The Weekender: ascolta gli album di Interpol, Prince, Ty Segall (e molti altri…) usciti oggi

Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografiche. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente, sospirato, weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi…buon ascolto.
INTERPOL – “This Mirror Weighs a Ton”
[Partisan]post-punk
“This Mirror Weighs a Ton”, il primo album degli Interpol dopo quattro anni e il loro esordio con la Partisan Records, vede la band voltarsi verso se stessa pur continuando ad andare avanti. In tutto il disco, riflessione, distorsione e percezione diventano una lente attraverso la quale forme familiari vengono rifratte in qualcosa di leggermente estraneo, come se fossero viste sotto una luce diversa.
PRINCE – “Timeless”
[CMG]pop, rock, funk
“Timeless” è una nuovissima compilation di 10 brani che raccoglie registrazioni in studio rare e inedite provenienti dal leggendario archivio di Prince. Questo album comprende brani che abbracciano ogni fase della brillante carriera di Prince, dal 1977 al 2016. Il progetto è stato meticolosamente masterizzato dall’ingegnere del suono e produttore Chris James, candidato ai Grammy e ex ingegnere di Prince, che vanta tra i suoi lavori di rilievo “HITnRUN Phase Two”, “Art Official Age” e “Plectrumelectrum”.
TY SEGALL – “Chrome”
[Drag City]alternative
Ty Segall, pronto a decollare in piena formazione rock con la band (Ben Boye/Evan Burrows/Mikal Cronin/Emmett Kelly), dà una svolta con “Chrome”. Canzoni caratterizzate da riff imponenti, linee di fuzz e distorsione sinuose e ben strutturate, attacchi di chitarre gemelle, tastiere endopiche che prendono slancio, potenza precisa e martellante, un nucleo ritmico in marcia che sprigiona tutta l’energia della band. I testi delle canzoni sono viaggi allusivi, passaggi oscuri nel labirinto, dove tutto ciò che è nell’aria freme collettivamente, mentre le menti si scontrano.
MIKE D – “Thank You”
[Fontana]hip-hop
Mike D presenta il suo album di debutto, “Thank You”, che segna la prima uscita discografica completa di nuova musica da parte di un ex membro dei Beastie Boys dal 2011. Nato da una serie di sessioni di registrazione sperimentali e senza pressioni tenutesi nello studio di casa di Mike, l’album propone una dozzina di brani caratterizzati da groove post-elettronici dal sound innovativo e ritornelli ipnotici, in cui l’inconfondibile voce di Mike D guida l’ascoltatore attraverso un parco giochi sonoro che sfugge a qualsiasi categorizzazione.
TURNSTILE – “Never Enough: Versions”
[Roadrunner]indie-rock, post-hardcore
I Turnstile rimettono mano al loro ultimo album. La nuova versione vede la partecipazione di una fitta schiera di artisti che vanno da Elton John ai Dying Fetus (dal pop al deth metal quindi), passando per Hayley Williams, Slayyyter, Julien Baker, Alex G, Four Tet, Blood Orange, Angel Du$t, A.G. Cook e molti altri ancora.
LA PRIEST – “Into The Sky”
[Domino]elettronica
“Into The Sky” è il quarto album di LA Priest, alias Sam Eastgate. Questo album dal sound massimalista e dalle influenze cyber è stato scritto, prodotto e mixato in collaborazione con Alex Ridha – alias Boys Noize –, vecchio amico di Eastgate; insieme hanno dato vita a una serie di brani pop “guidati dal laser”, in cui Eastgate canta di amore e liberazione, avvolti da ritmi elettronici pulsanti.
ISOLDE LASOEN – “My Kind Of Drama”
[Mayway]indie-pop
Batterista, cantante, autrice, frontwoman, leader di una band… non sono molti gli artisti che hanno il talento di eccellere su diversi fronti e con uno stile distintivo e inconfondibile. Isolde Lasoen è la regina del proprio universo da oltre un decennio, conferendo alla musica pop un’atmosfera cinematografica e facendo brillare la malinconia. Nel suo terzo album da solista, “My Kind of Drama”, aggiunge un tocco di luccichio al suo sound in dieci brani che fondono pop barocco, synth retro-futuristici e French touch. L’intero album parla della conoscenza di sé, dell’immergersi più a fondo nel proprio passato e del fare il punto della situazione, ma naturalmente anche dell’amore.
MARCI – “Mask Lady and Late Night Girl”
[Arbutus Records]alternative
L’ultima volta che abbiamo avuto notizie di Marci (alias Marta Cikojevic del gruppo soft-rock di Montreal TOPS), stava ballando per scacciare il dolore nell’album “Marci” del 2022. Quattro anni dopo, Cikojevic torna con “Mask Lady e Late Night Girl”, un disco di inni da festaiola per quando la festa è finita, interpretati con amore e compassione per i bei momenti e i ricordi meravigliosi. Collaborando nuovamente con il compagno di band dei TOPS David Carriere, “Mask Lady” presenta elementi tratti sia dalle pop star ribelli dell’era Y2K come Uffie e Kesha, sia dall’amore di Cikojevic per i cantanti di power ballad degli anni ’80 come Whitesnake e Def Leppard, insieme ai sintetizzatori vintage che hanno conferito a “Marci” un’estetica calorosamente futuristica.
