Cultura

The Weekender: ascolta gli album di Quicksand, Tricky, Yard Act (e molti altri…) usciti oggi

Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografiche. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente, sospirato, weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi…buon ascolto.

QUICKSAND – “Bring On The Psychics”
[Equal Vision]post-hardcore
È impossibile sopravvalutare l’influenza che i Quicksand hanno avuto sulla scena hardcore. Formatisi a New York City nel 1990 dalle ceneri dei Gorilla Biscuits, degli Youth of Today, dei Burn e dei Bold, la band ha preso l’aggressività dell’hardcore aggiungendovi un suono più incisivo e incentrato sul groove, inventando involontariamente il genere oggi noto come post-hardcore. Dopo aver pubblicato due capolavori con etichette major negli anni Novanta — “Slip” del 1993 e “Manic Compression” del 1995 — la band si sciolse all’apice del proprio successo, per poi riunirsi nel 2012 e pubblicare “Interiors” e “Distant Populations”. Ispirato da una citazione dello scienziato Carl Sagan, “Bring On The Psychics”, il primo album dei Quicksand dopo cinque anni e il loro debutto con la Equal Vision Records, vede il chitarrista e cantante Walter Schreifels esaminare il proprio passato attraverso la realtà presente. «Per questo album sono tornato a molte delle mie influenze iniziali, come i Break Down The Walls o gli Start Today», spiega. «Che ti piaccia l’hardcore o lo youth crew, sono dischi davvero fantastici perché parlano del proprio tempo e indicano possibili percorsi verso un futuro migliore…con parti da pogo. È questa l’energia che volevo infondere in questo lavoro».

TRICKY – “Different When It’s Silent”
[False Idols]elettronica

Registrato tra la casa di Tricky in Francia e le sessioni a Bristol, l’album attinge fortemente alla comunità musicale che lo ha plasmato. Al centro del suo sound c’è la voce del cantante di Bristol Mitch Sanders, il cui falsetto soul pervade gran parte del disco. Il loro legame riflette un background musicale condiviso e una chimica istintiva che traspare dalle interpretazioni. Attraverso quattordici brani, Tricky fonde blues essenziale, elettronica cupa, chitarre distorte e ritmi hip-hop spogli in un suono che appare al tempo stesso essenziale ed espansivo. L’album si muove con fluidità tra gli stili, mantenendo al contempo quella sperimentazione instancabile che ha caratterizzato il suo lavoro per oltre tre decenni. «Adoro semplicemente fare musica», afferma Tricky. «Sono grato di aver avuto la possibilità di vivere questa vita e di continuare a creare».

YARD ACT – “You’re Gonna Need A Little Music”
[Island]indie-rock

Gli Yard Act, candidati al Mercury Prize, tornano con il loro terzo album in studio, “You’re Gonna Need A Little Music”, prodotto da Justin Meldal-Johnsen (Beck, Wolf Alice) e pubblicato dalla Island Records.

MOCK MEDIA – “Rat Bastard”
[Meat Machine]art-rock

Il disco fonde power-pop e garage-rock con un’irriverente vena ironica, attingendo a classici come The Cars e The Clash.

LENNY KAYE – “Goin’ Local”
[Yep Rock]classic rock

È difficile credere che una leggenda come Lenny Kaye non abbia mai pubblicato un album da solista prima d’ora. Tuttavia, dopo aver scritto canzoni e suonato la chitarra con la sua compagna musicale Patti Smith per oltre mezzo secolo, aver contribuito a definire il canone di diverse epoche musicali attraverso le sue compilation Nuggets e aver prodotto album pluripremiati di Suzanne Vega, Kristen Hersh, Soul Asylum e altri, si può tranquillamente affermare che sia stato impegnato ad arricchire con il proprio tocco personale i dischi altrui e a diffondere il verbo del garage rock e della storia della musica psichedelica. All’età di 79 anni, Lenny è finalmente pronto a pubblicare il suo album solista di debutto. Nel disco figurano anche un paio di ospiti di rilievo. Patti Smith ha co-scritto “Solstice” con Lenny. In “Let’s Make a Memory” si esibisce il pianista jazz Matthew Shipp. In “Pennsylvania Girls” suona il violino Tim Carbone dei Railroad Earth. David Mansfield ha curato gli arrangiamenti per archi nell’ultimo brano, “Yes I Will”. Lenny si occupa di tutto il resto alla chitarra e alla pedal steel, accompagnato da un paio di sezioni ritmiche locali.

