Tra bufale, intelligenza artificiale e cyberbullismo: 9 adolescenti su 10 a rischio sui social. Ma le famiglie italiane non lo sanno

Scrollare la home di TikTok o Instagram in cameretta sembra un passatempo innocuo. I ragazzi si chiudono nella loro stanza, mettono le cuffie e si immergono nel proprio spazio digitale privato.
Eppure, dietro a quei video divertenti si nasconde un ambiente pieno di trappole quotidiane. L’ultimo report della Commissione Europea porta alla luce un dettaglio allarmante: prendendo in esame gli ultimi tre mesi, soltanto il 10% dei giovani ha navigato senza imbattersi in contenuti angoscianti o dannosi. Tutti gli altri hanno dovuto fare i conti con il lato oscuro della rete.
L’inganno dell’intelligenza artificiale e le false notizie
A guidare la lista delle insidie ci sono i pericoli più sfuggenti, quelli pensati appositamente per ingannare la mente. Il 39% degli intervistati si è scontrato con contenuti generati dall’intelligenza artificiale praticamente impossibili da distinguere dalla realtà. A ruota seguono le informazioni false o fuorvianti, le ben note bufale, che hanno raggiunto il 35% degli adolescenti. Sulle piattaforme agisce poi una pressione costante che sfrutta le insicurezze dei più giovani:
- le pubblicità sul gioco d’azzardo colpiscono il 28% dei ragazzi;
- i discorsi d’odio e i messaggi che promuovono prodotti poco sani si fermano entrambi al 25%;
- le influenze su cosa comprare arrivano al 24%;
- l’ossessione per i canoni estetici da rispettare coinvolge il 21% degli utenti.
Le aggressioni dirette e il cyberbullismo
Accanto alla disinformazione e alle trappole commerciali, si apre il delicato capitolo delle aggressioni personali. Anche valutando una finestra di tempo così breve, i numeri del sondaggio delineano una quotidianità pesante per molti studenti. Le ferite più profonde arrivano da:
- l’esposizione a contenuti violenti non desiderati, segnalata dal 19%;
- l’incontro casuale con materiali sessualizzati, indicato dal 18%;
- gli episodi diretti di cyberbullismo o molestie, subiti dal 17% dei giovani;
- le richieste insistenti di condividere immagini intime, che tormentano il 10% del campione.
I dati europei confermano un aggravante: chi si iscrive ai social prima dei dieci anni d’età e chi passa molte ore connesso durante il fine settimana risulta quasi due volte più esposto a queste forme di prevaricazione.
In Italia i genitori restano all’oscuro
Mamme e papà riescono ad accorgersi di queste difficoltà? La ricerca svela un distacco evidente tra ciò che accade sugli schermi dei figli e ciò che arriva alle orecchie dei genitori.
Concentrandosi esclusivamente sull’Italia, i grafici restituiscono una grande inconsapevolezza. Il 53% delle famiglie del nostro Paese dichiara di non avere alcuna idea delle esperienze negative vissute dai ragazzi online. Quando questa bolla di silenzio si rompe, il merito è quasi sempre dei figli: nel 22% dei casi sono proprio i ragazzi a trovare il coraggio di parlarne a casa. Le scoperte fatte dai genitori in totale autonomia sono ferme ad appena il 13%, mentre in un restante 8% delle situazioni l’avviso ai familiari arriva da persone esterne.
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