MORGAN NOISE – “Something Built, Something Remembered”
[Autoproduzione]alternative, jazz
I Morgan Noise creano mondi all’interno della loro musica: unendo la sensibilità jazzistica e gli esperimenti alternativi a uno stile da cantautore.? Composti da Morgan Wallace dei Fat Dog (voce, tastiere, sassofono), Georgia Morgan Turner (chitarra), Dillon Harrison dei Flur (batteria) e Kavi Maraj (basso), i Morgan Noise dimostrano una chimica musicale evidente.?Tutti i membri della band hanno un background jazzistico e si sono conosciuti all’università (dove studiavano jazz) o suonando nella scena locale. Il fatto di essere musicisti improvvisatori è fondamentale per la flessibilità e l’evoluzione di queste canzoni. Influenzati dai paesaggi sonori di Saya Gray, Niufer Yanya e Astrid Sonne, i Morgan Noise uniscono abilmente sentimenti complessi con precisione sonora, sfumature liriche e chiarezza artistica.
GRAHAM HUNT – “American Pyramid”
[Run For Cover Records]alternative
Graham Hunt non riesce a smettere di incidere dischi. Dal 2019, il cantautore di Madison, nel Wisconsin, sta mettendo insieme un ricco catalogo di brani originali a un ritmo che trova pari solo nella qualità stessa della sua produzione. Giunto ormai al suo sesto album, “American Pyramid”, Hunt è uscito dalla sua zona di comfort, abbandonando le sperimentazioni casalinghe e orientate al computer dei suoi lavori precedenti per entrare invece nel leggendario Pachyderm Studio del Minnesota con una band di nove elementi, nel tentativo di cogliere un lato diverso della sua creatività senza limiti. Il risultato è un album che si espande sia dal punto di vista musicale che testuale, in cui Hunt utilizza la sua visione surrealista per analizzare sia le tradizioni dell’indie rock americano sia il distacco inquietante dell’esperienza americana stessa.
SAUL WILLIAMS – “Lep Life”
[Big Dada]hip-hop
“Leap Life” è il primo album solista di Saul Williams dopo oltre 10 anni e segna un grande ritorno per una delle voci più influenti dello spoken word e della musica sperimentale. Il progetto, che prende il nome dal compleanno di Saul, che cade in un anno bisestile, è stato accuratamente strutturato dal compositore e produttore Carlos Niño per offrire un’esperienza di ascolto totalmente immersiva, dall’inizio alla fine. L’album espande il sound di Saul verso territori elettronici e ambient, pur rimanendo radicato nello spoken word, con un ricco sound design costruito a partire da registrazioni della natura, trame ambientali e una strumentazione di ampio respiro. Vede inoltre Saul addentrarsi ulteriormente nel ruolo di produttore, traendo ispirazione da Fela Kuti, dalle tradizioni della chiesa nera e dalla musica elettronica sudafricana.
ERYKAH BADU & THE ALCHEMIST – “Before The World Blows”
[Control FREAQ Records / Young Recordings]soul, hip-hop
“Before the World Blows: The Abi and Alan Experiment” nasce dalla tensione tra introspezione e crescita. Abi è Badu. Alan è The Alchemist. Il disco vede Badu interrogarsi su quali parti di noi stessi e delle nostre storie, l’amore, l’innocenza, i sogni, i ricordi, l’essere donna, valga la pena proteggere prima che il mondo si spezzi e si frantumi. Meditativo e fluido, l’album si sviluppa in quattro movimenti, seguendo l’evoluzione dell’io attraverso i prismi dell’amore, dell’arte e dell’identità, e invitandoci a confrontarci con sentimenti difficili. La passione si confonde con il desiderio, la speranza con il dolore, e ogni brano rivela un’altra sfaccettatura illuminante dell’universo interiore di Badu, il suo “Baduverse”. “The Abi and Alan Experiment” è iniziato più di tre anni fa, quando Badu disse al suo storico collaboratore creativo Cold Cris che aveva sempre desiderato rappare sopra “The Realest” dei Mobb Deep, un brano caratterizzato da una produzione grintosa e martellante di The Alchemist. The Alchemist, che da anni sperava silenziosamente di poter lavorare con Badu, venne presentato poco dopo all’artista e le loro conversazioni si trasformarono progressivamente in un progetto collaborativo a tutti gli effetti.
SERA CAHOONE – “I’ve Missed You All These Years”
[Sub Pop]americana
Gli otto anni che hanno dato forma a “I’ve Missed You All These Years” sono stati segnati da profondi cambiamenti: Sera Cahoone ha perso la sua migliore amica, suo padre e il suo cane, tutti nel giro di poco tempo. Ma questo disco non parla affatto dell’oscurità; parla di ciò che accade dopo che la tempesta si è placata, del momento in cui si comincia a ritrovare se stessi dopo un inverno buio. Questa sensazione di leggerezza è evidente nel pianoforte e nella chitarra elettrica che prendono vita in “Say Something” e nell’intricato ritratto di “Hits Right”. “I’ve Missed You All These Years” cattura il suono di una collaborazione estatica tra amici dal talento eccezionale. Lo si percepisce nello swing da bar di “Pulling Up Roots”, nel sospiro della pedal steel in “Not How I Had Hoped”, nel falsetto spensierato di “Say Something”. È un album che parla di trovare conforto nella comunità; di riscoprire se stessi entrando in contatto con le persone che si amano. Frutto di una vita trascorsa a esibirsi e a produrre musica, l’album spazia tra blues, folk, pop e country, evocando Loretta Lynn in una canzone e Lucinda Williams in quella successiva. È una testimonianza della forza che derivano dalla creatività e dalla comunità, il ritratto di un’artista che conosce se stessa alla perfezione.
