Terremoto in Venezuela, ore di ansia per le famiglie piemontesi

Per tutta la notte ha creduto che i suoi amati vicini fossero morti. Il palazzo dove un tempo viveva sua suocera, a poca distanza dall’aeroporto di Caracas, in zona La Guaira, risultava tra quelli crollati nel terremoto che ha colpito il Venezuela. Maria, 67 anni, pensionata residente a Torino, ha pianto fino all’alba. “Lì conosco tutti. Pensavo alle loro vite spezzate”, racconta.
Poi, dopo ore di angoscia, la notizia che non si aspettava: l’edificio era ancora in piedi. Mentre il palazzo Petunia, e gran parte degli edifici circostanti si sbriciolavano come grissini, quello della suocera ha resistito.
“Una mia amica avvocata mi ha mandato anche un video per tranquillizzarmi”, dice la donna, che vive in Italia da 26 anni. L’ansia, però, non è finita. Di due persone a lei care non ha ancora notizie. “Spero sia soltanto un problema di comunicazioni”. Secondo i racconti che riescono ad arrivare dal paese, molti sopravvissuti si sono radunati in una piazza vicino al Petunia, in attesa di capire come affrontare i prossimi giorni.
“Il nostro Paese non meritava anche questo”, dice con amarezza la donna. “La nostra gente è già povera. Come farà a vivere adesso?”.
Ore di paura anche per Adriana Machado, 47 anni, proprietaria di un bar al Parco Dora. La sua casa nei pressi di Valencia, nell’area più colpita dal sisma, ha riportato soltanto danni lievi. “Lo devo ai lavori di adeguamento antisismico fatti dieci anni fa”, racconta. Tutti i parenti stanno bene. “Solo un cugino era sotto la doccia quando è arrivata la prima scossa e, scivolando, si è fatto male a un piede”.
Le due scosse si sono verificate intorno a mezzanotte. Adriana è riuscita a parlare con i familiari soltanto verso le 2. Intanto la Farnesina sta verificando l’eventuale presenza di cittadini italiani tra le vittime del terremoto. Consolato e ambasciata sono già al lavoro. Un quadro più chiaro della situazione potrebbe emergere nel corso del pomeriggio.
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