RADKEY – “Bedroom Sand”
[Little Man Records]punk-rock

La band voleva specificatamente brani che avessero un forte impatto dal vivo, pensati per i club affollati e sudati e per il pubblico che urla i testi verso il palco. Anche “Bedroom Sand” è stato registrato in un modo piuttosto anticonvenzionale. Durante le vacanze estive del 2025, la band ha collaborato con un professore della Syracuse University e si è intrufolata nello studio musicale dell’università per registrare l’album mentre gli studenti erano assenti. Onestamente, questa storia sembra in qualche modo perfettamente in linea con lo stile dei Radkey.

LOATHE – “A Stranger To You”
[Nuclear Blast]metal

Il quartetto metal di Liverpool Loathe torna con un’opera di quattordici brani che ha richiesto sei anni di lavoro. Spaziando tra metal progressivo, shoegaze, psichedelia e atmosfere elettroniche, l’album intreccia momenti salienti della loro vita personale in quello che è il loro lavoro più ambizioso dal punto di vista sonoro. Un’esperienza di ascolto da vivere dall’inizio alla fine che consolida il loro posto tra gli artisti più importanti della musica heavy.

HELADO TROPICAL – “Helado Tropical”
[Psychic Hotline]alternative

Ci sono collaborazioni che sembrano costruite ad arte, e poi ce ne sono altre che ricordano il calore del sole estivo di una domenica. “Helado Tropical”, l’album di debutto frutto della collaborazione tra Helado Negro e Reyna Tropical, appartiene a questa seconda categoria, traducendo in suoni quella tenerezza spensierata e inondata dal sole. Non è nato tanto da un piano quanto da un incontro: due artisti che ruotavano attorno a interrogativi simili sul linguaggio, l’identità e la musica, e che alla fine si sono ritrovati nella stessa stanza. Ciò che ne è seguito è stato meno un processo di scrittura tradizionale e più uno svolgersi condiviso: uno scambio istintivo e coinvolgente che ha attraversato geografie, fusi orari e stati d’animo. In tutto l’album “Helado Tropical” si nota una marcata assenza di vincoli: non solo dal punto di vista musicale, ma anche concettuale. Entrambi gli artisti condividono una resistenza di lunga data alle aspettative spesso riposte nella musica latina: come dovrebbe suonare, come dovrebbe far sentire, quali storie dovrebbe raccontare. Come fanno individualmente, questi due artisti creano spazio per qualcosa di più fluido e personale in questo progetto.

THE WATERBOYS – “Atlantic Rain: The Lost Fisherman’s Blues Recordings”
[Chrysalis]rock

Le sessioni di registrazione dell’album “Fisherman’s Blues” sono state rivisitate per un nuovissimo cofanetto composto da 3 CD e 3 LP in vinile, contenente registrazioni inedite. Durante le famose sessioni dei Waterboys per “Fisherman’s Blues” del 1986-88 sono state registrate quasi 400 bobine multitraccia, per un totale di 150 ore di musica. Tra queste c’erano 80 nastri senza titoli dei brani, ma solo appunti sommari come ‘jam’ o “sconosciuto”. Nel 2024 il leader della band, Mike Scott, ha esaminato la maggior parte di questi nastri, ascoltandoli per la prima volta da quando erano stati registrati e scoprendo così decine di brani che la band aveva dimenticato: registrazioni perdute, alcune improvvisate sul momento, altre lavorate meticolosamente, che in molti casi eguagliano la qualità di quelle contenute nel classico album originale del 1988. Scott le ha raccolte in una collezione in triplo CD e vinile.

MERZBOW – “Vapor Hoof”
[Etherworld]elettronica, noise

Etherworld è orgogliosa di annunciare l’uscita del nuovo album di Merzbow, “Vapor Hoof”, in formato CD. Questa nuova uscita di Masami Akita è in grado di stravolgere il ritmo e sconvolgere la mente.

SWAPMEET – “Mount Zero”
[Winspear]indie-rock

Un viaggio on the road travolgente e dominato dalla chitarra, che richiama e ridà nuova vita all’alt rock e allo slowcore degli anni ’90 e dei primi anni 2000: “Mount Zero”, l’LP di debutto degli Swapmeet, segna il momento in cui il quartetto australiano trova la propria identità. Dopo il loro EP d’esordio “Oxalis” del 2024, dal tono sognante, “Mount Zero” arriva sulla scia della firma del contratto con l’etichetta Winspear. Coniugando una dolcezza ariosa con un surrealismo frastagliato, “Mount Zero” trasforma molti dei rimpianti e delle incertezze della giovane età adulta in una fiducia nascente e ritrovata. Sebbene i membri degli Swapmeet spesso inizino a scrivere le loro canzoni individualmente, i brani di “Mount Zero” hanno finito per ruotare attorno a temi comuni: primi amori, prime delusioni amorose, primi momenti imbarazzanti, primi disastri. Il risultato è un disco in cui gli Swapmeet racchiudono l’intensità da stringere i denti di sentirsi cambiare a livello cellulare sotto le pressioni inesorabili della realtà. È un tributo a tutte le vite che non potranno mai essere vissute, a tutti i percorsi che non saranno mai intrapresi – e anche un’ode a quella che si trova proprio davanti a noi.