ELEPHANT STONE – “ASHA”
[]psych-rock
Gli Elephant Stone festeggiano i 20 anni di carriera e il decimo album in studio, una vera pietra miliare, con “ASHA”, il loro progetto più viscerale e personale fino ad oggi. L’album, che prende il nome dalla defunta madre del frontman Rishi Dhir — “Asha” significa “speranza” in sanscrito —, è una riflessione sulla ricerca di un rifugio in un mondo sempre più cupo.
MASTODON – “Marrow Deep”
[Concord]metal
Al tempo stesso travolgente e catartico, “Marrow Deep” vede i Mastodon, vincitori di un Grammy, spingere il proprio sound verso nuove profondità senza rinunciare a ciò che li rende una delle forze più all’avanguardia della musica heavy. I Mastodon trasformano un profondo dolore in uno degli album più carichi di emozioni della loro leggendaria carriera. Un testamento di 13 brani sull’influenza che le persone a noi care possono avere sulle nostre vite — un’influenza che può protrarsi ben oltre il tempo che trascorriamo insieme a loro. Un album che, in definitiva, incarna la resilienza e la solidarietà.
ALLAH-LAS – “Sirenas”
[Mexican Summer]alternative
In “Sirenas”, il quartetto di Los Angeles Allah-Las esplora orizzonti psichici attraverso una narrazione strumentale d’atmosfera. Il sesto album della band si articola attorno a un panorama sonoro più spontaneo, plasmato dalla sperimentazione libera, da vibrazioni intuitive e da momenti aperti di esplorazione del mondo interiore ed esteriore. Attingendo a un fluido ventaglio di influenze – dai The Durutti Column, agli I.A.O., alle colonne sonore dei Popol Vuh per Werner Herzog, fino all’esplorazione di Jacques Cousteau nel “Mondo del silenzio” sotto la superficie dell’oceano – “Sirenas” medita su ritmi subconsci vagamente immaginati e profondamente sentiti, aprendo così percorsi finora inimmaginabili.
FORSE DANZICA – “Pesci Abissali”
[Stage One]dream-pop
“Tra una cosa e l’altra, questo venerdì esce Pesci Abissali, che è l’album che contiene tutti i brani pubblicati quest’estate e altri brani. Credo sia una sorta di concept sulla depressione ma l’ho capito a posteriori.“
JIM JAMES – “Wowed Out”
[ATO Records]alternative
Il quinto LP solista di Jim James, frontman dei My Morning Jacket, esplora le ripercussioni psicologiche dell’era digitale. Dopo aver rispolverato un vasto archivio di brani composti per due importanti progetti di colonne sonore all’inizio degli anni 2010, James ha vissuto un’improvvisa ondata di ispirazione e ha trasformato quei frammenti in un’opera coinvolgente di psichedelia ricca di sentimento. Primo nuovo album solista dopo otto anni, “Wowed Out” si presenta come una nuova proposta visionaria di uno degli artisti più audaci del rock del XXI secolo.
THE JAYHAWKS – “Sanctuary Park”
[Sham]americana
Da oltre quarant’anni, i Jayhawks creano musica che incarna lo spirito e l’anima intramontabili del cantautorato americano classico. I Jayhawks sono emersi da Minneapolis nell’era post-punk dei Replacements, degli Hüsker Dü e dei Soul Asylum. Sono stati i pionieri dell’odierno movimento Americana grazie a una serie di album classici che hanno fatto conoscere al pubblico rock il loro mix musicale unico di country, folk, soul e rock ’n’ roll.
TINY HABITS – “Keepers”
[Mom + Pop]alternative
Il futuro dei Tiny Habits rappresenta un’espansione, che vede il trio spingersi senza timori oltre i confini di genere. Secondo loro, il secondo album “Keepers” “è un disco per cui si è lottato: rotture, riconciliazioni, lezioni, festeggiamenti, litigi e risoluzioni“. È anche una riflessione su chi sia ciascun membro: “come individui, compagni di band e, onestamente, come famiglia“. Di conseguenza, questo progetto intimo meritava produttori vicini alla band. Entra in scena il produttore di Vancouver Benjamin Millman che, insieme al produttore newyorkese Philip Weinrobe (Big Thief / Adrianne Lenker), oltre a Ryan Linvill (Role Model) di Los Angeles e Jeremy Schmetterer (Medium Build), ha contribuito a dare vita a un suono artigianale, accompagnando la band verso nuove frontiere sonore. Il missaggio è stato affidato ai veterani dello studio Jon Castelli (Billie Eilish, Raye) e Ryan Nasci (Harry Styles).
alabama
ALABAMA SHAKES – “I Must Be Dreaming”
[Island]alternative
“I Must Be Dreaming” è il primo nuovo album degli Alabama Shakes dopo oltre un decennio. L’album amplia l’esplorazione senza limiti dell’album del 2015 “Sound and Color”, orientandosi verso una forma di soul psichedelico dal forte impatto viscerale. Prodotto dagli Alabama Shakes e dal loro collaboratore di lunga data Shawn Everett, l’album ha preso vita presso i Sound Emporium Studios e il Blackbird Studio di Nashville. Pur mantenendo la loro caratteristica intensità, le canzoni dell’album si avventurano spesso in territori più ricchi e ultraterreni, rivelando una padronanza ancora più raffinata dell’atmosfera e dello spazio.
PULP – “Live!”
[Rough Trade]indie-pop
Un documentario e un album che immortalano il concerto tenuto dalla band nel 2025 all’O2 di Londra in occasione del loro ritorno con l’album “More”, primo in classifica. «Un concerto è un evento in cui le canzoni tornano in vita. Ecco perché questo album si intitola “Live!”», spiega Jarvis Cocker a proposito di questo disco unico nel repertorio dei Pulp. «È sia un’affermazione di fatto (è la registrazione di una band dal vivo) sia una sfida (forza! Tutti a dare vita alla musica!)». Registrato nella settimana in cui “More” – il primo album dei Pulp in 24 anni – ha raggiunto il primo posto nella classifica ufficiale del Regno Unito, l’album cattura il momento esatto in cui la band è tornata alla ribalta come forza creativa. Vecchi classici e nuovi classici riuniti per la prima volta.
TRAIN – “Mad Dog In The Fog”
[Columbia]pop-rock
I Train, band di San Francisco vincitrice di numerosi Grammy, presentano il loro dodicesimo album in studio, “Mad Dog in the Fog”, pubblicato dalla Columbia Records. Con questo disco i Train tornano nella città dove tutto è iniziato. L’album, che prende il nome da un amato bar di quartiere di San Francisco, è un’ode alla città, che celebra il luogo, la comunità e lo spirito che sono rimasti al centro dell’identità dei Train negli ultimi tre decenni.
STEVE HACKETT & STEVE ROTHERY – “The Roaring Waves”
[InsideOutMusic]prog-rock
Steve Hackett e Steve Rothery sono lieti di presentare il loro tanto atteso album collaborativo, “The Roaring Waves”. Sette brani strumentali che spaziano dal virtuosismo esilarante al sublime geniale, pur avendo un tema comune: la profondità del mare. Come spiega Rothery: «In inverno si sentiva il fragore delle onde durante il maltempo; Whitby era un luogo molto suggestivo in cui vivere, un luogo molto poetico e intenso in cui crescere. Quindi, suppongo che questo disco sia un modo per esprimere alcuni di quei ricordi e di quelle emozioni su ciò che il mare significava per me».
FLOTSAM AND JETSAM – “Rats In The Temple”
[Napalm Records]metal
Con “Rats In The Temple”, i Flotsam And Jetsam tornano con un album che esprime la maturità raggiunta dalla band senza attenuare l’impatto del proprio sound. Il disco si muove su coordinate thrash metal aggressive, arricchite da passaggi melodici e un approccio compositivo attento alla dinamica. La voce di Eric “A.K.” Knutson mantiene il carattere graffiante che da sempre distingue la formazione, mentre il lavoro delle chitarre alterna riff taglienti e aperture più atmosferiche. Il risultato è una raccolta oscura, attraversata da tensione e rabbia, in cui la band affronta temi legati alla violenza, alla guerra, al tradimento e agli aspetti più inquietanti della condizione umana. Un album che rinnova la formula dei Flotsam And Jetsam con energia e consapevolezza
STEVE CROPPER AND THE MIDNIGHT HOUR – “Watching The TIde”
[Provogue]blues
Per chiunque abbia a cuore le radici e le sfaccettature della musica americana, la scomparsa di Steve Cropper nel dicembre 2025 è stata un duro colpo. In qualità di chitarrista, autore, produttore e tecnico del suono, il suo lavoro con la Stax e ben oltre ha segnato profondamente il dopoguerra. “Watching The Tide” è arrivato come un’ultima dichiarazione d’intenti, riunendo nomi di prim’ordine tra cui Eric Clapton, Brian May, Ronnie Wood e Billy Gibbons in 12 brani inediti. Cropper lo considerava uno dei migliori lavori della sua carriera. «So che questo disco ha regalato grande gioia a Steve nell’ultimo anno della sua vita», afferma il responsabile del progetto Jon Tiven. «E sono davvero felice che sia riuscito a vivere un’ultima grande esplosione creativa…»
STARTER CAR – “Aftterlight”
[Tapete]indie-rock
Gli Starter Car si sono affermati come i beniamini della scena musicale del sud di Londra grazie al loro stile unico di indie con influenze country. “Afterlight” è una raccolta di brani accattivanti che riflettono sulla bellezza e sulle difficoltà della vita. Un universo sonoro caldo e nostalgico, che rappresenta chiaramente una naturale evoluzione dell’infanzia di Burnett, trascorsa tra gli Sparklehorse, Sufjan Stevens e i Wilco. Nonostante questo bagliore di conforto familiare, “Afterlight” non esita ad affrontare temi cupi come l’ansia, la morte e la droga. «Se provi un po’ di disagio mentre scrivi qualcosa, probabilmente è un buon segno», afferma Burnett. «La musica ha quella capacità di elevare ciò che è imbarazzante a qualcosa di significativo e bello». In tutto l’album, le canzoni nate dall’introspezione si dispiegano con ricche armonie che offrono speranza e fanno da contrappunto ai momenti in cui la voce di Burnett è sincera e vulnerabile.
FLOATING POINTS – “Mere Mortals”
[Deutsche Grammophon / Mercury KX]soundtrack
Il compositore, produttore, musicista e DJ Floating Points, alias Sam Shepherd, presenta “Mere Mortals”, la sua prima colonna sonora completa per un balletto. Commissionato e diretto dalla direttrice artistica del San Francisco Ballet Tamara Rojo, con coreografia di Aszure Barton e scenografia e immagini a cura di Hamill Industries, il balletto reinterpreta la storia di Pandora in una fusione di mito, musica e movimento. Registrato con l’Orchestra del San Francisco Ballet per la Deutsche Grammophon, l’album di 14 tracce è un potente mix di archi elegiaci, ottoni apocalittici ed elettronica pulsante. Dal violino solista lirico di «Hope» alla dissonanza e alle percussioni martellanti di «Rage of the Gods», passando per la squisita melodia d’arpa di «Her Gift» prima dell’inquietudine di «Opening of the Jar», la colonna sonora è ricca di texture ed effetti. La musica orchestrale emerge da una nebbia elettronica, rispecchiando la domanda centrale del balletto: dove finisce l’umano e dove inizia la macchina?
