Terremoto del Friuli, 50 anni dopo: l’abbraccio di Gemona
Non è stata solo una commemorazione, ma un atto di gratitudine corale. A Gemona, nel cinquantesimo anniversario del terremoto che nel 1976 sconvolse il Friuli, la messa solenne presieduta dal cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, ha dato ufficialmente il via alla settimana del ricordo, culminante nel 6 maggio. Un evento di portata internazionale, arricchito da un messaggio inviato personalmente da Papa Leone.
Il grido di amore tra le macerie
Il cuore dell’omelia del cardinal Zuppi ha riportato al centro le parole profetiche dell’allora arcivescovo monsignor Alfredo Battisti: “Da questo Friuli parta un grido: fratelli abbandonate gli odi, le vendette, le violenze. L’amore è l’unica cosa che conta”.
Un passaggio ripreso con commozione dal governatore Massimiliano Fedriga, presente alla cerimonia: “Quel testamento d’amore fu l’ultimo lascito delle tante vittime trovate abbracciate tra loro sotto le macerie. È grazie a questi principi di solidarietà che il Friuli Venezia Giulia ha saputo trasformare una tragedia senza precedenti in un modello internazionale di rinascita”.

La forza dei “fruts” e il futuro
Particolarmente toccante è stata la riflessione del cardinale Zuppi sulla parola friulana per indicare i bambini: fruts. Un’immagine potente di continuità e di “frutti” pronti a germogliare. “I bambini dell’epoca furono i grandi portatori di speranza”, ha sottolineato Fedriga. “Anche dopo la terribile scossa di settembre, che rischiava di far crollare definitivamente ogni fiducia, fu proprio l’energia e la fresca caparbietà dei più giovani a dare agli adulti la forza di ripartire”.
Una macchina organizzativa imponente
La celebrazione si è svolta alla caserma Goi-Pantanali, simbolo del sacrificio degli Alpini, completamente rinnovata per l’occasione. L’assessore alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, ha spiegato la complessità dell’operazione: “La Regione ha investito 2 milioni di euro per rimettere a nuovo la struttura e renderla degna di questo momento. È stato un lavoro lungo, con una macchina organizzativa che ha dovuto gestire e assistere migliaia di persone”.

I numeri della solidarietà ritrovata
Sul palco, la solennità è stata garantita da un apparato liturgico e musicale di straordinario impatto: 200 sacerdoti concelebranti e 19 vescovi, tra cui i cardinali Zuppi e Betori, presenze internazionali di rilievo come monsignor Stanislav Zore da Lubiana e monsignor Josef Marketz da Gurk-Klagenfurt, 32 delegazioni delle storiche 67 comunità gemellate che nel 1976 corsero in aiuto della Pedemontana udinese e del pordenonese, un coro di 200 elementi accompagnato da un’orchestra di 30 strumentisti.
Il dovere della restituzione
L’assessore alle Finanze, Barbara Zilli, ha messo l’accento sul valore morale del “Modello Friuli”: “Siamo una terra che continua a esprimere gratitudine. Questo evento entra nel cuore di tutti i friulani, consapevoli che saremo sempre pronti a restituire l’aiuto ricevuto a chiunque si troverà in difficoltà in futuro”. Presenti alla cerimonia anche l’assessore alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier e il presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin.

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