CATHERINE MOAN – “CM Ultra”
[Born Losers]synth-pop

“CM Ultra” è l’ultimo lavoro synth pop elettrico e ad alta energia dell’artista Catherine Moan, con sede a Los Angeles. A cinque anni di distanza dal suo primo album (pubblicato anch’esso dalla Born Losers Records di Filadelfia), la miscela unica di Catherine Moan tra new wave degli anni ’80, synth pop degli anni 2000 e musica dance elettronica contemporanea ha raggiunto una nuova dimensione, con una produzione e una composizione che superano di gran lunga quelle del suo debutto. Sebbene a prima vista possa sembrare una raccolta di brani pop spensierati, un ascolto più attento rivela testi che reagiscono agli attacchi psicologici sferrati dai media, alle campagne politiche contro le persone queer in America e alla sua lotta per orientarsi nella vita in quel mondo. Album profondamente personale, visto attraverso la lente di strumentazioni e ritmi ottimistici, “CM Ultra” dimostra senza dubbio di valere l’attesa.

IRIS TEMPLE – “Ghosts of the Future”
[Sooper Records]R&B

Gli Iris Temple sono una band, o più precisamente un duo, o come potrebbero semplicemente definirsi loro stessi: due migliori amiche che parlano la stessa lingua musicale. La definizione piuttosto vaga che il duo dà di sé potrebbe essere il risultato diretto della loro diffidenza nei confronti di un’industria musicale che cerca di definire, mercificare e svuotare di significato tutto ciò che la circonda. Infatti, ogni aspetto del percorso degli Iris Temple sembra sfidare le convenzioni del settore. L’ultimo progetto è un crudo riflesso della vita all’interno di un impero in decadenza. Attraverso sette brani realizzati all’incrocio tra sperimentazioni elettroniche e virtuosismi strumentali dal vivo, le due si scambiano i versi e cantano insieme in armonie ricche e stratificate su groove subacquei sottilmente travolgenti. Il contrasto tra synth futuristici e archi acustici nel panorama sonoro del progetto rispecchia l’ironica dissonanza tra la sua produzione rilassata e i testi pungenti.

THE MENZINGERS – “Everything I Ever Saw”
[Epitaph]punk

L’ottavo album delle leggende del punk di Filadelfia racconta momenti di cambiamento significativo – sul piano personale, politico e universale – tornando al contempo ai principi creativi fondamentali che li hanno resi famosi tra gli ascoltatori di tutto il mondo. Dopo vent’anni di carriera, i Menzingers hanno scoperto che la saggezza acquisita con il passare del tempo è ancora più forte dell’armatura emotiva che indossavano in gioventù, e “Everything I Ever Saw” ritrae il quartetto mentre abbraccia il qui e ora, rafforzando al contempo i legami che li hanno tenuti uniti.

MAX SUBAR – “Anything Could Be”
[Merge]cantautorato

Il cantautore di Chicago Max Subar ha gettato le basi del suo album di debutto in una casa sulle rive di un lago ghiacciato nel Wisconsin. Subar è tornato al paesaggio sonoro e spirituale che aveva coltivato durante la sessione iniziale di dieci giorni, rimanendo presente in quel momento lavorando solo quando riusciva a calarsi davvero nel suo cuore. La maggior parte delle sessioni aggiuntive che conferiscono consistenza e colore all’album sono state registrate nello studio di casa di Subar. “Eseguire non più di qualche take di queste parti è stato fondamentale per evitare che le canzoni risultassero mai faticose, stanche o troppo elaborate“, dice Subar. «Se non riuscivo a ottenere il risultato desiderato in circa tre take, qualcosa non andava. Forse la parte era troppo intricata. Forse era il mio approccio. Qualunque cosa significasse, l’ho preso come un segnale per andare avanti». Le sue 11 canzoni sono intrise di quella che la poetessa Adrienne Rich definiva «una pazienza selvaggia», una quiete radicale che è, di per sé, un viaggio verso la consapevolezza, la pace e la conoscenza di sé. Non fa promesse su ciò che verrà dopo. Eppure, ti lascia in trepidante attesa di ciò che potrebbe essere, purché spinga Subar a prendere la chitarra e a suonarla come ha fatto in questo capitolo della sua vita.