WINE LIPS – “TV DInner”
[Stomp]garage-rock
“Non ho cercato di prenderla troppo sul serio né di riflettere troppo su nulla, il che probabilmente ha aiutato molto per quanto riguarda i temi trattati. Ho sicuramente adottato un approccio un po’ più spontaneo con i testi. Non volevo che il disco suonasse troppo rifinito, quindi abbiamo lasciato molti errori e quelle stranezze naturali che normalmente verrebbero corrette in fase di mixaggio. È la prima volta che Aurora canta come voce solista, il che è fantastico, e la sua voce si adatta perfettamente alle canzoni che interpreta! È stato divertente realizzare questo disco e siamo entusiasti del risultato!” Parola di Cam Hilborn.
DINOSAUR JR – “There Near”
[Jagjaguwar]alternative
Realizzato in brevi e intense sessioni nel corso di un anno al Bisquiteen Studio di Amherst, “There Near” è stato registrato quasi interamente dal trio principale dei Dino – il re della batteria, Murph, il tornado umano Lou Barlow al basso e alla voce e l’inimitabile J Mascis alla chitarra e alla voce – con qualche contributo al pianoforte e all’organo del maestro locale Ken Mauri. E l’album ruggisce dall’inizio alla fine. Cercare di definire l’essenza del suono dei Dino non è mai facile. È una miscela immediatamente riconoscibile di voce sciolta, chitarre taglienti e una sezione ritmica animalesca, ma queste parti si fondono in un insieme ben più magico ed emozionante della somma delle sue parti.
RUSSIAN CIRCLES – “Nine”
[Sargent House]post-rock
Il nuovo album dei Russian Circles, trio post-metal originario di Chicago, prosegue la loro evoluzione senza fretta e il loro raffinato perfezionamento, valorizzando i propri punti di forza e spingendosi al contempo oltre i confini del proprio sound. Si tratta di una band priva di brani di grande successo. Non c’è consenso tra i fan su quale sia il loro miglior album. Solo una reputazione di coerenza e qualità che ha portato alla nascita di una delle più grandi band di rock strumentale pesante al mondo. Sebbene insistano nel dire che la loro musica sia una confluenza di influenze di ampio respiro, è giusto affermare che la diversità avventurosa dei Russian Circles si sia evoluta in un suono distinto e singolare. I sette brani di grande impatto fungono da colonne sonore di lunga durata dedicate alle prove e alle tragedie della vita nell’era moderna. «La musica che creiamo è un processo collettivo di riconciliazione, orientamento e riflessione sull’invecchiamento sia come individui che come entità creativa. La vita ha creato distanze molto reali tra di noi, ma la band continua a essere al centro, e questa collaborazione creativa è un modo per tracciare il passare del tempo, dandoci al contempo un motivo per guardare al futuro», spiega la band.
EVERLAST – “Embers to Ashes”
[Martyr Inc Records]blues
Everlast torna con il suo ottavo album e il primo dopo otto anni; una raccolta cruda e introspettiva che racconta una vita plasmata da lezioni apprese a caro prezzo, svolte improvvise e momenti di trionfo e di perdita. Per oltre tre decenni ha documentato la vita così come l’ha vissuta — dai momenti di gloria che rendono umili ai momenti di sconforto devastanti — e in “Embers to Ashes” quella prospettiva è più incisiva che mai.
THE EASY EIGHT – “The Easy Way Out”
[Static Shock]punk
“The Easy Way Out” è il primo vero e proprio album dei londinesi The Easy Eight, talvolta abbreviati in EZ8. Pur essendo una band emergente, la formazione vanta volti noti provenienti da alcune delle formazioni più importanti della scena hardcore punk londinese dell’ultimo decennio. In questo lavoro la band opta per un approccio più melodico, a metà strada tra i momenti più malinconici degli album degli anni ’80 dei Ramones e un tocco dei Misfits. Il risultato è incisivo, memorabile e ricco di ritornelli accattivanti, senza perdere il proprio carattere punk. Questo LP raccoglie le prime due sessioni di registrazione della band. Il lato A contiene la prima sessione, originariamente pubblicata online lo scorso autunno, mentre il lato B aggiunge quattro brani inediti.
HIBUSHIBIRE – “Phantom Fuzzy Exotica”
[Riot Season]sperimentale, psych-rock
Gli Hibushibire tornano con il loro quinto album in studio. Il quartetto di Osaka continua ad addentrarsi sempre più nel proprio mondo unico, con un sound che sembra interamente loro. Il disco fonde psichedelia, hard rock anni ’70 e folk rock, lasciando che queste influenze si fondano nei punti giusti. Ci sono brani brevi, incisivi e ricchi di riff, momenti di calma e respiro, e le epiche jam psichedeliche che sono il marchio di fabbrica della band. La parte vocale è più presente rispetto al passato, ma l’equilibrio rimane perfetto. È un disco ricco e variegato che dimostra come gli Hibushibire continuino a esplorare, a spingersi oltre e a offrire esattamente ciò che rende la loro musica così appagante.
UPPER WILDS – “Mercury”
[Thrill Jockey]alternative
Gli Upper Wilds, cosmonauti del noise-rock di Brooklyn appassionati di astronomia tornano con un’altra serie di inni essenziali filtrati attraverso un lanciafiamme. Il loro album più veloce ed esplosivo di sempre, “Mercury”, è una riflessione sulla morte, in cui Friel parla della sua esperienza con il cancro della pelle, dei cambiamenti climatici, dei funerali, di Henry Kissinger e di un mondo che sembra andare a fuoco. Sulla scia dei recenti tour con artisti come Pelican, Uniform, Psychic Graveyard e Savak, la maggiore velocità del trio si accompagna a una precisione che conferisce a ogni curva a gomito ancora più impatto.
BIG TRUCK – “Midday At The Middleway”
[Marshall]alternative
Big Truck è il suono di Laurie Vincent che si presenta sotto una luce diversa. Noto per l’intensità grezza dei Soft Play, qui sostituisce l’aggressività con l’atmosfera, creando brani che oscillano tra melodie indie-pop, ampiezza cinematografica e fascino anticonformista. Formata insieme all’amico di lunga data Sam Coppins e a un gruppo affiatato di musicisti, la band si presenta al tempo stesso istintiva e di ampio respiro. La loro musica fonde ritornelli squillanti che ricordano i Cure e gli Smiths con trame più ricche e di ampio respiro, il tutto ancorato a testi schietti, ironici e profondamente umani, che bilanciano le piccole gioie della vita con i suoi inevitabili momenti bui. Il disco d’esordio dei Big Truck, “Midday at the Middleway”, è immediato e grezzo nel senso migliore del termine. È un album che parla dell’accettazione degli errori, delle contraddizioni, della confusa via di mezzo e della tranquilla sicurezza che ne deriva.
THE LINDA LINDAS – “Gotta Get Out”
[Reprise]alternative
Il terzo album delle Linda Lindas, “Gotta Get Out”, cattura l’energia urgente e irrequieta del desiderio di liberarsi per scoprire una nuova identità audace. Il disco evolve il caratteristico sound punk grintoso tipico della Generazione Z con texture sintetizzate audaci e ritmi anthemici e coinvolgenti. “Gotta Get Out” è la dichiarazione definitiva di una band che sta raggiungendo la piena maturità artistica, mettendo in mostra il sound più ambizioso e variegato della propria carriera.
SARAH DAVACHI – “The Will of Tongues”
[Late Music]Modern Composition
“The Will of Tongues” è il nuovo album in studio di Sarah Davachi, sicuramente il suo lavoro più ambizioso fino ad oggi: della durata di oltre due ore, è disponibile in un cofanetto triplo in vinile o in una confezione a forma di libro con copertina rigida contenente due CD. L’album comprende cinque nuove composizioni per organi storici a canne, tre brani corali, una suite di “interludi” per vari ensemble microtonali e un brano da camera di lunga durata per archi, organo e nastro. L’album attinge a diversi metodi e concetti compositivi, tutti radicati nella tradizione minimalista in cui Davachi opera principalmente, ma ciò che sottolinea “The Will of Tongues” come corpus unitario è una profonda venerazione per l’atto dell’ascolto. Questa raccolta musicale non è di facile ascolto, né è pensata per esserlo: quando entrano in gioco lunghe durate e una riduzione dei materiali, l’orecchio e la mente sono costretti a confrontarsi con il suono stesso e con gli spazi mentali significativi che esso continua a generare. “The Will of Tongues” è quindi una celebrazione dell’ascolto iterativo e del confronto estremo, dell’esperienza uditiva intima e dei suoi vasti orizzonti psichici.
ANDREW LILES – “CREATURAE NOCTIS”
[Archaeological Records]sperimentale
Dal 2023 Archaeological Records lavora al progetto ‘BESTIARIO LUCRETILE’: una grande mostra collettiva dedicata al Parco Naturale dei Monti Lucretili, in provincia di Roma, nei cui boschi l’etichetta ha trovato rifugio dai giorni della pandemia. Artisti provenienti da paesi e correnti artistiche diverse sono stati chiamati a ritrarre la fauna sub-Appenninica italiana con la finalità di sensibilizzarne la tutela e, nello specifico, sostenere il MusAQ, un piccolo museo naturalistico dal destino incerto che ospiterà la mostra a partire dal prossimo 24 Ottobre. AR ha commissionato all’artista britannico Andrew Liles una serie di 20 illustrazioni per raffigurare gli insetti notturni del centro Italia. Da questa piccola popolazione di ritratti d’invertebrati è emersa l’idea di una serie di composizioni musicali che potesse dargli voce, intitolata “CREATURAE NOCTIS”. Sono così nati venti brani, che non corrispondono ai venti animali presi individualmente ma che piuttosto ci sintonizzano sulle loro correlazioni e possibili conversazioni. Andrew Liles è un ‘solo sound artist’, multi-strumentista, produttore, ingegnere del suono, remixer e pittore. Il suo lavoro si colloca in un’area a parte e collega generi come l’abstract dub, l’avant pop e l’anti pop, per coniugare in modo organico elettronica e free folk.
MARIPOOL – “Rotten Luck”
[Lost Wisdom]alternative
Maripool è il nome d’arte della cantautrice Natacha Simoes, nata a Lisbona e residente a Londra, che si autodefinisce una “one girl band” e lavora prevalentemente da sola, componendo e suonando i propri brani, caratterizzati da arrangiamenti bedroom-pop incentrati sulla chitarra. Il disco è un’esplorazione nostalgica ma sicura degli estremi emotivi, un confronto con i demoni interiori reso attraverso una distorsione morbida e una vulnerabilità tagliente. In tutto l’album si percepiscono influenze di artisti come Alex G, Feeble Little Horse e Wednesday, insieme a echi di Duster e Sonic Youth. Eppure, l’album alla fine si assesta su un suono distintamente suo, in equilibrio tra trame sfocate e distorte e un nucleo emotivo senza filtri.
