Tip Toe
É una visione che scuote, fortissimo, quella di questa tragica commedia nera inglese. Che lascia senza domande, con la certezza della china intrapresa dalla societá moderna, dopo decenni di conquiste.

Per certi versi speculare (per tema e diegesi) a un’altra grande serie di quest’anno, “Half Man” di Richard Gadd, “Tip Toe” inizia con un corpo senza vita apppeso per il collo a un palo della luce in una stradina di Manchester. Issato come una bandiera d’odio. É Leo, proprietario di un bar gay di Canal Street.
Quella che vediamo scorrere nel corso di queste cinque, fulminanti, divertentissime puntate é la sua ultima settimana o poco piú, prima di quella che é a tutti gli effetti un’esecuzione. Un’escalation di equivoci che inizia quando la sua vita si incrocia con quella del vicino elettricista, omofobo, complottista negazionista di Covid e HIV.
La scrittura al fulmicotone, con alcune parti che rasentano il trattato politico, e le due interpretazioni gi-gan-tes-che di Morrissey e Cumming fanno di questa finta storia vera una perla rara, e contundente, della televisione moderna.
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