GRACIE ABRAMS – “Daughter from Hell”
[Interscope]pop

Il terzo album della cantautrice statunitense è arrivato.

EARTHEATER – “Heavenly Body: If I’m The Bottle You’re The Message”
[Because]elettronica

Il settimo album degli Eartheater è tanto personale quanto universale. Esplorando il corpo in gravidanza come ricettacolo di qualcosa di più grande di sé, offre uno sguardo intimo su cosa significhi portare in grembo e dare alla luce un altro essere umano. È un disco di profonda introspezione, di urina raccolta in provette e di sesso in gravidanza. Un mix di ninne nanne dance, brani post-wave da discoteca, inni prismatici e art-pop da stadio, “Heavenly Body” apre un nuovo capitolo nella già ricca discografia di Drewchin. Pur essendo l’esperienza singolare di una donna – la versatile compositrice, cantante, produttrice e polistrumentista Alexandra Drewchin – “Heavenly Body” esplora i sentimenti che altre persone hanno provato, in modi diversi, senza necessariamente essere genitori.

LIDO PIMIENTA – “Caribenya”
[Anti]alternative

Dopo “La Belleza” dello scorso anno, un nuovo album trascendentale nato dal dialogo con la musica classica europea e la sua vita personale, Lido si lancia in un nuovo ritmo ribelle. L’artista multidisciplinare, pioniera, candidata ai GRAMMY e vincitrice del Premio Polaris, torna con un album nuovissimo, “Caribenya”. Il titolo del nuovo album è un gioco di parole tra “Caribe” ed “Enya”, un omaggio alla misteriosa cantante irlandese di cui Pimienta è fan. La figura esoterica di Enya ha sempre esercitato una forte influenza su Pimienta, che ascolta la sua musica per concentrarsi mentre scrive. Spesso paragonata a Björk e Natalia Lafourcade, in parte per l’ampiezza della sua visione, la generazione di appartenenza e l’ambizione del suo lavoro, Pimienta preferisce identificarsi, prima di chiunque altro, con la leggendaria e schiva diva dell’ambient. È un album che fa leva su una gioiosa resistenza, sui momenti di evasione sulle piste da ballo, sulle spiagge e nei salotti dei nostri cari mentre il mondo va a fuoco. Un’iconoclasta che crea musica e arte attingendo alla sua esperienza di donna caraibica originaria della Colombia.

GIN WIGMORE – “Beautiful Mess”
[Universal]pop-rock

Cogliendo il contrasto tra gli alti e bassi della vita, la luce e l’oscurità, la delicatezza e la grinta, “Beautiful Mess” rappresenta il lavoro più personale e intenso realizzato finora da Gin Wigmore. Passando da un’introspezione tenera e di stampo country a un rock grezzo e ad alta energia, l’album abbraccia la dualità come elemento centrale, con bellezza e caos che coesistono fianco a fianco. È al tempo stesso riflessivo e ribelle, concreto ma senza filtri, sostenuto dalla voce inconfondibile di Wigmore e dalla sua prospettiva senza paura. Il risultato è un disco che trasmette un senso di autenticità e immediatezza, che ritrae un’artista che torna non solo alla musica, ma anche a se stessa.

SYD – “Beard”
[Free Lunch/Warner]R&B

L’album segna il terzo lavoro da solista della cantante, autrice, produttrice, ingegnere del suono e cofondatrice del gruppo alt-R&B The Internet, vincitrice di un Grammy. Coprodotto dalla cantante e con collaborazioni di Raphael Saadiq, Big Sean, Rodney Jerkins e altri, “Beard” è un album di maturità artistica per Syd, che fa seguito al suo impatto sul genere R&B e alla sua evoluzione come autrice.

CINDER WELL – “A Blooming Body”
[Hen House Studios]folk

Attraverso arrangiamenti dalla ricca trama, “A Blooming Body” amplia l’universo sonoro dei Cinder Well, dando vita a una raccolta di brani più coinvolgente, viscerale e non convenzionale di quanto abbiamo sentito in precedenza. La musica risplende di chiarezza e le storie qui raccontate presentano profondità inebrianti che si immergono a braccia di profondità sotto la superficie eterea e acustica. «Trovo che, dal punto di vista sonoro, ritirarsi in momenti di silenzio e moderazione possa essere inquietante in un modo che a volte pensiamo solo il volume possa raggiungere», dice Amelia. «Ho sperimentato un approccio descrittivo nei confronti del mondo che mi circonda, anche quando non sembrava prestarsi a testi convenzionali», dice; la sua musica offre sia una risposta al nostro ambiente circostante sia una tregua da esso, una silenziosa esplorazione di «il mondo che ci circonda…ed è pesante».


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