CUNICO – “Flexible Chaos”
[Disco Soviet Studio]Cantautorato, alt-rock
Dopo l’esordio nel 2020 con “Passion Love Heart & Soul” e la maturazione con il concept album “From Now On” del 2023, il cantautore, musicista e ingegnere del suono Cunico, al secolo Beppe Cunico, annuncia il suo terzo album dal titolo “Flexible Chaos”, in uscita per Dischi Soviet Studio. “Flexible Chaos”, preceduto dai singoli “Essere”, “Noi che creiamo arte” e “The Dirt Under your Feet”, è un viaggio nato come un percorso di reinvenzione che attraversa vicissitudini personali, speranze e grida di condanna, per approdare infine alla gioia pura del suonare, amare e condividere. “Flexible Chaos” è un album viscerale in cui Cunico affronta alcune delle piaghe che affliggono il nostro presente. Attraverso le dodici tracce che compongono l’album il musicista vicentino racconta il malessere adolescenziale e il baratro della depressione in “Al di là dell’oscurità”, mentre in “Insane” riflette sulla dispersione scolastica e su una scuola che deve tornare a essere luogo di crescita e non azienda.
DOGWOOD TALES – “Every Star in Rockingham County”
[Born Losers]americana
Sebbene i testi siano intensi e personali, l’album è nato da uno spirito di ingenuità e sperimentazione che infonde leggerezza ed entusiasmo alla musica. Gli accordi della pedal steel e le delicate armonie tra Ryan e Grim — che ormai cantano insieme da metà della loro vita — accompagnano le linee di batteria power pop improvvisate di Golibart, i raffinati riff di chitarra e i malinconici frammenti sonori tratti dai videogiochi. Che si tratti di titoli di canzoni come “Princess Peach” o delle partite di football e delle Coca-Cola di “McMemories”, i Dogwood Tales parlano con un vocabolario finora inesplorato nelle loro opere precedenti, senza timore di mostrare la stessa venerazione per i personaggi iconici del fast food e dei videogiochi che riservano alle loro nonne e alle leggende locali del basket. Le chitarre elettriche ronzanti su un sottofondo di pedal steel e il lirismo sincero vedono il disco in dialogo con l’attuale romanticismo country lo-fi dell’indie rock; i testi rendono omaggio a venerati cantautori americani ma alla fine accompagnano gli ascoltatori in un viaggio attraverso territori inesplorati. È un viaggio attraverso la contea di Rockingham, attraverso la valle malinconica, il forte legame di quattro amici che crescono in una cittadina rurale della Virginia e un’era digitale in cui la solitudine è fin troppo diffusa. Per fortuna, abbiamo le stelle a tenerci compagnia.
ASHER WHITE – “Love Aggregates”
[Joyful Noise Recordings]Psych-pop
Per qualsiasi altro artista, un album come “Love Aggregates” di Asher White potrebbe nascere dalla volontà consapevole di non considerare nessuna idea off-limits, per creare qualcosa di audace e nuovo. Un esuberante art-funk sulla dipendenza da cocaina? Assolutamente sì. Un pop orchestrale da capogiro su Jerry Garcia? Perché no? Rumori elettronici increspati, batteria jazzistica suonata con le spazzole, un motociclista anziano affetto da demenza, un assolo di basso profondamente emozionante: metteteli tutti in una sola canzone. Ci sono melodie folk logore, brani power-pop glamour e di grande impatto, parti di fiati in stile “Sir Duke”, arrangiamenti per archi alla Morton Feldman, strati di feedback di chitarra che sembrano violini fatti di cromo liquido. Sì, per un altro artista, “Love Aggregates” potrebbe essere l’album più avventuroso della propria discografia. Per Asher White, invece, è ciò che passa per una sorta di “messa a riposo”.
LE REN – “Don’t Be Funny Without Me”
[Royal Mountain Records]cantautorato
In “Don’t Be Funny Without Me” (DBFWM), Le Ren ci dice: «Amo l’uomo che avrei voluto essere», come un fatto tenero e imprescindibile. È divertente e allo stesso tempo straziante, consapevole di sé e un po’ autoillusoria. In tutto l’album, tiene strette a sé queste contraddizioni: spudorata e vergognosa, onesta ma ancora alla ricerca di una versione della verità che faccia un po’ meno male. “DBFWM” è un album che parla di amore, gelosia e dei modi complessi in cui spesso i due sentimenti si intrecciano. I testi di Le Ren sono intrisi di quella tenacia tipica del nord, come guardare il tramonto che svanisce dietro l’asfalto screpolato di avenue du Parc, o dal parcheggio del tuo On Route preferito. Se “Leftovers” era essenziale, evocativo nella sua semplicità, “DBFWM” presenta un suono più ricco: violini, batteria, strati di armonie. Cogliendo con forza l’evoluzione musicale di Le Ren, “DBFWM” è più ampio, più maturo e più sincero, rappresentando la rivendicazione dell’artista di quella vita più piena e saggia che si è guadagnata.
