Lazio

«Troppi decibel e tir sulle aree archeologiche»

Le note di Cesare Cremonini fanno ballare una distesa sterminata di fan, la macchina del turismo esulta per l’ennesimo sold-out e il Campidoglio blinda l’estate dei grandi eventi musicali.

Eppure, a pochi metri dai decibel del palcoscenico, tra i villini e i viali alberati del colle Aventino, l’atmosfera è di tutt’altro tenore.

La trasformazione stabile dell’antica arena romana in un gigantesco hub per mega-concerti pop e rock torna a spaccare la città, riaccendendo la storica trincea tra le ragioni del divertimento di massa (e del relativo indotto economico) e quelle della tutela di un patrimonio fragile e unico al mondo.

A farsi portavoce dell’esasperazione dei residenti è l’associazione Amici dell’Aventino, che da anni monitora l’impatto dei grandi show sul tessuto urbano e archeologico.

La denuncia è netta: l’incremento esponenziale del numero e della portata dei live starebbe portando il sito oltre il punto di rottura, ignorando i vincoli geologici e storici dell’area.

L’ombra di Travis Scott e l’incubo dei “terremoti” artificiali

Nelle assemblee del comitato di quartiere c’è un precedente che viene evocato come un vero e proprio trauma collettivo: il famigerato concerto del rapper americano Travis Scott nell’estate 2023.

In quella calda notte di agosto, i saltati simultanei di 60mila spettatori generarono vibrazioni tali da far tremare i pavimenti dei palazzi circostanti, spingendo centinaia di cittadini a tempestare di chiamate i vigili del fuoco convinti che fosse in corso un forte terremoto.

«Quell’episodio doveva essere un punto di svolta e una lezione per il futurospiegano dall’associazionema si è preferito continuare sulla strada dei mega-allestimenti, ignorando lo stress a cui vengono sottoposti i monumenti e le abitazioni».

Foto repertorio

Tir sulle rovine e rischio idrogeologico nel sottosuolo

Le preoccupazioni più grandi, tuttavia, non riguardano solo l’inquinamento acustico, ma l’impatto dei mezzi pesanti necessari per montare e smontare i palchi corazzati dei tour. L’Aventino e la valle del Circo Massimo poggiano infatti su una fitta rete di cavità sotterranee, antiche cave di estrazione e strutture di epoca romana.

Il continuo viavai di bilici e gru, secondo i residenti, rischia di accelerare i fenomeni di dissesto idrogeologico e di cedimento del terreno in una zona storicamente fragile.

A questo si aggiunge la denuncia sui frequenti allagamenti e ristagni d’acqua che si verificano al Circo Massimo dopo ogni temporale intenso.

Il sospetto dell’associazione, che richiede approfonditi studi tecnici, è che il peso combinato delle strutture temporanee e della folla abbia progressivamente compattato il suolo, azzerando la sua naturale capacità drenante e creando una palude artificiale a ogni acquazzone.

Mentre il calendario dei prossimi anni promette di raddoppiare le date e l’indotto turistico, il braccio di ferro resta aperto.

La sfida per Roma resta la più complessa: trovare il confine esatto tra la valorizzazione pop dei suoi spazi e l’obbligo storico di consegnare intatta la sua archeologia alle future generazioni.

Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.

Scrivi un commento


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »