Calabria

Tra le vittime innocenti dei clan della Sibaritide anche un bimbo e 3 donne

Dal labirinto che ha inghiottito la vita di Giuseppe Scorza emerge la trama mafiosa. Uno scenario investigativo a senso unico che continua ad essere esplorato con determinazione dagli “007” dei carabinieri. Tutto il resto è ancora precario. Gli investigatori dell’Arma scavano nel tunnel delle ipotesi per rimuovere le incrostazioni che filtrano e fanno svanire la verità sull’agguato. Cercano tracce dei killer e pure della moto, probabilmente rubata, utilizzata per la fuga. Non si esclude che il mezzo possa essere stato abbandonato e distrutto dal fuoco. La storia oscura resta inevitabilmente imprigionata dentro quel cadavere. L’autopsia potrà svelare solo in parte quello che è realmente accaduto venerdì mattina in via Imbriani, a Lauropoli. Altri dettagli potranno arrivare dai rilievi balistici, dalle traiettorie dei proiettili che saranno ricostruite, verosimilmente, anche con l’aiuto di esperti.

Ma l’inchiesta percorre pure le tortuose strade disegnate dalle tracce telefoniche in entrata e in uscita registrate sull’utenza di Scorza. Chiamate e contatti che potrebbero semplificare il percorso delle investigazioni e dare maggiore consistenza alla ricerca del movente. Ma si tratta, naturalmente, di ipotesi.
L’omicidio genera un’angoscia strana, la sensazione che nutre la paura in una terra, purtroppo, abituata a fare i conti con le morti violente. Qui, negli anni, sono divampati spesso focolai di odio. Cassano e la Sibaritide sono stati teatri di una lunga stagione di morte, con agguati ricondotti, in diversi casi, a dinamiche della criminalità organizzata. Le campane hanno annunciato periodicamente lutti e nel paese ci sono sempre state donne vestite di nero. Ma nel Cassanese la ’ndrangheta non ha colpito soltanto uomini ritenuti appartenenti o vicini agli ambienti criminali. La violenza mafiosa ha travolto anche persone estranee alle faide, donne innocenti e persino un bambino.
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