LEX WALTON – “ULTIMATE LOVE FOREVER”
[Sub Pop]indie-rock
Sub Pop dà il benvenuto nell’etichetta all’artista multidisciplinare newyorkese Lex Walton, Per celebrare l’annuncio, l’artista pubblica il suo implacabile e anticonformista debutto per l’etichetta, composto da sette brani, “ULTIMATE LOVE FOREVER” che vede inoltre la partecipazione di Boeckner (Wolf Parade, Handsome Furs), Emerson Borakove, Alice Cohen, Brendan Dunphy, Emily Green (Geese), Greenberg (Uniform, The Men), Scotty Malcolm, Sarah Neufeld (Arcade Fire) e Sam Revaz (Geese). Lex Walton (nata Alex) è una cantautrice, attrice, poetessa in prosa e filmmaker americana, la cui produzione artistica è caratterizzata da una confessione senza filtri, mentre le sue esibizioni dal vivo sono segnate da un’estasi masochistica e da movimenti convulsi e incontrollati.
BLACK DUCK WITH ELENA SETIEN – “Black Duck with Elena Setien”
[Thrill Jockey]alternative
Il trio di Chicago Black Duck è la scelta ideale per una collaborazione con l’acclamata musicista basca Elena Setién. Il bassista e chitarrista dei Black Duck Douglas McCombs, il chitarrista Bill MacKay e il batterista Charles Rumback sono stati elogiati per decenni per la loro versatilità come musicisti dal vivo e collaboratori, esibendosi in innumerevoli formazioni, dai Tortoise ai Brokeback, fino alle collaborazioni con Ryley Walker, Bill Callahan, James Singleton e molti altri. La straordinaria capacità congiunta di Black Duck ed Elena Setién di dialogare ai confini tra improvvisazione e composizione crea un terreno fertile in cui ogni gesto sottile assume un significato profondo. Nel loro album di debutto, un disco omonimo frutto della loro collaborazione, Black Duck ed Elena Setién trasformano con alchimia la naturalezza della loro intesa dal vivo e la loro ricca esperienza in un raffinato miscuglio sonoro. Il quartetto ha suonato insieme per la prima volta all’inizio del 2025, dopo essersi appena conosciuti, alternandosi nei rispettivi set durante una serie di concerti in tutta la Spagna. Registrato pochi mesi dopo a Chicago presso il Palisade con Nick Broste, dopo solo poche ore di prove, il disco racchiude la spontaneità di quelle esibizioni. Le composizioni libere acquisiscono ulteriori livelli di profondità grazie a sovraincisioni sapientemente stratificate. L’album bilancia perfettamente l’apertura e l’energia elettrica fondamentale condivisa tra ogni musicista nella sala con arrangiamenti sontuosi e dettagliati.
LAUGHTER – “Slime” EP
[Venn Records]post-hardcore
Il gruppo post-hardcore alternativo londinese Laughter fonde perfettamente l’intensità grezza del post-hardcore e del noise rock con i paesaggi sonori ricchi e atmosferici del dream-pop: traggono ispirazione sonora eclettica da artisti come Cro-Mags, Cocteau Twins e Polvo.
MIDORI JAEGER – “(Re)planted” EP
[]alt-pop
Tracciando un parallelo tra il violoncello, un tempo albero vivente, e il proprio percorso di bambina sradicata più volte e costretta a mettere radici in terreni diversi, “(Re)planted” continua a trasformare le esperienze di migrazione e il patrimonio culturale misto di midori in canzoni scritte a partire dal violoncello. Mentre il precedente EP “(Un)planted”, pubblicato all’inizio di quest’anno, affrontava temi quali lo sradicamento e l’identità, “(Re)planted” adotta un linguaggio più delicato e ampio, consentendo al suo caratteristico approccio basato sul groove di evolversi in qualcosa di più morbido e fluido. Dalla terra, l’albero. Dall’albero, il legno. Dal legno, il violoncello. Dal violoncello, un essere umano che si avvolge attorno ad esso.
BITCHIN BAJAS – “Isle Peaks” EP
[Drag City]psych-rock
Tratte dalle sessioni di “Inland See”, queste prime due tracce sono state pubblicate su Qobuz nel gennaio di quest’anno e trovano ora una collocazione più completa su vinile. Si tratta di una pubblicazione che approfondisce l’universo di Bajas con grande cura e determinazione. “Watch Your Step” conferisce equilibrio, acidità e un senso di completezza all’edizione in vinile. Attraverso tre brani, modifiche e ritocchi, le trame elettroacustiche prendono forma grazie a campionamenti di kalimba, registrazioni sul campo, autoharp ed EWI, ognuno dei quali attiva diversi quadranti del soniverso cinematografico dei Bajas.
COLD GAWD – “Glory2” EP
[Dais]post-hardcore
“Glory2″, riprende la distorsione potente di “God Get Me The Fuck Out of Here” (2022) e la produzione ricca di “I’ll Drown On This Earth” (2024), adattandole a una nuova era per il gruppo. Per Matthew Wainwright, fondatore, frontman e chitarrista della band shoegaze californiana, l’opportunità di fare un tour esteso è stato il sogno di una vita. «Ho lavorato tutta la vita per arrivare al punto in cui potessi caricare sul furgone i miei amici e le mie canzoni e vedere il mondo», afferma. Dopo aver ricevuto il plauso della critica per il loro secondo album, i Cold Gawd sono partiti in tour, aprendo i concerti di band come Spiritual Cramp, Soft Blue Shimmer, High Vis e altre ancora. Poi, al ritorno a casa dal tour dell’autunno 2025, il fascino dei sogni d’infanzia ha cominciato a svanire, lasciando spazio alla realtà della stanchezza. “Glory2” esplora la frustrazione e il profondo desiderio che nascono dalla distanza. Dal punto di vista musicale, l’EP è la produzione più matura e accattivante della band fino ad oggi. La distorsione effervescente e i groove martellanti dei Cold Gawd continuano a essere il marchio di fabbrica della band, ma trovano una nuova espressione in tutta la tracklist.
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