienti della fintech inglese. Nei messaggi scambiati con il quotidiano della City, gli hacker spiegano di essersi finti «un ente delle forze dell’ordine» italiane e che Revolut ha «collaborato come un “bravo ragazzo”».
Per rendere più attendibile il racconto il gruppo ha anche condiviso alcuni screenshot con immagini delle mail scambiate.
A poche ore dalla notizia della maxi truffa informatica la Procura di Reggio Calabria ha aperto un’inchiesta e sul tavolo dei magistrati è stata trasmessa una prima informativa della polizia postale sull’accesso abusivo alla pec della prefettura. Il reato ipotizzato è di intrusione in un sistema informatico di pubblico interesse. Al momento gli investigatori non hanno la certezza che sia stato compromesso un computer della Prefettura di Reggio Calabria o del Viminale. Di sicuro, ritengono che si sia trattato di un’operazione molto sofisticata. In particolare, gli esperti sono al lavoro per stabilire se la mail istituzionale sia stata ‘bucatà oppure clonata. In ogni caso gli hacker sono riusciti a farsi consegnare dati sensibili (passaporto, carta d’indentità, conti bancari, operazioni con i Bitcoin, ecc.) di alcune centinaia di correntisti (680, stima il Financial Times) della banca inglese servendosi della mail istituzionale della prefettura.
Intanto la banca ha tranquillizzato i clienti assicurando che “i sistemi di Revolut e i fondi dei clienti non sono stati toccati”. Ma la truffa è stata clamorosa per la modalità con cui è stata messa a segno: prima di destare sospetti gli hacker avrebbero presentato richieste, firmate “polizia postale” e da un dominio interno.it, spalmate in più periodi nell’arco di sei mesi. E dopo l’episodio si è mossa anche l’Autorità Garante della Privacy che ha avviato una verifica immediata su eventuali falle nella sicurezza degli accessi delle banche italiane, sia per appurare se ci siano stati altri casi di tentata infiltrazione sia per richiamare gli istituti bancari a un controllo efficace al proprio interno. Dagli uffici dell’Autorità Garante è partita una comunicazione alla rete dei responsabili di protezione dati degli istituti bancari invitando a procedere ad una “solerte verifica” sui propri sistemi e, nel caso di falle accertate, a provvedere a prendere subito contatto con l’Autorità. Si è fatta inoltre promotrice di un’azione con l’Autorità omologa lituana (dove si trova la sede legale principale di Revolut), comunicando le informazioni in possesso del Garante italiano, e invitando a uno scambio di informazioni, così da rafforzare l’azione di contrasto. Infine il Garante si è attivato sul fronte del ministero degli Interni per inquadrare più approfonditamente la vicenda Revolut e appurare se vi sono altre banche o istituti finanziari coinvolti.
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